martedì 9 settembre 2008

Oracolo: domani il via all'esperimento presso il CERN

Un buco nero assorbirà la Terra? Storia di un allarme e altre fandonie

Mercoledì a Ginevra 500 giornalisti di tutto il mondo vedranno animarsi l’Oracolo. La Bbc trasmetterà in diretta l’evento e tutti potremo seguirlo sul web. L’Oracolo è il più grande e potente acceleratore di particelle del mondo, occupa un tunnel lungo 27 chilometri a 100 metri di profondità sul confine tra Francia e Svizzera. L’hanno costruito i tremila fisici del Cern (Consiglio europeo ricerca nucleare) spendendo 8 miliardi di euro messi a disposizione da venti Paesi. Il nome tecnico è Lhc, Large Hadron Collider, ma Oracolo non è una esagerazione. Questa macchina deve rispondere alle domande più profonde della fisica. Noi esistiamo perché la materia ha una massa, ma non si sa che cosa conferisca la massa alle particelle elementari. Pare che a farlo sia la «madre di tutte le particelle», il bosone di Higgs, detto anche «particella di Dio». L’Oracolo dovrà sciogliere l’enigma. E altri enigmi non meno ardui. Com’era il cosmo un miliardesimo di secondo dopo il Big Bang? Perché l’universo è fatto solo di materia e non di antimateria? Che cosa sono la materia e l’energia oscure che sembrano costituire il 95 per cento di tutto ciò che esiste? Le risposte usciranno da due fasci di protoni che si scontreranno con la più alta energia mai generata dall’uomo. Siamo alla vigilia della rivelazione. Ma c’è chi teme sia la vigilia dell’apocalisse. Un oscuro chimico tedesco, Otto Rossler della Karls University, ha chiesto alla Corte europea dei diritti umani di fermare Lhc perché potrebbe produrre un mini-buco nero in grado di inghiottire la Terra intera. Lo stesso spauracchio agita Francesco Calogero, un fisico dell’Università di Roma. Mursia pubblica un romanzo che anticipa il disastro. L’autore è Angelo Paratico. Di lui si sa che è milanese, vive a Hong Kong e colleziona ceramiche orientali. Il suo eroe si salva con un po’ di antimateria che porta in una valigetta (!) grazie alla quale si trasferisce in un altro universo prima che la Terra sia fagocitata dal buco nero «made in Cern». Non sorridete. Il web formicola di blog e milioni di persone sono terrorizzate. Pochi sanno che i raggi cosmici raggiungono energie un milione di volte quelle di Lhc, che i calcoli di fisici illustri come John Ellis escludono l’ipotesi buco nero, che un esperimento simile si è già fatto al Laboratorio di Brookhaven negli Stati Uniti e la Terra sopravvive. La paura della fine del mondo è sempre in agguato, i profeti di sventure non sono mai mancati e neppure gli ingenui che abboccano. La scienza stessa oggi fatica a distinguersi dalla pseudoscienza e, con l’aiuto di un giornalismo superficiale, si moltiplicano le catastrofi ipotizzabili sulla base di dati mal compresi. Il terrore per l’Anno Mille è una invenzione dei posteri: all’epoca nessuno sapeva in quale anno si vivesse. Molti altri allarmi però sono storicamente documentati: ce ne furono più di cento a cominciare da quello che lanciò nel 992 Bernardo di Turingia. Una caratteristica delle Cassandre è la precisione con cui l’apocalisse viene prevista. Il matematico tedesco Michael Stifel l’annunciò per le 8 di mattina del 18 ottobre 1533, il fanatico religioso William Bell puntò sul 5 aprile 1761. Il primo rischiò il linciaggio, il secondo finì in manicomio. Per fortuna oggi c’è più tolleranza. Innumerevoli sono le apocalissi previste dai Testimoni di Geova e dai Mormoni. Il sismologo Alberto Porta la calcolò per il 1919, il medico Elio Bianco per il 14 luglio 1960. Nel 1980 Jenser e Gaines, capi di una setta americana, convinsero centinaia di seguaci a chiudersi in un loro bunker ad attendere il giudizio universale. Nel 1992 il reverendo Lee Jang Lim coinvolse 150 mila fedeli coreani nell’isteria della fine del mondo e li truffò per un totale di 4 milioni di dollari (però finì in galera). Al momento la fine del mondo più prossima è attesa per il 21 dicembre del 2012. La data discende da calcoli fatti sul calendario Maya, la catastrofe si verificherebbe per un cambiamento dell’inclinazione dell’asse della Terra rispetto al piano dell’orbita. Un argomento portato dai sostenitori dell’apocalisse Maya è che il campo magnetico della Terra è in graduale diminuzione. Cosa vera, ma è anche vero che nelle ere geologiche il campo magnetico si è invertito molte volte, l’ultima 700 mila anni fa. Più fondato è l’allarme per l’asteroide 99942 Apophis, un corpo roccioso dal diametro di 320 metri che incrocia l’orbita della Terra. Scoperto il 19 giugno 2004, Apophis passerà molto vicino al nostro pianeta il 13 aprile 2029 (un venerdì) e nel 2036, quando si troverà ad appena 36 mila chilometri da noi, la distanza dei satelliti geostazionari. L’impatto sarebbe pari all’esplosione di 65 mila bombe nucleari come quella che distrusse Hiroshima. All’inizio la Nasa stimò la probabilità di collisione in 1 su 300. Davvero allarmante. Poi la faccenda si è ridimensionata grazie a dati più precisi e ora si parla di 1 su 45 mila. Ad ogni buon conto l’ex astronauta Rusty Schweickart progetta una task force per deviarlo.

FONTE: lastampa.it

Automobile elettrica: varato nuovo progetto per le ricariche a Berlino

Daimler insieme alla utility Rwe ha varato un progetto per 500 punti di ricarica veloce di vetture a batterie

A conti fatti, e almeno per ora, sarà il maggior progetto urbano al mondo sull'auto elettrica. E-mobility Berlin, annunciato venerdì scorso dal gruppo Daimler insieme a Rwe (una delle maggiori utilità elettriche europee) prevede, nella capitale tedesca, 500 punti di ricarica veloce per auto elettriche e ibride, e la diffusione di almeno 100 Smart Ed (Electric Drive) dotate di nuove batterie a ioni di litio, ottimizzate per la ricarica rapida e più lunghe percorrenze (rispetto ai primi prototipi della piccola citycar del gruppo Daimler). E-mobility Berlin, sostenuto dal Governo tedesco, punta quindi a eclissare analoghi esperimenti previsti a Londra e Copenaghen (Better Place). La novità, oltre alla dimensione capillare dei punti di ricarica (previsti anche in case private, parcheggi pubblici, shopping centers e complessi di uffici) starà nell'applicazione estesa di soluzioni telematiche di infomobilità. Le Smart, infatti, saranno dotate di sistemi di pagamento automatico delle ricariche, di navigazione e ricerca delle stazioni Rwe, di ottimizzazione dei percorsi urbani. E di tariffe elettriche ribassate (eco-power tariff) accessibili un po' a tutti. Alle Smart Ed poi si aggiungeranno, dall'anno prossimo, nuovi modelli ibridi Mercedes (S 400 Blue Hybrid) dotati anch'essi di batterie a ioni di litio e delle stesse soluzioni di accesso a e-mobility Berlin. Altra novità la possibilità, per i possessori di auto elettriche e ibride, di "rivendere" in futuro alla rete l'energia in eccesso (vehicle-to-grid). Il realtivo software è già stato incorporato nelle stazioni di ricarica intelligenti e nelle centraline delle Smart Ed. Sarà un secondo passo del progetto, decisivo soprattutto quando cominceranno a diffondersi le auto elettriche di seconda generazione, per ora parzialmente alimentate da pannelli fotovoltaici a bordo. E-mobility Berlin è quindi solo un primo passo, - secondo Dieter Zetsche, presidente di Daimler Ag - nel percorso aziendale che prevede dal 2010 la produzione su vasta scala di veicoli ibridi e elettrici . «La nostra iniziativa congiunta sarà un buon esempio di quello che si può fare quando le amministrazioni, insieme ai produttori di energia e di automobili lavorano assieme sullo stesso obbiettivo – afferma Zetsche – Il tutto su un concetto integrato di mobilità, capace di combinare auto elettriche di reale uso quotidiano con l'infrastruttura appropriata. In questo modo contiamo di incontrare decisamente il favore degli utenti e di rendere reale l'era dei veicoli elettrici».

FONTE: ilsole24ore.it

XFiles in Sicilia

Tra la costa di Caronia e le isole Eolie, scienziati e generali incaricati dallo Stato studiano fenomeni inspiegabili che dal 2004 tormentano gli abitanti.

Non chiamateli dischi volanti perché ingegneri, ammiragli e generali, architetti, geologi e fisici da quattro anni a caccia del mistero dell’acqua e del fuoco potrebbero decidere di continuare a tacere. E lasciare il top secret su una blindatissima banca dati con 350 eventi fra avvistamenti, rilievi di campi magnetici, bolle marine dal diametro di un chilometro, distese di melanzane colore arcobaleno e così via fino ad alcune inedite, ancora inspiegabili, foto mozzafiato con oggetti circolari sospesi sull’isola di Vulcano. Tutti strani fenomeni concentrati fra le Eolie e la costa di Caronia, quella segnata dall’angoscia di una piccola comunità di abitanti a partire dal 2004 strabiliati e allarmati davanti a incendi improvvisi, a Tv ed elettrodomestici che si accendevano da soli o prendevano fuoco, come le lampade e i ma- N terassi, mentre i cellulari si ricaricavano senza essere collegati a niente e sui display apparivano strambi caratteri.
Non chiamateli dischi volanti nemmeno con i carabinieri che hanno dovuto verbalizzare un collega testimone di una accecante “luce” in cielo, o l’altro al quale prese fuoco una scarpa. Vietata la tipica terminologia da ufologi anche con protezione civile, esercito, aeronautica e marina, università e vulcanologi, tutti timorosi di passare per matti e dubbiosi su cause e ipotesi, ma convinti di un solo dato comune: la concentrazione di fenomeni elettromagnetici in un’area ristretta.
Appunto, quella di Canneto, un pugno di case sul mare, cinquanta residenti, una striscia stretta fra la costa e la linea ferroviaria Palermo-Messina, un rettangolo sottoposto ai raggi X di servizi segreti e sentinelle elettroniche. Tutti impegnati a scoprire perché, soprattutto nell’inverno e nella primavera 2004, proprio in questo buco nero, si smagnetizzavano le pen drive, impazzivano le bussole, si aprivano e chiudevano senza impulsi i cancelli automatici e gli allarmi delle automobili, con sensori e rivelatori di fumo attivati anche senza scosse e fiamme, fino all’implosione dei vetri di una utilitaria e al foro su un parabrezza, «colpito dalla punta di un trapano invisibile», come dichiarò il proprietario e portavoce degli abitanti di Canneto, Nino Pezzino.
Anomalie elettromagnetiche ufficialmente spazzate via da una archiviazione della magistratura che nel 2007 ha impresso al caso il bollo di “un fenomeno di natura dolosa e umana”. Come dire che si sarebbe trattato di un piromane. Però, ancora ignoto. Spiegazione inaccettabile per le “vittime”di Canneto, con intere famiglie evacuate per mesi dalle loro case. Spiegazione insufficiente per gli abitanti fra i quali Antonino Spinnato, un agricoltore con la passione delle foto, tanti scatti finiti alla banca dati, certo di aver visto fino a metà agosto strani oggetti volanti fotografati come gli è capitato di fare con quello che seguiva un elicottero della Protezione civile costretto a un atterraggio per avaria alle pale.
Spiegazione precaria anche per chi scansa i termini da ufologo, ma continua a studiare i fenomeni da un osservatorio istituito con decreto della presidenza del Consiglio nel 2005, il cosiddetto “Gruppo interistituzionale” (vedi box a pag. 60). Una task force che ha come quartier generale un ufficio della Regione siciliana in pieno centro a Palermo, ottavo piano di un edificio moderno, le vetrate sulla cupola del Teatro Massimo e una banca dati che ha già interessato pure i servizi segreti perché un primo riservato fascicolo consegnato a Protezione civile e Palazzo Chigi avanza anche l’ipotesi di “test militari segreti o esperimenti alieni”.
Il tutto con mille dubbi legati a documenti mai pubblicati. È il caso di una foto scattata da un mezzo militare nelle acque di Vulcano il 2 agosto del 2004. Una clamorosa immagine che lascia interdetti perché sul profilo dell’isola sembrano sospesi due oggetti che fanno subito pensare ai dischi volanti. Ingrandito il fotogramma e studiato ogni dettaglio dell’istantanea con sofisticate attrezzature, i tecnici dei diversi enti presenti nel Gruppo hanno solo potuto escludere l’ipotesi del fotomontaggio. «Proprio perché sembrano due dischi volanti procediamo con i piedi di piombo in assenza di conclusioni scientificamente definite », commenta a denti stretti il coordinatore del Gruppo, Francesco Venerando, quando scopre che la foto è comunque arrivata al Corriere della Sera Magazine superando dopo quattro anni la barriera del top secret.
Nei documenti ufficiali si continua a parlare di “due Ovni”, termine che sta per “oggetti volanti non identificati”. Ma si aggiunge che quello stesso 2 agosto del 2004 un Ovni di forma analoga fu osservato nel cielo di Trapani, mentre il 29 luglio, appena quattro giorni prima, un altro dello stesso tipo era stato avvistato su Rometta Marea, a pochi chilometri da Caronia. Informazioni queste ultime arrivate dal Centro ufologico nazionale. Dati incamerati da Venerando con cautela: «Il Gruppo nasce per fare luce sui fenomeni, non per catalogare l’avvistamento di “Ovni”. Ma abbiamo dovuto applicarci anche a questo. E per ogni segnalazione abbiamo ovviamente cercato di controllare le registrazioni radar...», ammette Venerando, anche lui sorpreso perché gli “oggetti” non lasciano tracce. Bisogna però fare i conti con la magistratura che parla di ignoti “piromani” o con l’analogo parere di Enzo Boschi, il presidente dell’Istituto nazionale di Geofisica e vulcanologia: «Penso che dietro ci sia un bel dolo...».
Non tutti comunque conoscono i contenuti di una banca dati con foto celate da vistosi “Riservato”. Come è accaduto per gran parte degli oltre trecento eventi. Tutti elencati su paginate elettroniche a colori. Pagine in viola per malesseri e morie di animali, a decine. In azzurro, gli avvistamenti di “Ovni”, più di 100. In giallo, gli incendi, 40. In verde, fenomeni di origine elettronica e elettromagnetica, 100. Non a caso una relazione tecnica fresca di stampa elenca «numerose testimonianze di avvistamenti diurni e notturni di Ovni, di improvvisi bagliori e scie, di forti luminescenze nello specchio di mare compreso tra le Eolie, in particolare le Isole Alicudi, Filicudi e la costa di Caronia, che iniziano nel 2004 e si ripetono abbastanza spesso, fino a oggi...».
Cauto, Venerando si limita a parlare di “una origine artificiale dei fenomeni”, di “emissioni elettromagnetiche impulsive” capaci di generare “una grande potenza concentrata in frazioni di tempo estremamente ridotte”. E quale sorgente potrebbe mai assicurare sto po’ po’ di roba? Sulla “fonte” o sul “soggetto” allarga le braccia: «Potrebbe anche trattarsi di applicazioni sperimentali di tecnologie industriali, non escludendo quelle finalizzate a recenti sistemi d’arma a energia elettromagnetica... ». Un modo forse per lasciar trapelare la possibilità di esperimenti da parte di una potenza militare. Ignota comunque la posizione della “fonte”. Forse, il mare. Forse, sott’acqua. Mistero profondo. Per questo si decise di installare una rete di telecamere e termocamere a infrarossi tutt’intorno a Canneto e diversi sensori sulla costa e sulle isole Eolie nel tentativo di dare la caccia non solo all’eventuale piromane mai trovato, ma a quello che nei rapporti riservati viene definito “l’impulso sorgente proveniente dal mare”.

FONTE: corriere.it