venerdì 20 giugno 2008

Acne, svelata la sua vera natura


Non un semplice problema estetico derivante dall’ostruzione di una ghiandola sebacea, ma una vera e propria malattia infiammatoria spesso causata anche da una predisposizione genetica

Colpisce l’80% dei giovani, soprattutto le donne ma si diffonde sempre più anche tra i ‘grandi’ di 30 anni e anche più. Si tratta dell’acne, sempre meno un semplice problema estetico ma una vera e propria malattia che deve quindi essere trattato con farmaci ad efficacia antinfiammatoria. Lo hanno sottolineato i dermatologi italiani al 4° Congresso Nazionale Congiunto ADOI- SIDeMaST in corso a Napoli presso la Mostra d’Oltremare dal 28 al 31 maggio. “Fino ad oggi l’acne è sempre stato ritenuto un problema estetico causato dall’ostruzione di una ghiandola sebacea. I processi infiammatori venivano considerati una semplice conseguenza del problema, causata dai batteri, e non la causa. Il che ha sempre portato a una cura con farmaci diversi da quelli con un efficacia antinfiammatoria - spiega Giuseppe Monfrecola della clinica dermatologica dell’Università Federico II di Napoli. Oggi invece sappiamo che le persone con l’acne hanno spesso un predisposizione genetica a sviluppare vivaci processi infiammatori e per curare con successo la malattia dobbiamo intervenire con farmaci disinfiammanti”. Farmaci che sono per lo più topici o sistemici. Mentre i primi sono indispensabili e comportano un’applicazione locale di creme e pomate i secondi vengono utilizzati in aggiunta ai topici nei casi più gravi e prevedono l’assunzione di farmaci per via orale. “ I dermocosmetici, invece, nella trattamento dell’acne, sono di ausilio ma utilizzati da soli non servono a risolvere il problema. Creme solari, fondotinta o detergenti specifici per chi ha problemi di acne, se non utilizzati insieme alla cura farmacologia servono veramente a poco” aggiunge l’esperto. Come dire che sicuramente non basta andare al mare e utilizzare una crema protettiva specifica per l’acne per guarire una volte per tutte dal problema. Quindi detersione, cosmetici e fotoprotezione sono dei validi ausili, ma non la soluzione. Novità anche sul fronte del trattamento delle cicatrici derivanti dall’acne. Quali sono in questi casi i rimedi? “La prima raccomandazione è quella di non trascurare mai l’acne ed evitare quindi la formazione della cicatrice. Quando si è già di fronte al fatto compiuto, le soluzioni dipendono dall’entità dalla cicatrice. Se è lieve-moderata, oltre che con i classici peeling chimici, da qualche mese possiamo intervenire con il needling, una nuova tecnica in arrivo dal Sud Africa e praticata da pochi mesi in Italia solo in alcuni centri specializzati, come la clinica dermatologica della nostra università”, informa l’esperto. ”Si tratta di una metodica che prevede l’utilizzo di una sorta di bastoncinio, alla cui sommità è collocata un rullo con circa 200 microaghi lunghi poco più di 1 mm. Il paziente è sottoposto a una lieve anestesia locale, e il rullo vien passato più volta sulla zona da trattare. L’infissione di questi microaghi crea migliaia di microfori che favoriscono la produzione di nuovo collagene e quindi l’eliminazione o la forte attenuazione della cicatrice spiega Monfrecola. Nei casi più gravi, l’unica soluzione resta invece quella della dermoabrasione, tramite tecniche di chirurgia plastica che prevedono la rimozione di diversi starti di pelle. Si tratta purtroppo di una tecnica piuttosto invasiva con un decorso piuttosto lungo di circa tre settimane”. Da ricordare infine che l’acne è un problema spesso sottovalutato. “Le conseguenze psicologiche e non di questo problema sono spesso devastanti. E in effetti questa tesi è confermata da alcuni studi condotti negli ultimi anni sull’incidenza di varie patologie sulla qualità della vita, che hanno messo sullo stesso piano l’acne con il diabete e la sclerosi multipla”, conclude Monfrecola.


FONTE: Raffaella Marino (adnkronos.it)