lunedì 16 novembre 2009

Voyager X-Drive, viaggiare nel passato attraverso lo schermo di un telefonino


Viaggiare nel passato attraverso lo schermo di un telefonino Immaginiamo di camminare per i Fori Imperiali, passare davanti alle rovine della Basilica Emilia, inquadrarla con lo schermo del nostro telefonino e.. vederla esattamente come era nel 179 a.C. Non è uno scherzo, ma ciò che promette Voyager X-Drive, un’applicazione ideata da Illusionetwork, giovane società romana fondata nel 2005 da Fabrizio Terranova per la creazione di videogiochi e lo sviluppo di tecnologie per il 3D in tempo reale. Il software, che ancor prima di arrivare sul mercato già stuzzica l’interesse di aziende, università e amministrazioni pubbliche, si è guadagnato il primo premio dell’Innovation Day, evento dello Smau di Milano dedicato alle start-up italiane che abbiano saputo trasformare idee innovative in progetti di business concreti e promettenti. Facciamo due chiacchiere con Fabrizio per capirne un po’ di più.
Quando è nata l’idea di Voyager X-Drive?
Ho cominciato a pensare al progetto nel 2007. Mi chiedevo: come si possono migliorare i tradizionali sistemi di navigazione pensati per i turisti? Che tipo di servizio aggiungere? In che modo è possibile mutuare le tecnologie dei videogiochi per i sistemi di navigazione? La risposta a tutte queste domande è stata Voyager
Di cosa si tratta?
Voyager X-Drive è la prima applicazione 4D per dispositivi mobili in tempo reale dedicata al mondo dell’arte, dell’architettura e della storia. In altre parole, scaricando l’applicazione sul proprio telefonino, è possibile inquadrare un monumento antico e vederlo esattamente com’era nel passato. Questo il significato del termine 4D: il software combina la ricostruzione 3D con il fattore temporale, la quarta dimensione dell’applicazione È come essere risucchiati da un buco nero! Esatto. Naturalmente si tratta di una ricostruzione virtuale. Nessun viaggio nel tempo come in un film di fantascienza, ma grazie a Voyager il cellulare diventa una sorta di portale temporale che punta verso il passato. Ciò permette di fruire dei contenuti storici in tempo reale, mentre si è in loco, ed è questo è il carattere esclusivo dell’applicazione, la prima di questo genere
Come funziona?
Il sistema è molto semplice: basta un gps, una bussola elettronica e un accelerometro. Il software è un contenitore di scene 3D, ovvero le ricostruzioni tridimensionali dei monumenti. Ad ogni ricostruzione è associato un set di coordinate che ne individua la reale posizione nello spazio. Quando inquadro un monumento con lo schermo del mio telefonino, il software allinea le coordinate rilevate dal gps in quel luogo e momento con quelle associate alla sua ricostruzione virtuale. Il risultato è che sullo schermo non mi appare il monumento così com’è, ma com’era nel passato. Quindi, teoricamente, con lo stesso sistema è possibile anche guardare nel futuro Certamente. Pensiamo, ad esempio, ad una persona che voglia “vedere” come sarà la sua nuova casa in campagna. Basta sviluppare il progetto in 3D, definire le coordinate del luogo in cui saranno gettate le fondamenta, recarsi sul posto e inquadrarlo con il telefonino. La casa è pronta! Lo stesso può funzionare per immaginare come sarà l’effetto finale di una grande opera pubblica
Tornando al presente, cosa possiamo vedere oggi con Voyager X-Drive?
Per ora abbiamo “mappato” solo l’area dei Fori Imperiali a Roma. Ma il software è un contenitore vuoto, che potenzialmente possiamo riempire con tutti i contenuti che vogliamo. Penso alla Valle dei Templi, al Partenone o, perché no, alle rovine cambogiane di Angkor Vat. Voyager è una porta aperta sulla storia di tutto il Mondo
È già possibile scaricare l’applicazione?
Il software sarà disponibile tra circa un mese per l’iPhone 3GS e potrà essere acquistato sull’App Store al prezzo di 3,99 euro. Quindi, chi possiede un’iPhone 3GS potrà passeggiare ai Fori Imperiali e godersi la Roma del passato. Ma il nostro obiettivo è trasportare il software anche su altri sistemi operativi mobili, ad esempio Symbian o Windows mobile.

FONTE: ilmessaggero.it

domenica 15 novembre 2009

Razzi spaziali, occhi elettronici ecco le 50 migliori invenzioni


La rivista americana Time stila sua annuale lista e premia il vettore che riaprirà l'esplorazione nel cosmo. Tra le tante idee rivoluzionarie e curiose, due casi italiani. E c'è uno spazio riservato alle proposte peggiori


Quarant'anni dopo l'atterraggio sulla Luna dell'Apollo 11, Time premia come invenzione del 2009 il nuovo razzo Ares I, chiamato al difficile compito di chiudere l'era dello shuttle e riaprire la strada all'esplorazione umana del cosmo. La tradizionale classifica stilata ogni anno dal magazine americano, elogia il nuovo vettore della Nasa su cui sono riposte le speranze di nuove missioni lunari e, in futuro, persino quelle legate a un viaggio verso Marte. Un prototipo dell'Ares I, il razzo più grande dai tempi del Saturn V, è stato lanciato per la prima volta a fine ottobre, ma senza "passeggeri". Nei piani dell'agenzia americana, infatti, all'Ares dovrà essere aggiunto un modulo di nome Orion in grado di trasportare un equipaggio di quattro astronauti, che garantirà ai viaggiatori una maggiore sicurezza rispetto allo shuttle. I tempi per la preparazione di una nuova spedizione sono ancora lunghi, così come le incognite, ma nei piani della Nasa l'Ares I potrebbe entrare in funzione a tutti gli effetti nel 2015. La selezione di un razzo come migliore invenzione dell'anno emerge quasi a sorpresa viste anche le abitudini diTime. Negli ultimi anni il magazine aveva sempre premiato gadget e applicazioni più vicine alle persone, premiando YouTube nel 2006, l'iPhone nel 2007 e il test casalingo del Dna 23andMe nel 2008. Dietro l'Ares, nella classifica, si possono trovare molte invenzioni che hanno attirato l'attenzione dei media. All'ottavo posto si trova il vaccino sperimentale contro il virus Hiv, al quinto c'è Natal, il sistema di controllo per i videogame proposto da Microsoft che non prevede l'uso di periferiche o joypad, ma solo i movimenti del corpo e degli arti. Molta attenzione nell'elenco è però riservato ai prodotti "verdi": un pannello di controllo per verificare i consumi della casa, un'automobile elettrica accessibile anche al ceto medio, una lampadina a basso consumo energetico e di lunga durata, ma anche prototipi unici come la monoposto di Formula 3 realizzata con scarti e vegetali e i "muri viventi", veri giardini verticali realizzati dal botanico Patrick Blanc per rivestire le pareti di edifici e palazzi.
Le invenzioni più originali. In alcuni casi non è chiaro quale miglioramento certe idee possano portare all'umanità. Tra le scelte più curiose fatte dalla rivista c'è "il re del cielo", un aeroplanino di carta che ha battuto il record di permanenza in volo e si è per questo meritato, con il suo creatore, la quarantacinquesima posizione. Non è da meno "l'occhio da cyborg" al quarantatreesimo posto, una piccola telecamera nascosta in una protesi da un regista canadese, rimasto senza un occhio dall'età di 9 anni. Potrebbe invece cambiare la vita a chi è affetto da paralisi totale, il "tweet celebrale", un caschetto con elettrodi che registrano l'attività del cervello e attraverso cui un ricercatore del Wisconsin è riuscito a spedire un messaggio di 23 caratteri, semplicemente concentrandosi sulle lettere in uno schermo.
Le preferite dal web. Le scelte della redazione di Time non sembrano essere condivise dai lettori della sua versione online. Sul sito della rivista è possibile votare ogni invenzione e, guardando i risultati parziali del sondaggio, le gerarchie ne escono stravolte. Al primo posto della "vox populi" finisce l'occhio elettronico (decimo nella classifica ufficiale), un dispositivo sviluppato dal Mit di Boston che, attraverso un chip impiantato nell'occhio e collegato a una piccola telecamera, potrebbe permettere a chi è cieco di orientarsi in una stanza e riconoscere le facce. Fanalino di coda è "ThruYou", un album musicale realizzato mixando strumenti e video singoli presi da Youtube: esperimento curioso ma valutato come non abbastanza importante dai navigatori.

FONTE: MAURO MUNAFO' (repubblica.it)

sabato 14 novembre 2009

Nasa: "Trovata l'acqua sulla Luna"


Analizzati i dati forniti dalla sonda Lcross sui detriti sollevati da un'esplosione

Chissà che nel 2020, quando e se i primi uomini torneranno sulla Luna, non avranno anche borracce per fare scorta d’acqua lunare. Perchè un dato è certo: sulla Luna c’è l’acqua. Non minuscole molecole di ghiaccio come era stato accertato finora, ma «importanti quantita» di acqua ghiacciata. L’annuncio è stato fatto oggi negli Stati Uniti da alcuni scienziati della Nasa che lavorano al progetto L-CROSS (Lunar Crater Observation and Sensing Satellite). Si tratta del programma voluto dalla Nasa per verificare, appunto, se sul satellite esista l’acqua. Questa particolare missione si differenzia dalle precedenti perchè si basa su una speciale sonda messa a punto appositamente per ’aprirè i crateri sulla superficie lunare. L-CROSS è una sonda capace di ’bombardarè la superficie lunare, raccogliere i detriti conseguenti e inviare tutte le informazioni a terra, in modo che gli scienziati le possano esaminare. Oggi gli scienziati hanno confermato appunto che, proprio dopo aver esaminato i dati che L-CROSS ha inviato dal polo sud lunare, sono state rilevate «significative quantità d’acqua». «Non stiamo parlando solo di acqua sulla luna, ma di quantità rilevanti di acqua sulla luna» hanno precisato gli scienziati che hanno dato l’annuncio. «Oggi - afferma orgogliosamente l’agenzia spaziale americana nel dare l’annuncio ufficiale - la Nasa ha aperto un nuovo capitolo nella comprensione della Luna. I dati preliminari inviati da LCROSS indicano che la missione ha scoperto acqua il 9 ottobre scorso in seguito agli impatti provocati nella regione permanentemente in ombra del cratere Cabeus, vicino al polo sud lunare». Il 9 ottobre scorso L-CROSS ha ’bombardatò quel cratere, e ha poi raccolto due tipi di informazioni: quelle riguardanti la polvere di luna sollevata dalla ’bombà, e quelle riguardanti il materiale più pesante ricavato dal suolo. In quel materiale si trovavano le tracce di «rilevanti quantità di acqua». «Stiamo svelando i misteri del nostro vicino più prossimo e, per estensione, alcuni misteri del sistema solare - ha commentato al quartier generale della Nasa a Washington Michael Wargo, il capo degli scienziati lunari -. Ora è emerso che la Luna contiene molti segreti, e L-CROSS ci ha permesso di fare un nuovo passo nella nostra comprensione».
Quella polvere di Luna giaceva al polo sud della luna da miliardi di anni. La semplice possibilità di averla sollevata ha consentito all’uomo di alzare il velo a possibili scoperte riguardanti l’evoluzione del pianeta Terra. «Come nel campione di un ghiacciaio preso sulla terra sono conservate tracce antichissime, così nelle regioni sempre in ombra (della Luna) ci può essere la chiave della storia e dell’evoluzione del sistema solare» ha commentato la Nasa. «Senza contare - ha aggiunto - che la presenza di acqua e di altri componenti può rappresentare una potenziale risorsa per future esplorazioni». L-Cross rientra nell’ambito dei programmi Nasa per riportare l’uomo sula Luna entro il 2020. Chissà che non ci arrivi già dotato di apposite borracce.

FONTE: lastampa.it

giovedì 5 novembre 2009

In arrivo la bici a idrogeno


Avrà un'autonomia 150 km, un pieno costerà 18 euro e si ricaricherà in 15 minuti

La bici a idrogeno arriverà presto sul mercato italiano. Il prototipo è stato messo a punto dall’Itae-Cnr di Messina. Si tratta di una bicicletta elettrica a pedalata assistita alimentata con il gas non inquinante. La due ruote, pulitissima, ha un’autonomia di 150 km e si ricarica in circa 15 minuti. La presentazione è avvenuta nel corso di H2Roma Energy&Mobility show, in programma fino a giovedì. La ricerca è stata condotta assieme alla Tozzi Renewable Energy - Tre, società con la quale il Cnr svolge attività di ricerca e sviluppo in diversi ambiti. «La bicicletta è alimentata totalmente ad idrogeno con un sistema di accumulo a stato solido in grado di fornire un’autonomia elettrica di 150 km: un pieno costa circa 18 euro per una spesa di circa 12 centesimi a chilometro», spiega Giorgio Dispenza dell’Itae-Cnr, responsabile della ricerca. «Il prototipo sviluppato è parte integrante di un ambizioso progetto, condotto dal laboratorio congiunto Cnr-Itae/Tre, che prevede la possibilità di creare flotte di bici», aggiunge Vincenzo Antonucci, coordinatore del gruppo dei sistemi dell’Itae-Cnr. «Le flotte avranno un sistema di rifornimento idrogeno composto da una fonte di energia rinnovabile (solare fotovoltaico) e un elettrolizzatore per la produzione di idrogeno da acqua. Questo - spiega - abbasserà di molto il costo del combustibile e chiuderà il cerchio in termini di emissione zero». Quali i vantaggi della bici a pedalata assistita. «Rispetto ai sistemi elettrici attualmente in commercio alimentati da batterie tradizionali - afferma Dispenza - si ha una maggior autonomia a parità di peso e tempi di ricarica molto ridotti rispetto alle sei-otto ore di ricarica di una batteria convenzionale». Un aspetto, questo, particolarmente vantaggioso nella gestione di flotte, poiché consente di ridurre il numero di mezzi per garantire la continuità del servizio. Il progetto bici è inserito nell’attività gruppo sistemi dell’Itae-Cnr che attualmente è impegnato con riferimento alla mobilità nello sviluppo di un bus elettrico-ibrido a idrogeno (Hbus), di mini veicoli a fuel cell (progetto Meccano ind. 2015 coord Cr Fiat) e allo sviluppo di un trattore ad idrogeno ottenuto da biomasse o rinnovabili (HyTractor).

FONTE: lastampa.it

mercoledì 4 novembre 2009

Neurologi californiani 'leggono' la mente Una macchina fotografa i pensieri


Jack Gallant e Shinji Nishimoto hanno realizzato un'apparecchiatura che permette di convertire in immagini l'attività cerebrale di una persona

Riprodurre le immagini approssimative di ciò a cui si sta pensando, o dei ricordi, è diventato una realtà grazie a un’apparecchiatura messa a punto da Jack Gallant e Shinji Nishimoto, due neurologi dell’Università di California.
Gli scienziati sono riusciti a convertire in immagini l’attività cerebrale di una persona rilevata grazie alla risonanza magnetica, attraverso un computer che collega determinati schemi di attività con figure specifiche. Ad ogni schema, corrisponde un’immagine particolare, che il computer rileva su uno schermo. Inizialmente le immagini erano fisse, ora gli scienziati sono riusciti a riprodurle anche in movimento.

FONTE: quotidiano.net

martedì 3 novembre 2009

L'Europa: no ai crocifissi nelle aule


«Violazione della libertà di religione». La Lega: «Sentenza vergognosa». Il ministro Gelmini: «Nessuno può toglierci le nostre tradizioni»

No al crocefisso nelle aule scolastiche. La Corte europea dei diritti dell’uomo con sede a Strasburgo, ha stabilito che l’esposizione del crocifisso in classe «è contraria al diritto dei genitori di educare i figli in linea con le loro convinzioni e con il diritto dei bambini alla libertà di religione». La Corte ha motivato la propria sentenza sostenendo che « l’esposizione, nelle classi delle scuole statali, di un simbolo che può essere ragionevolmente associato con il cattolicesimo, possa essere un ostacolo per il pluralismo educativo, essenziale per la conservazione di una società democratica così come è stata concepita dalla Convenzione (europea dei diritti umani, ndr), un pluralismo che è riconosciuto dalla Corte costituzionale italiana». «L’esposizione obbligatoria di un simbolo di una data confessione in luoghi che sono utilizzati dalle autorità pubbliche, e specialmente in classe, limita il diritto dei genitori di educare i loro figli in conformità con le proprie convinzioni - concludono i giudici della Corte europea dei diritti umani - e il diritto dei bambini di credere o non credere. La Corte, all’unanimità, ha stabilito che c’è stata una violazione dell’articolo 2 del Protocollo 1 insieme all’articolo 9 della Convenzione». Il ricorso a Strasburgo era stato presentato il 27 luglio del 2006 da Solie Lautsi, moglie finlandese di un cittadino italiano e madre di Dataico e Sami Albertin, rispettivamente 11 e 13 anni, che nel 2001-2002 frequentavano l’Istituto comprensivo statale Vittorino da Feltre. Secondo la donna, l’esposizione del crocifisso sul muro è contraria ai principi del secolarismo cui voleva fossero educati i suoi figli. Dopo aver informato la scuola della sua posizione, la Lautsi, nel luglio del 2002, si è rivolta al Tar del Veneto, che però non ha accolto il ricorso della Lautsi, sostenendo che il crocifisso è il simbolo della storia e della cultura italiana, e di conseguenza dell’identità del Paese, ed è il simbolo dei principi di eguaglianza, libertà e tolleranza e del secolarismo dello Stato. Nel febbraio del 2006, il Consiglio di Stato ha confermato questa posizione. Di qui la decisione della donna di ricorrere alla Corte europea di Strasburgo. «Non posso che schierarmi con tutti coloro, credenti e non, religiosi e non, cristiani e non, che si sentono offesi da una sentenza astratta e fintamente democratica.» Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia ha commentato la sentenza della Corte europea sui crocefissi nelle scuole. «Chi offende i sentimenti dei popoli europei nati dal cristianesimo è senza dubbio la Corte di Strasburgo. Senza identità non ci sono popoli, e senza cristianesimo non ci sarebbe l’Europa. Proprio coloro che dovrebbero tutelare il senso comune si danno da fare per scardinare la nostra civiltà. Si vergognino». E duro è stato il commento alla notizia da parte del ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini: «La presenza del crocifisso in classe non significa adesione al Cattolicesimo ma è un simbolo della nostra tradizione. La storia d’Italia passa anche attraverso simboli, cancellando i quali si cancella una parte di noi stessi. Nel nostro Paese nessuno vuole imporre la religione cattolica, e tantomeno la si vuole imporre attraverso la presenza del crocifisso. E’ altrettanto vero che nessuno, nemmeno qualche corte europea ideologizzata, riuscirà a cancellare la nostra identità».

FONTE: lastampa.it

lunedì 2 novembre 2009

Michael Jackson sbanca il box office: "This is it" è già a 100 milioni di dollari di incassi


Incassi record in tutto il mondo per This is it, il film documentario della Sony Pictures che immortala Michael Jackson durante le prove dei concerti che avrebbe dovuto tenere a Londra nell'Arena O2. Il film ha incassato in tutto il mondo 100 milioni di dollari a soli cinque giorni dall'uscita. Del totale, riferisce il Los Angeles Times, 68,5 milioni in 108 paesi da mercoledì a domenica, 32,5 milioni neli Stati Uniti e in Canada, dove ha debuttato martedì sera.
Negli Stati Uniti This is it sarà proiettato per tre settimane anziché due. Ma il film su re del pop ha avuto il successo maggiore sul mercato giapponese con 10,4 milioni di dollari di biglietti venduti,
dove si classifica terzo tra i film più visti usciti nel 2009 nel Sol Levante, dopo Harry Potter e il Principe Mezzo Sangue e un film giapponese.
In Italia, da mercoledì a domenica, il film ha incassato 1.464.588 euro, piazzandosi al terzo posto nella top ten degli incassi. Un risultato che lo porta decisamente al di sopra di Shine a Light, il film-doc di Martin Scorsese sui Rolling Stones che incassò in tutto il periodo di permanenza nelle sale italiane 306.000 euro.
In Italia cima alla classifica Cinetel degli incassi del weekend rimane, dopo tre settimane, Up, il film di animazione della Disney che ha sfiorato nel complesso i 12 milioni di euro. Segue Parnassus il film di Terry Gilliam con l'ultimo Heath Ledger ,con buoni incassi e con una media per sala di 5,516. Al terzo posto This is it e al quarto Amore 14, di Federico Moccia, che racconta le emozioni e le difficoltà di una ragazza 14enne. Il film ha incassato 1 milione 415 mila euro, distribuito da Medusa in 423 sale.

FONTE: ilmessaggero.it

sabato 31 ottobre 2009

Rivoluzione dell'alfabeto sul web: al via i domini con caratteri non latini


Dal 16 novembre potrà essere usata anche la lingua cinese, indiana, araba, giapponese, coreana e russa

L'Icann (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers), l'organismo che assegna e gestisce gli indirizzi su Internet, ha approvato oggi a Seul nel corso del summit annuale il piano Fast track che prevede di utilizzare sul web non più solo caratteri latini, ma anche quelli cinese, indiano, arabo, giapponese, coreano e russo. Rod Beckstrom, nuovo amministratore delegato e direttore generale dell'Icann, ha parlato di «un passo storico che porta dritto all'internazionalizzazione di Internet». Il presidente dell'organismo, Peter Dengate Thrush, ha definito il piano «il più grande cambiamento tecnico di Internet, da quando è stato inventato 40 anni fa». L'Icann stima che circa la metà degli 1,6 miliardi di utenti del web nel mondo utilizzi una lingua scritta in un alfabeto diverso da quello latino. Il progetto verrà lanciato il 16 novembre prossimo, l'Icann conta di assegnare i primi domini non latini già per la metà del 2010 visto che i test di sperimentazione sono iniziati due anni fa. Gli utenti però non dovrebbero accorgersi del cambiamento grazie ad un sistema di traduzione che consentirà ai diversi alfabeti di essere convertiti nell'indirizzo giusto.
L'internazionalizzazione dei domini arriva a pochi giorni di distanza dall'internazionalizzazione della stessa Icann, organismo creato nel 1998 e controllato dal Dipartimento del Commercio Usa: dallo scorso 1 ottobre, infatti, l'amministrazione Obama ha liberato della tutela americana l'organismo che governa la Rete mondiale. L'Icann ora dovrà tener conto anche dei suggerimenti forniti da supervisori internazionali. Probabilmente il governo statunitense temeva che prima o poi Cina, Russia e India creassero infrastrutture di Rete indipendenti e forse non è un caso che il primo atto del rinnovato Icann sia proprio il via libera alla babele di lingue e alfabeti.


FONTE: ilmessaggero.it

giovedì 29 ottobre 2009

Staminali, cellule embrionali trasformate in precursori di ovociti o spermatozoi


Studio Usa pubblicato su Nature si lavora su embrioni sovrannumero ottenuti dalla fecondazione assistita

Staminali umane, derivate da embrioni in sovrannumero ottenuti con la fecondazione assistita, promettono di aiutare gli scienziati a svelare i misteri dell'infertilità. I ricercatori della Stanford University School of Medicine (Usa), infatti, hanno scoperto grazie a uno studio che farà discutere come creare una scorta di cellule germinali umane, cioè i precursori di ovociti e spermatozoi, a partire proprio dalle staminali embrionali.
In laboratorio cellule germinali umane funzionanti. Lo studio descritto su Nature, spiega che le cellule ottenute dai ricercatori funzionano abbastanza bene per generare cellule spermatiche. «Dal 10 al 15% delle coppie è infertile - spiega Renee Reijo Pera, che ha condotto la ricerca - E circa la metà di questi casi è dovuta a un'incapacità di produrre ovociti o sperma». Riuscire a ricostruire le tappe della formazione delle cellule germinali, e individuare i geni coinvolti in questo meccanismo, potrebbe aprire la strada alla comprensione di molti casi di sterilità «e aiutarci a capire cosa va storto in queste persone», prosegue Reijo Pera. «Finora avevamo studiato solo i topi per comprendere i passaggi necessari alla differenziazione delle cellule germinali umane. Ma non è lo stesso. Questa è la prima prova che si possono creare in laboratorio cellule germinali umane funzionanti».
Svelare i misteri dell'infertilità. Nello studio i ricercatori hanno trattato le staminali embrionali umane con proteine note per stimolare la formazione germinale e hanno poi isolato quelle che iniziavano a esprimere i geni specifici germinali, pari al 5% del totale, identificandole perchè producevano anche una proteina di segnalazione verde fluorescente. Poi gli esperti hanno iniziato ad “accendere” e “spegnere” vari geni nel mirino, per capire che ruolo avessero nella formazione delle cellule riproduttive. Scoprendo una famiglia di tre membri con un ruolo chiave: DAZL, che agisce precocemente, DAZ1 e BOULE, che regolano le fasi più avanzate dello sviluppo. Grazie a questa scoperta i ricercatori puntano ora a svelare i misteri dell'infertilità. A partire dall'effetto delle tossine ambientali sulla differenziazione delle cellule germinali e lo sviluppo dei gameti.

FONTE: ilmessaggero.it