venerdì 19 maggio 2017

Vaccini, obbligo per l'iscrizione a scuola, via libera del cdm al decreto



Via libera del Consiglio dei ministri al decreto legge che reintroduce l'obbligatorietà delle vaccinazioni per l'iscrizione a scuola. Il Cdm, a quanto si apprende, ha approvato il provvedimento «Disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale».

L'obbligo di vaccinarsi produrrà «l'impossibilità di iscriversi al sistema scolastico zero-sei anni.Per la scuola dell'obbligo la mancanza di documentazione sui vaccini produrrà da parte dell'autorità scolastica sanzioni dalle dieci alle trenta volte maggiori di quelle esistenti». Lo dice il premier Paolo Gentiloni in conferenza stampa al termine del Cdm illustrando i contenuti del decreto sui vaccini.

 Il decreto rende obbligatori «una serie di vaccini che finora erano semplicemente raccomandati. Tra questi vaccini ce ne sono di importanti come quelli contro il morbillo e la meningite che dal momento di approvazione del decreto diventeranno obbligatori con modalità transitorie che il decreto metterà in luce per consentire a famiglie e sistema di adeguarsi alla decisione senza traumi  - continua Gentiloni - Ringrazio Lorenzin, Fedeli e Boschi, che hanno lavorato in questi giorni per arrivare alla definizione del decreto approvato oggi sui vaccini e che penso sia una scelta importante, che qualifica l'attività del governo nel campo della protezione della salute». Si è scelto di adottare un decreto sui vaccini «perché ci troviamo di fronte alla constatazione del fatto che nel corso degli anni la mancanza di misure appropriate e il diffondersi soprattutto negli ultimi mesi di comportamenti e teorie antiscientifiche ha provocato un abbassamento dei livelli di protezione dal punto di vista dei vaccini. Non si tratta di uno stato di emergenza ma di una preoccupazione alla quale il governo intende rispondere. Operiamo con un decreto anche perché negli ultimi mesi ci sono state diverse decisioni di Regioni su questo punto e il governo intende dare un indirizzo generale».

«Superare le difformità a livello regionale e dare un' unica linea di indirizzo - ha detto la Lorenzin - Questo l'obiettivo del decreto approvato oggi, con cui abbiamo allargato a 12 le vaccinazioni obbligatorie per l'iscrizione a scuola. Alcune misure del decreto sui vaccini sono state approvate dal Consiglio dei ministri alvo intese: ci sono ancora dei nodi che tecnicamente stiamo cercando di risolvere».

«Vogliamo aumentare la copertura vaccinale in tutto l'arco della vita del ragazzo. Nel percorso scolastico si interviene per verificare che la copertura sia avvenuta e laddove non lo sia stato per mettere in campo una serie di misure che siano piuttosto stringenti nei confronti della famiglia e mettano in sicurezza la comunità scolastica. Queste azioni ci permettono di alzare rapidamente il livello di copertura in tutta la comunità e mettere in sicurezza tutta la popolazione». Lo dice il ministro della Salute Beatrice Lorenzin in conferenza stampa al termine del Cdm. «La scuola avrà l'obbligo di riferire alla Asl la mancata vaccinazione, l'Asl avrà l'obbligo di chiamare la famiglia e dare dei giorni per vaccinare. Se ciò non avviene c'è una sanzione molto elevata. E il controllo avviene ogni anno, non una tantum», aggiunge.

«La questione dell'obbligo delle vaccinazioni per gli operatori sanitari sarà un altro aspetto che potremmo inserire nella fase parlamentare. È un problema ed infatti proprio gli operatori sanitari sono molto colpiti dai contagi in ospedale».

FONTE: ilmessaggero.it

sabato 6 maggio 2017

Siria, 'zone cuscinetto da mezzanotte'

 © ANSA

Mosca, 'possibile creare altre zone de-escalation'

L'intesa per la creazione delle zone di de-escalation in Siria è entrata in vigore a partire da mezzanotte: lo fa sapere il ministero della Difesa russo. "Se dovesse essercene la necessità, a seconda dello sviluppo della situazione, il memorandum" per la creazione delle zone cuscinetto in Siria "consente di formare zone di de-escalation aggiuntive", ha aggiunto il capo del dipartimento generale operativo dello Stato maggiore russo, generale Serghiei Rudskoi. Tra le quattro zone di de-escalation previste in Siria dal memorandum siglato ad Astana, la più ampia - ha spiegato Rudskoi - copre la provincia di Idlib, la parte nordorientale della provincia di Latakia, le zone occidentali della provincia di Aleppo e quelle settentrionali della provincia di Hama. Una seconda zona di de-escalation è stata individuata nella parte settentrionale della provincia di Homs e include le città di Al-Rastan e Tel-Biss. Una terza zona è quella del Ghuta orientale. La quarta zona di de-escalation si trova in Siria meridionale, nelle aree di confine delle province di Deraa e Quneitra. Delle zone cuscinetto hanno discusso i capi delle diplomazie di Russia e Germania, Serghiei Lavrov e Sigmar Gabriel, nel corso di una conversazione telefonica: lo riferisce il ministero degli Esteri russo, precisando che il colloquio si è svolto su iniziativa tedesca. "Serghiei Lavrov - riferisce Mosca - ha sottolineato l'importanza del quarto incontro internazionale sulla Siria di Astana del 3 e 4 maggio come un passo verso il rafforzamento del cessate il fuoco attraverso la formazione di zone de-escalation e la creazione di condizioni favorevoli per il prossimo ciclo dei negoziati intra-siriani a Ginevra".  

FONTE: ansa.it

mercoledì 3 maggio 2017

La prima mappa del darkweb, il lato 'oscuro' di internet

Il numero di connessioni è molto più basso della rete tradizionale

Arriva la prima mappa del darkweb, la parte più inaccessibile e nascosta della rete internet. A metterla a punto è stato un gruppo di ricerca coordinato dall'italiano Carlo Ratti, direttore del Senseable City Lab all'Istituto di Tecnologia del Massachusetts (Mit).

Secondo lo studio pubblicato online su arXiv sarebbe improprio definire il darkweb come una rete perché le connessioni tra i suoi siti sono molto inferiori a quelle del web che tutti conosciamo.

Buona parte del world wide web è invisibile, infatti sotto la 'superficie' accessibile attraverso i motori di ricerca esiste un mondo nascosto, detto deep web, che si stima essere 500 volte più grande. Si tratta di contenuti di ogni tipo, dalle reti aziendali alle pagine Facebook, che per un motivo od un altro non possono essere visualizzati liberamente ma che sono la vera impalcatura invisibile della rete. In questo lato nascosto, ma 'pulito', esiste però una piccola area 'oscura' a cui si accede solo attraverso degli speciali software che permettono di mantenere il più assoluto anonimato e che viene detto il darkweb. Una realtà piccola ma sfuggente dove si possono scovare siti di ogni tipo, dalla compravendita di armi e droghe ai forum di hacker.

Il lavoro dei ricercatori americani ha passato al vaglio e analizzato le connessioni di tutte le pagine presenti in questa rete (accessibili attraverso alcuni 'elenchi pubblici'), che ricade sotto il dominio “.onion” creandone per la prima volta una mappa.

I dati mostrano che solo 7mila delle 25mila pagine contenute nel darkweb sono connesse l'una all'altra e l'87% dei siti non ha connessioni con altri siti. Una caratteristica che secondo i ricercatori rende improprio chiamare questa realtà come 'rete', o 'web', ma somiglia più a un insieme di 'silos oscuri' con poche interconnessioni. Alla base di queste caratteristiche ci sarebbero necessità diverse rispetto a quelle della rete visibile e il fatto che gli utenti del darkweb sarebbero molto meno 'social'.

FONTE: ansa.it 

domenica 23 aprile 2017

La Corea del Nord agli Usa 'Pronti ad affondare portaerei Uss Vinson'

(archivio) © AP

Rodong Sinmun assicura, 'con un singolo attacco'. Pyongyang accusa Washington: 'Prepara attacco con armi chimiche'

La Corea del Nord si dice pronta ad affondare la portaerei Uss Carl Vinson, da oggi impegnata col suo gruppo d'attacco in un breve ciclo di manovre congiunte con due cacciatorpedinieri giapponesi nel Pacifico occidentale, quando si troverà nelle acque della penisola coreana. "Le nostre forze rivoluzionarie sono pronte ad affondare una portaerei Usa a propulsione nucleare con un singolo attacco", ha riportato un commento minaccioso del Rodong Sinmun, il quotidiano ufficiale del Partito dei Lavoratori.

La Corea del Nord avverte l'America che è pronta a "cancellarla dalla faccia della Terra", accusandola di pianificare un attacco con armi chimiche contro il Paese. Il monito è contenuto in un documento pubblicato ieri sul Rodong Sinmun, il quotidiano ufficiale del Partito dei Lavoratori, in cui Pyongyang afferma che Washington vuole "infliggere sulla nazione coreana un orribile disastro senza precedenti".
Nel documento, intitolato 'Piano di guerra biochimica contro la nazione coreana sotto attacco', il regime sostiene che le forze americane stazionate in Corea del Sud di recente hanno portato nel porto di Busan "attrezzature per cercare di portare avanti il Piano Giove (Jupiter Plan), uno scenario (che prevede) una guerra biochimica contro il nord". Tuttavia, prosegue il documento, la Corea del Nord "non sarà mai uno spettatore inerte alle mosse degli Usa volte a provocare una guerra biochimica ma concluderà lo stallo con gli Usa, l'impero dei mali, cancellandoli dalla faccia della Terra".
Un ex professore americano di origine coreana è stato arrestato venerdì scorso all'aeroporto di Pyongyang, diventando il terzo cittadino Usa detenuto in Corea del Nord, mentre stava per lasciare il Paese. Lo riferisce l'agenzia Yonhap che, citando fonti anonime, identifica il malcapitato con il cognome di Kim, mentre le case dell'arresto sarebbero ancora sconosciute. L'uomo, poco più che 50enne ed ex professore alla Yanbian University of Science and Technology, era nel Nord da oltre un mese nell'ambito delle attività di sviluppo dei programmi di aiuti umanitari.

FONTE: ansa.it

sabato 8 aprile 2017

Mega-analisi conferma, con aspirina meno rischi morte per tumore

aspirina © Ansa

Uso regolare di basse dosi fa bene ai malati oncologici

Aspirina davvero salva-vita: il suo uso di lungo termine porterebbe ad una generale diminuzione dei rischi di morte per qualsiasi causa ed ad una ancora piu' marcata riduzione dei decessi dovuti ai tumori. Un nuovo mega-studio americano realizzato su piu' di 130.000 individui seguiti per 32 anni, non solo conferma i benefici da anni associati all'uso regolare di aspirina, ma li rafforza. La mortalita' generale - rivela la vasta indagine condotta da Yin Cao del Massachussetts general hospital di Boston - tra chi ha usato aspirina regolarmente almeno per 6 anni e' risultata piu' bassa del 7% per le donne e dell'11% per gli uomini. La mortalita' specifica per tumori e' risultata inferiore del 7% fra le donne e del 15% tra gli uomini. "I dati suggeriscono che l'aspirina non solo previene la formazione dei tumori, ma ne riduce anche la mortalita", ha detto Cao presentando lo studio alla conferenza annuale della 'Associazione Usa per la ricerca sul cancro'. Durante gli anni dello studio, 22.094 donne sono morte e 14.749 uomini. Tra questi, 8.271 donne e 4.591 uomini sono morti di cancro. La piu' significativa riduzione in termini di decessi e' stata osservata per il tumore del colon: tra i consumatori regolari di aspirina, le morti sono state inferiori del 31% tra le donne e del 30% per gli uomini. Forte beneficio anche per le donne colpite da tumore del seno: per loro la mortalita' e' risultata piu' bassa del 7% a fronte di un consumo regolare di aspirina. Per il cancro della prostata gli uomini hanno visto una diminuzione della loro mortalita' addirittura del 23%. I volontari sono stati seguiti per una media di 32 anni. L'uso minimo di aspirina associato con una diminuzione della mortalita' e' stato di 6 anni. "L'effetto positivo emerso dall'uso di aspirina in termini di mortalita' e' inversamente proporzionale all'effetto negativo di un aumento dei rischi di cancro e di morte associati all'obesita'", ha rilevato Cao. I benefici dell'acido acetilsalicilico sono stati osservati a dosi precise di aspirina assunte: ossia sia tra le persone che prendevano due pillole a settimana che tra quelle che ne prendevano sette.

FONTE: ansa.it 

domenica 2 aprile 2017

Libia, le tribù del Sud siglano la pace e si impegnano a bloccare i migranti

L’Italia garante dell’intesa, firmata al Viminale dopo una maratona di 72 ore. Decisivo il ruolo del ministro Minniti con i leader di Tebu, Suleyman e Tuareg

Un accordo di pace tra le tribù del Fezzan, siglato in un clima top secret, venerdì sera al ministero dell’Interno, accelera la lotta all’emergenza dei flussi migratori. D’ora in poi si intensificherà non solo il controllo delle coste libiche, ma anche quello a Sud del Paese, lungo i 5 mila chilometri al confine con Ciad, Algeria e Nigeria.  

E se per il primo monitoraggio si è rivelata determinante l’intesa del 2 febbraio scorso tra il nostro presidente del consiglio, Paolo Gentiloni, e il premier Fayez Al Sarraj, ora nel presidiare i confini della Libia meridionale diventa strategica la pace nel Fezzan, nel cuore del deserto del Sahara. Il patto tra le tribù Tebu e Suleiman è avvenuto alla presenza dei Tuareg e del vice premier libico Ahmed Maitig, con la supervisione del ministro Marco Minniti.  

Un altro passo avanti del nostro governo, nel caso specifico del titolare del Viminale, nell’assumere sempre più il ruolo di garante nella pacificazione strategica in Libia, indispensabile per affrontare il traffico degli esseri umani, ma anche la minaccia del terrorismo islamico. 
Il patto, venerdì sera, è stato firmato nell’ampia e luminosa sala del consiglio del Viminale - quella in cui prima dell’utilizzo di Palazzo Chigi si riuniva il consiglio dei ministri - e maturato proprio grazie all’impegno di Minniti. Il quale, prima dell’appuntamento collettivo, ha incontrato a Roma singolarmente, negli ultimi mesi, i capi tribù Tebu, Suleiman e Tuareg, per ascoltare le ragioni di ciascuno. Sullo sfondo dell’intesa appena raggiunta non ci sono, infatti, regole e codici tradizionali, ma quella diplomazia del deserto basata sulla fiducia e sulla mediazione personale.  

E ora se ne raccolgono i frutti. Sul fronte libico meridionale, l’Italia interverrà con mezzi e risorse per la formazione del personale. «Sarà operativa una guardia di frontiera libica - annuncia il numero uno del Viminale – per sorvegliare i confini a Sud della Libia, su 5000 chilometri di confine. Mentre a Nord, contro gli scafisti sarà operativa la guardia costiera libica, addestrata dalle nostre forze, che dal 30 aprile sarà dotata delle 10 motovedette che stiamo finendo loro di ristrutturare».  
Lo stop alla guerra tra le tribù Tebu e Suleiman - che solo negli ultimi anni ha provocato 500 morti - segna una svolta sul fronte immigrazione sia per l’Italia, sia per gli altri Paesi europei. «Sigillare la frontiera a Sud della Libia - prosegue il ministro - significa sigillare la frontiera a Sud dell’Europa».  

La discussione è stata animata e intensa. Sessanta capi clan - chi in abiti occidentali, chi con la lunga tunica, il turbante e la tagelmust, la sciarpa bianca a coprire il volto – hanno discusso per 72 ore, al secondo piano del ministero dell’Interno, intorno a un enorme tavolo ovale in legno scuro. Protagonisti principali i capi degli Awlad Suleiman e i Tebu, ma c’erano anche i leader Tuareg. Per i Tebu è intervenuto il sultano Zilawi Minah Salah, per i Suleiman il generale Senussi Omar Massaoud mentre per i Tuareg, Sheikh Abu Bakr Al Faqwi. Il compromesso era quanto mai atteso, perché se è vero che l’Italia e l’Europa hanno molto da guadagnare dalla stabilità in Libia, è altrettanto certo che da quelle parti c’è stata una guerra e poi sei anni di caos istituzionale. Va quindi ricostruita una società dalle fondamenta e grazie alla pace raggiunta si potrà procedere alla realizzazione di opportunità di sviluppo alternativo ai profitti dei traffici illeciti, alla riapertura dell’aeroporto di Sebha e alla cooperazione transfrontaliera con le tribù sorelle in Ciad e in Niger. La riconciliazione tra i Tebu e i Suleiman permetterà inoltre alle due tribù di unire le forze per contrastare la criminalità, il terrorismo e lo jihadismo. Non va infatti dimenticato che, poiché l’Isis è ormai sulla difensiva in Iraq e Siria, diventa prioritario proteggere quest’area del Mediterraneo da un ritorno di foreign fighters.  
Ma una domanda si impone: la pace appena ufficializzata sarà mantenuta? Le premesse non mancano: «Per noi che siamo beduini, gli accordi sono un fatto di sangue» hanno detto i capi tribù salutando il ministro Minniti. La sua risposta non si è fatta attendere: «Io sono calabrese, e anche per la regione da cui provengo conta il sangue». 

FONTE: lastampa.it

lunedì 27 marzo 2017

Azioni, mattone e titoli di Stato, così si guadagna con l’inflazione

Gli esperti consigliano i titoli delle Borse europee, e ai più prudenti il Btp Italia

L’inflazione sta rialzando la testa e obbliga i risparmiatori a rivedere le strategie di investimento. Nella zona euro il costo della vita è tornato a toccare il target del 2% a febbraio 2017, in aumento dall’1,8% registrato a gennaio. In Italia il tasso è all’1,6% in salita dall’1% di gennaio. In realtà l’aumento, dopo un lungo periodo di letargo e periodi di deflazione, va attribuito quasi interamente al rialzo dei prezzi dell’energia e degli alimentari. L’inflazione di base, depurata dall’effetto di questi fattori più volatili, è rimasta a febbraio allo 0,9% (come a gennaio). I segnali però non vanno sottovalutati. «Con il ciclo economico che diventa più maturo, l’inflazione nei Paesi sviluppati sta aumentando e sta per raggiungere i target di politica monetaria. Di conseguenza, le banche centrali ridurranno il supporto economico ma in gradi diversi, a seconda della regione, creando un quadro positivo per i mercati azionari e giustificando un continuo aumento dei tassi d’interesse nel lungo periodo» spiega Patrice Gautry, chief economist di Union Bancaire Privée – Ubp.  

In questo nuovo scenario, chi ha qualche risparmio da parte rischia di ritrovarsi con un gruzzolo più piccolo nel tempo. Occorre evitare di restare parcheggiati in strumenti che rendono poco o niente. In discussione sono i conti deposito, i salvadanai elettronici che molte famiglie in questi anni hanno messo tra le proprie scelte. I guadagni fra l’1 e l’1,2% lordo, di media, a cui poi vanno tolte tasse e bolli, non portano lontano. Anche i titoli di Stato e quindi i Btp vanno valutati in vista di un ritorno dell’inflazione. «Restare fermi in prodotti con una cedola bassa e scadenze lunghe, sopra i tre anni, significa arrivare con il fiato corto al momento della scadenza» spiega Vincenzo Longo di Ig. 

Bond legati all’inflazione  
Il primo indirizzo che indicano gli esperti per chi ha un atteggiamento prudente è quello di guardare ai titoli di Stato allacciati all’inflazione. È il caso per esempio del Btp Italia che ripaga all’investitore il costo della vita più alto. Per chi vuole distribuire il rischio, ci sono gli Etf che offrono un’esposizione alla categoria obbligazionari Inflation-Linked euro. Propongono panieri con diverse durate, anche a brevissimo termine, sui titoli della categoria. 

Azioni  
Il comparto obbligazionario soffrirà dell’aumento dei tassi in arrivo con l’inflazione più alta. Per gli esperti è il momento di guardare alle azioni ma con prudenza. Gli analisti indicano soprattutto l’Europa tra le preferenze. Offre ancora quotazioni basse e opportunità di ingresso a basso costo. Sono invece più prudenti sui listini dell’America che hanno già corso molto e sono sui massimi. «Le cosiddette “valutazioni perfette”, viste nell’azionario, dovranno essere trascinate dalla futura traiettoria degli utili e della crescita, altrimenti ci troveremo davanti a un’altra bolla del mercato» dice Patrice Gautry. 

Case contro il caro prezzi  
Il mattone è sempre stato un baluardo contro la risalita del costo della vita. In Italia l’immobiliare non ha ancora ripreso a salire. La svolta potrebbe tuttavia essere vicina. Per Nomisma il 2017 potrebbe chiudersi con oltre 552 mila compravendite (+6,9% sul 2016). Un buon segnale, tuttavia per il rialzo delle quotazioni occorrerà aspettare ancora. Tecnocasa si attende un leggero aumento, tra 0 e +2%, per il 2017 ma solo per le grandi città, mentre per i capoluoghi di provincia e per l’hinterland dei grandi centri occorrerà aspettare il 2018. 

L’assicurazione dell’oro  
Il metallo giallo dovrebbe proteggere, sulla carta, anche da un eventuale ritorno dell’inflazione. Le quotazioni sono salite del 2% la scorsa settimana a 1230 dollari l’oncia. Non sempre però l’oro ha mantenuto le promesse: sugli ultimi cinque anni il prezzo è giù del 30%. L’anno scorso il metallo giallo ha perso il 12%. 

FONTE: lastampa.it

domenica 26 marzo 2017

Siglata dai 27 la Dichiarazione di Roma, Londra fino al 2019 in Ue ma è già fuori

Tra visite e shopping si confermano le diverse priorità dei Paesi
 
I leader dei Ventisette che oggi celebrano i 60 anni dei Trattati di Roma hanno firmato una dichiarazione congiunta frutto però di divisione e diktat di Paesi, Polonia e Grecia, in primis. Il Regno Unito anche se uscirà nel 2019 ufficialmente dall’Unione sembra già fuori.

Ultimo leader a lasciare il Quirinale, il danese Lars Løkke Rasmussen, che se ne va a fare shopping in centro con un seguito ridotto al minimo. 

A quel punto la domanda che agita i pensieri degli sherpa è se questo 25 marzo, giornata romana di celebrazione solenne e a tratti gioiosa, sia da considerarsi l’inizio d’una fase nuova o una pausa nella tempesta multipla che scuote l’Europa. «Mercoledì si torna alla realtà con l’avvio della Brexit - confessa una fonte diplomatica -, e nessuno può dirsi sicuro di quale sarà il colore del cielo sopra la nostra testa». Stregati da Roma, deserta come una cartolina di Audrey Hepburn, i capi di Stato e di governo Ue hanno tentato anzitutto di mantenere un’unità costruttiva. «Tutti hanno rinunciato a qualcosa», ha ammesso il presidente del Consiglio Donald Tusk, presentando l’ennesimo accordo al ribasso nel momento in cui la storia imporrebbe un salto di qualità. Mezzo bicchiere, al solito, e che funzioni davvero è presto per dirlo. Intanto, però, avanti si va.  
 
La primavera capitolina, l’aria da Dolce Vita, hanno dato «’na mano a faje dì de sì». Era disteso venerdì sera il premier spagnolo Rajoy, a tavola da «Nino» in via Borgognona, come lo era il polacco Tusk a passeggio con la moglie in via Veneto, e Angela Merkel segnalata dalle parti di Giordano Bruno a Campo de’ Fiori. I colleghi socialisti cenavano a Villa Pamphili, reduci come gli altri dall’invito in Vaticano. Poi il Campidoglio e gli Orazi e Curiazi affrescati, infine il Colle di Mattarella. Stregati dall’Urbe, invitati a distendersi. Persino Viktor Orbán, accolto freddamente dai colleghi per la sua sindrome di costruttore di muri e riscrittore di leggi costituzionali, ha sostato sugli scalini dei Musei Capitolini ammettendo che, in effetti, «It looks good»: il massimo dell’entusiasmo per il duro premier ungherese.  
La cerimonia nella sala degli Orazi e Curiazi è stata sobria, del resto quella del 1957 fu di «disadorna semplicità», almeno nelle parole dello speaker del cinegiornale. Sulla dichiarazione finale non c’erano dubbi, il testo era chiuso da lunedì e non si intendeva toccarlo. Per motivi diversi, ma uniti dalla voglia di mandare segnali all’elettorato di casa, hanno cercato di riaprirlo polacchi e greci. Pro forma. Beata Szydło, in un giallo tanto luminoso da confondersi con la bandiera belga, voleva garanzie sulle più velocità, perché in fondo, oltre le proteste demagogiche, alberga a Varsavia la paura di essere lasciata indietro. Alexis Tsipras, senza cravatta, inseguiva garanzie economiche che già venerdì aveva ottenuto, salvo spacciarle per «richiesta di chiaro riferimento sociale». 

Non bisogna illudersi che sessant’anni fa l’atmosfera fosse tanto diversa, i Trattati furono firmati con qualche passaggio in bianco. «Siamo nella stessa sala solo un po’ più stretti», ha concesso Paolo Gentiloni, ospite apprezzato, titolare di una macchina organizzativa caduta solo - per quanto se ne sa - sul wifi della sala stampa maledetto dai giornalisti e assolutamente compatibile col 25° posto che l’Italia copre nella classifica delle potenze digitali. Al premier e ai suoi va il merito di aver battagliato perché la dichiarazione avesse un’anima sociale, parlasse di lavoro e crescita. La chiedeva Tsipras, ma soprattutto i cittadini. Adesso c’è l’impegno di tutti. 

Gli Stati si riflettono nei governi, i governi nei premier, i premier nella loro camminata. Sono sfilati tutti sulla guida rossa verso il Marc’Aurelio, davanti ai messi capitolini in livrea sino alla postazione dove Gentiloni, Tusk e il maltese Muscat sono rimasti in piedi per 55 minuti. Andatura da cavaliere per Rajoy, un pugile lo slovacco Fico, atletico l’olandese Rutte, severa Angela Merkel. Tutti di ottimo umore, per la foto di famiglia e l’incontro con Virginia Raggi che si parava sulla porta. «Sindaca o sindaco?», le ha chiesto il lussemburghese Bettel, ex primo cittadino e avvocato, rapido nel dire «abbiamo così tante cose in comune». Poi la tedesca. «Ci stringiamo la mano?», suggerisce a Virginia. Rapido scambio e la leader federale è già da Giorgio Napolitano, salutato con affetto. 

Era saporito il risotto di Mattarella è così, dicono, il pesce. Il Presidente invoca una Costituente, mentre il menu a Ventisette promette Brexit, crisi greca, la sfida di Le Pen, il consenso che affoga nel disincanto, la voglia delle due velocità che Tusk, classe 1957 come i Trattati, tira in ballo per descrivere la Danzica di Hitler e Stalin. L’Europa che si è rifatta l’umore ammirando i Fori giura di sentirsi in corsa, nonostante gli anni. Hollande concede che «ci sono dei problemi, ma insieme siamo più forti». Andrebbe ascoltato come invito a fare di più. Lui, in effetti, ha fallito nonostante i ventisette compagni di viaggio. 

FONTE:  Marco Zatterina (lastampa.it)

lunedì 20 marzo 2017

Mosul, circondata la moschea dove Isis proclamò califfato

© ANSA



Soldati vicini a sito in cui Al Baghdadi lanciò crociata in 2014 

Le forze di sicurezza irachene si trovano a poche centinaia di metri dalla Grande moschea di Mosul, nell'ovest della città, dove Abu Bakr Al-Baghdadi proclamò il califfato dell'Isis, nel 2014. Secondo quanto riferisce l'iraniana Press Tv, che cita il capo della polizia federale iracheno Raed Shaker Jawdat, le forze lealiste si trovano vicinissimi al minareto al'Hadba ('il gobbo') e alla grande moschea di Nuri, nella parte vecchia della città dopo aver affrontato violenti scontri con i miliziani dell'Isis. la moschea è ora completamente circondata e che droni iracheni stanno monitorando i movimenti dei miliziani nella zona, combattendo casa per casa.

FONTE: ansa.it