sabato 5 luglio 2008

Baywatch: anche in Italia arriva il bagnino modello USA

Addio ciambella, in Liguria il siluro di Pamela Anderson

Addio vecchio, glorioso salvagente, anello galleggiante bianco e rosso legato a una cima come una stella alla sua cometa e impugnato da generazioni di bagnini. La Liguria, pioniera del soccorso ai bagnanti (proprio qui nacque, nel 1871, la Società di Salvamento dopo «il continuo verificarsi di casi di annegamento» narrato dalle cronache dell’epoca), per prima si arrende agli Stati Uniti. E così da quest’anno diventa ufficiale l’uso del «rescue can», il siluro di salvataggio in dotazione da oltre vent’anni ai guardaspiagge californiani e reso celebre dal telefilm «Baywatch». Nella serie veniva impugnato e gettato in mare dalla superbionda Pamela Anderson e dagli scultorei colleghi, a cominciare dal veterano David Hasselhoff. Il tema è stato discusso in un’affollata riunione con tutte le categorie interessate: dai rappresentanti degli stabilimenti balneari alla Federazione italiana nuoto alla Società nazionale di salvamento. Alla fine, la Capitaneria di porto di Genova, che aveva mostrato un certo scetticismo, ha accolto le richieste dei bagnini approvando in via sperimentale, come recita il provvedimento, «la facoltà di detenere le dotazioni di “rescue can”, siluro di salvataggio, e “rescue tube”, tubo di salvataggio, di origine statunitense». «Il vecchio salvagente anulare era nato come strumento di soccorso a bordo delle navi ed era adatto per essere lanciato in mare legato a una sàgola - spiega Fabio Franconeri, uno dei responsabili liguri della Società di Salvamento, che, forte della sua esperienza in trasferta californiana, si è battuto per la sperimentazione - ma è ingombrante per chi si deve tuffare e nuotare verso il bagnante in difficoltà. All’inizio era fatto di sughero. Poi si è passati al polistirolo ed infine a materiale espanso». Viceversa il «rescue can», idrodinamico per la forma a siluro, fornito di una sàgola e di una fascia monospalla, costo 100 euro, costituito da due gusci di plastica saldati e vuoto all’interno, pesa solo un paio di chili. «È un tramite - spiega Franconeri - che impedisce di essere afferrato e tirato giù dal bagnante nel panico. Invece il “rescue tube”, morbido e senza spigoli, è ideale per soccorrere chi è in ipotermia». Così da questa estate ogni 80 metri di spiaggia ci dovranno essere un «rescue can» e un «rescue tube», oltre ai salvagenti tradizionali, che non verranno, per ora, radiati dal litorale. Insomma, una rivoluzione storica per la Società di Salvamento, nata quasi 140 anni fa su iniziativa del dottor Edoardo Maragliano, l’inventore del vaccino antitubercolare. E, in caso di difficoltà in mare, ai bagnanti potrà capitare di essere salvati non con la classica «ciambella» da commedia all’italiana ma con il «silurone» da telefilm californiano. E se questo bastasse per immaginare di essere riportati a riva tra le braccia di Pamela Anderson anziché tra quelle del goffo bagnino del vanziniano «Sapore di mare», forse in molti sarebbero d’accordo.

FONTE: Alessandra Pieracci (lastampa.it)

Museo di Murano: una esposizione artistica rilancia l’arte decorativa tra opere recenti e classici del passato

Quando il vetro diventa scultura......

Dalla stazione ferroviaria di Venezia parte un traghetto ogni mezz’ora, in 20 minuti si raggiunge l’isola bella che da tempi remoti invia creazioni artigianali o artistiche per le vie del mondo: Murano. Celebre per i suoi vasi, coppe, bicchieri, candelabri, sculture, Murano possiede un delizioso quanto raro Museo del Vetro, nell’antico Palazzo dei Vescovi di Torcello. Sale e saloni sono stati di recente restaurati per accogliere il patrimonio del passato ed esposizioni future: decine e decine di reperti dagli antichi romani al ’700 più raffinato e all’’800. Nonché la produzione del ’900 con Zecchin, Balsamo Stella e tutti coloro che con il vetro lavorarono: Giò Ponti, Sottssass e altri architetti, designer, artisti. Ora per finanziare il Museo e l’ingrandimento, in vista d’una necessaria catalogazione ed esposizione di tutto lo splendido materiale nei depositi, undici famose fornaci muranesi si sono associate sotto il marchio «Vetrovetro» sponsorizzando l’istituzione per informare sulla continutà dell’arte vetraria, rinnovare con apporti di artisti o artigiani quella che è una delle arti decorative più apprezzate in tutto il mondo. Ecco, circa 100 opere in mostra: sia creazioni attuali sia lavori dagli archivi delle fornaci. Non mancano sorprese nè suggestioni. Seguso, nome storico, ora Seguso Viro, esibisce esuberanti vasi in cristallo con teste equine emergenti dal cristallo, o testi incisi su vasi-poesie; la Effe di Furlan propone interessanti sculture colorate zoomorfe del padre Walter disposte sul pozzo in giardino, mentre il figlio Mario, laureato all’Accademia, affronta in possenti lavori temi mitologici come il magistrale busto di Icaro. La S.A.L.I.R offre una selezione di splendidi esemplari del passato: vasi, bicchieri di Balsamo Stella, Vittorio Zecchin, Giò Ponti, de Chirico. Singolari piante o fiori colorati, alti 80 centimetri, sembrano cresciuti nel giardino, dimostrando l’abilità di Simone Giovanni Cenedese. Forme tradizionali, innovate nello spirito e dimensioni, si trovano nei candelabri di Galliano Ferro, mentre inedite rappresentazioni di coppe, flute, caraffe, vasi, sul tema del moscardino, compaiono nella Nuova Biemmeci; altrove vasi, bicchieri, scultorei nelle forme e dai colori raffinati sono frutto della Nasonmoretti che vanta opere in musei come il Moma di New York. Assai graziose le figurette femminili della Formia Fornace Mian, mentre Anfora, dove già lavorarono Arnaldo Pomodoro, Massimo Nordio e altri, espone opere del Maestro Zilio in vasi seducenti. Per Dino Rosin ecco, in cristallo e calcedonio, una composizione che evoca la genesi della vita, dall’acqua ai microrganismi. Infine di nuovo il museo, unico al mondo, è forse sottovalutato fin dagli stessi Musei Civici veneziani di cui pure fa parte. A curare la mostra è il Conservatore, Silvio Fuso, che divide la carica con Cà Pesaro, istituzione di gloriosa memoria e notevole impegno. Rari musei possono vantare il patrimonio del Muranese, talune coppe, come la nuziale «Barovier» creata al calare del XV secolo, non possono che sollecitare a prestiti Musei quali il Metropolitan o il Louvre. Allora? Questo stupefacente Museo richiederebbe maggior attenzione, cure, non solo dei bravi muranesi, ma da parte di chi possa dedicarsi al completo nel rinnovarlo e renderlo di nuovo celebre, come i prodotti, nel mondo. Le fornaci di VetroVetro a questo mirano, con inviti ad artisti e designer attuali perchè tornino a Murano lavorare il vetro, come già fecero i grandi, Picasso compreso.

FAREVETRO - VENEZIA MUSEO DEL VETRO DI MURANO, FINO AL 30 SETTEMBRE

di Fiorella Minervino (lastampa.it)