mercoledì 10 settembre 2008

Il biofuel dalla spazzatura

Usare gli scarti agricoli e la cellulosa di piante che non siano il mais e gli altri cereali. Da Israele arriva una nuova tecnologia per produrre biocarburanti senza affamare il mondo

Mangiare o guidare? L’ultimo rapporto della Banca Mondiale, anticipato dal quotidiano britannico «The Guardian», ha messo una pesante ipoteca sui biocarburanti, che fino a pochi mesi fa sembravano l’alternativa più ragionevole al caro-petrolio. Il 75% dell’aumento dei prezzi degli alimenti nell’ultimo anno è attribuibile proprio all’esplosione delle coltivazioni per produrre biofuel, a scapito delle derrate alimentari. Il problema dell’energia si scontra, inevitabilmente, con quello ben più grave della fame nel mondo. Lester Brown, autorevole ambientalista dell’Earth Policy Institute, avverte che «la competizione tra gli 800 milioni di automobilisti del mondo che vogliono mantenere la loro mobilità e i due miliardi di poveri che vogliono semplicemente cercare di sopravvivere sta diventando un problema sempre più drammatico». Resta il fatto che i vantaggi di sostituire la benzina con i carburanti a base di etanolo sono molteplici: riduzione dell’inquinamento dell’aria, diminuzione nella produzione di gas serra, vantaggi geopolitici e di sicurezza energetica. Il problema è come ottenere l’etanolo necessario senza depauperare la produzione agricola. La soluzione potrebbe arrivare dalla valle di Arava, in Israele, dove Elaine Solowey, una ricercatrice all’«Arava Institute for Environmental Studies» vicino ad Eilat ha sviluppato una nuova tecnologia per produrre carburante dalle scorie agricole invece che dai prodotti alimentari. Il problema principale delle scorie è che contengono molta cellulosa e non solo amidi e zuccheri. Solowey ha sviluppato un metodo chimico per trasformare la cellulosa in zuccheri semplici, da cui si distilla l’etanolo. Questo metodo permette anche di sfruttare sia il legno sia le fronde di palma.
Formati sostenibili
Le scorie agricole per la produzione di etanolo cellulosico sono abbondanti. Si possono coltivare piante selvatiche in formati sostenibili, sfruttando risorse idriche sottoutilizzate, come l’acqua di scolo o l’acqua grigia non di fogna. La valle dell’Arava si presta a questo tipo di coltivazioni. Con 350 giorni di sole pieno all’anno, un inverno mite, acqua salmastra sotterranea e un team di agricoltori e ricercatori specializzati ben addestrati, la valle è un laboratorio ideale. Il clima arido e tropicale permette alle piante tolleranti all’acqua salmastra e ricche di cellulosa di crescere con estrema rapidità. Ma l’Arava potrebbe anche facilmente adattarsi al biodiesel, principale alternativa all’etanolo. Il biodiesel può essere ricavato da molte piante che producono olio. Non ha bisogno di fermentare, a differenza dell’etanolo proveniente da amido o zucchero, e non necessita nemmeno del lungo e complicato processo di idrolisi acida o di decostruzione enzimatica prima della fermentazione per la produzione di etanolo cellulosico.

Quantità commerciali
Il valore aggiunto derivato dalla coltivazione di quantità commerciali di colture per l’energia nell’Arava potrebbe essere enorme, facendo della regione addirittura una nuova Silicon Valley. La produzione di etanolo su larga scala basata sulle colture agricole può avere un forte impatto sull’intera economia della regione, mentre le informazioni ottenute in questo progetto potrebbero portare all’obiettivo definitivo: trasformare l’intera regione in un’economia energetica autonoma, economica ed ecologica. Non soltanto: i risultati della ricerca e della sperimentazione, ovviamente, saranno utili per la produzione sostenibile di colture per l’energia in altre regioni marginali ed aride in tutto il mondo. L’Arava Institute è situato nel Kibbutz Ketura, a mezz’ora da Eilat, e ha una sede anche in Pennsylvania, negli Usa. È stato costituito nel 1996 dai membri del kibbutz sotto la direzione di Alon Tal, fondatore di Adam Teva V’Din, l’Unione israeliana per la difesa ambientale. «È stato costituito per creare una leadership ambientalistica nel Medio Oriente e per insegnare che la natura non ha limiti», spiega David Lehrer, direttore esecutivo dell’istituto. Se il progetto di Elaine Solowey andrà a buon fine, davanti all’Istituto ci sarà la fila.

FONTE: PATRIZIA KRACHMALNICOFF (lastampa.it)

Tiziano Ferro, il ritorno

Sono trascorsi più di tre anni da quando è uscito 'Nessuno è solo', terzo album di Tiziano Ferro, tuttora tra i sessanta più venduti in Italia. L'autore di 'Sere nere' e 'Ti scatterò una foto' e pensa al quarto disco

Si intitolerà forse A.M.E. e uscirà il 7 novembre stando a quanto anticipato dallo stesso cantante attraverso la sua pagina su MySpace. Le nuove canzoni sono state prodotte e registrare a Milano e Londra. Massima riservatezza sugli inediti, ma è sicuro che due brani saranno firmati da cantanti famosi e che i restanti, vedranno la firma di Tiziano insieme a quella del fido Michele Canova. Complessivamente, l'artista di Latina (amatissimo anche all'estero e in particolare in Sudamerica) ha venduto finora oltre 5 miioni di dischi.



Influenza: arriva dall'Inghilterra il vaccino globale

Oxford tenta la sperimentazione di un supervaccino che protegga per 5 anni dall'influenza proveniente da qualsiasi ceppo

Contro febbre e mal di gola, un team di ricercatori dell'università di Oxford, mette al vaglio la possibilità di creare un vaccino valido contro tutti i ceppi del virus influenzale e capace di proteggere l'organismo per 5 anni di seguito. Ogni anno, infatti, cambia la provenienza del virus e ciò che ne rende difficile la cattura, è proprio la sua capacità di mutare continuamente. E da 15 anni a questa parte, i vari paesi danno il via alla campagna di vaccinazione della popolazione, mettendo a punto il "cappuccio" adatto per neutralizzare il virus. Oxford proprone una nuova strategia: invece di "incappucciare" il microrganismo che provoca la diffuzione del virus, lo si ammanetta. Con la tecnica consueta, il vaccino insegna, alle nostre cellule immunitarie, a riconoscere la proteina che si trova sull'involucro esterno del virus. Sono proprio queste protuberanze a variare di anno in anno, per cui nuovi ceppi di bacilli subentrano continuamente ai vecchi e le proteine che valevano l'inverno scorso sono diverse rispetto alla stagione prossima all'arrivo. A restare costante tra tutti i ceppi influenzali, è invece una proteina che si trova all'interno del virus e la nuova tecnica inglese indicherebbe al sistema immunitario che proprio quella è la proteina da attaccare. "Saremmo finalmente in grado di proteggere i bambini. Otterremo benefici economici risparmiando la malattia alle persone in età lavorativa. E facendo stare bene loro, aiuteremo anche gli anziani, che rispondono meno alla vaccinazione. Ridurre la presenza del virus farà infatti diminuire le occasioni di contagio", ha affermato Sara Gilbert, coordinatrice della ricerca. Un passo avanti sulla profilassi influenzale che dovrà, però, attendere i risultati della sperimentazione sui primi 12 soggetti che riceveranno il vaccino e che verranno monitorati nel corso dei mesi per provarne l'efficacia.

FONTE: agoranews.it


Nano: l'automobile più economica del mondo

La Tata Motors lancia la rivoluzione nel mercato automobilistico. Il veicolo, quattro porte e cinque posti, costerà 2.500 dollari e verrà commercializzata entro quest'anno nel Paese asiatico

L'indiana Tata Motors, la casa automobilistica della conglomerata Tata, annuncia il lancio della 'Nano', la mini car da 2.500 dollari, la meno cara del mondo, che verrà commercializzata entro quest'anno e che è destinata a rivoluzionare uno dei mercati dell'auto più promettenti del pianeta.

Ratan Tata, il settantenne presidente del gruppo Tata, ha paragonato il lancio della Nano al primo volo dei fratelli Wright e ha confermato che il suo prezzo sarà di un lakh (100 mila rupie), tasse escluse, pari a 2.500 dollari, cioè la metà di quanto attualmente costa l'auto più low cost del mondo.

La Nano sarà un'auto 4 porte, 5 posti, con un motore da 624 cavalli e da 20 km alm litro di consumi di benzina, senza aria condizionata, finestrini elettronici, un design simile alla Smart e sarà prodotta in sette versioni, di cui quella base costerà 2.500 dollari, extra tasse. La produzione della Nano è prevista negli stabilimenti di Singur, nel Bengala, dove i contadini si sono apertamente rivoltati contro gli espropri delle terre decisi dal governo locale per l'insediamento delle fabbriche.

La Tata punta a fare della Nano quello che la 500 è stata per molte famiglie italiane negli anni di boom economico, cioè un'utilitaria familiare, che sostituisca la motocicletta e che milioni di indiani potranno permettersi di comprare, magari grazie a un piccolo mutuo, o con un prestito del proprio padrone.

Tata ha programmato di sfornare inzialmente 250mila mini car Nano, ma si aspetta che la domanda in India possa salire in fretta a un milione di unità l'anno. Entro 2-3 anni l'obiettivo è quello di eportare la Nano anche in Africa, Sudest asiatico e America Latina.

FONTE: quotidiano.net