venerdì 12 settembre 2008

INFLUENZA: QUEST'ANNO ITALIANI A LETTO CON B FLORIDA

Individuato il ceppo del virus influenzale che colpirà il nostro Paese

Nessun arrivo anticipato della stagione influenzale 2008. L'isolamento al Policlinico San matteo di Pavia di uno dei virus attesi per la prossima stagione, il ceppo B Florida, in due pazienti stranieri, non significa infatti che la temuta influenza sia alle porte. Anzi. A tranquillizzare, e placare i timori di precoci febbroni invernali, e' la responsabile del Dipartimento di Epidemiologia dell'Istituto superiore di sanita' (Iss) Stefania Salmaso. Il ceppo B e' stato isolato da due pazienti extracomunitari in cura al San Matteo: un senegalese adulto ricoverato nella clinica malattie infettive ed un bambino libanese ospitato nel reparto di oncoematologia in attesa di un trapianto. Ma, spiega Salmaso, non ci troviamo dinanzi ad un 'anticipo' della stagione influenzale: ''Normalmente, in questo periodo - sottolinea l'esperta - e' ancora presto per l'avvio dell'epidemia influenzale stagionale, ma gia' parte la 'caccia' per l'isolamento dei primi virus responsabili. In genere, i virus che danno l'avvio innescando l'epidemia influenzale sono di tipo A, mentre i virus di tipo B arrivano di solito a Primavera. Tuttavia - precisa Salmaso - l'isolamento sporadico di virus influenzali anche fuori stagione, e di tipo B, non e' impossibile''. Questo perche', ricorda l'epidemiologa, la ''stagione influenzale nel Sud del mondo e' gia' inziata e quasi finita, dunque la diffusione e' possibile, ma non succede quasi mai che l'isolamento o l'importazione occasionale di virus influenzali inneschi l'epidemia stagionale''. Insomma, i due casi di Pavia rimarrano, con tutta probabilita', isolati. Anche per Fabrizio Pregliasco, virologo dell'Universita' di Milano, l'isolamento del ceppo non fa altro che dimostrare ''la grande capacita' dei laboratori italiani e lombardi di individuare casi di influenza anche sporadici, cioe' i primi rumori e segnali'' della diffusione del virus: ''Ma non dobbiamo pensare - rassicura - che l'influenza si presentera' a ottobre''. La vera influenza, avvertono gli specialisti, dovrebbe arrivare invece intorno alla fine di dicembre: ''Lo scorso anno - rileva Salmaso - l'influenza ha colpito, in totale, 4,7 milioni di persone, con un picco tra fine gennaio e inizio febbraio''. Si e' trattato di una stagione con un'incidenza di casi definita dagli esperti ''intermedia''. E le previsioni per l'inverno 2008? ''Non si puo' dire se i casi saranno piu' numerosi, anche se in genere l'incidenza dell'epidemia - afferma Salmaso - ha un andamento ciclico, con stagioni piu' intense che seguono quelle meno intense''. Anche se, secondo Pregliasco, il fatto di aver isolato il ceppo B Florida, proprio uno di quelli attesi, dimostrerebbe che la stagione influenzale ''sara' intensa e potrebbe coinvolgere da 5 a 7 milioni di persone''. Intanto, e' gia' arrivato il via libera alla composizione del nuovo vaccino in vista della prossima epidemia stagionale. L'ok e' arrivato dall'ente statunitense per il controllo sui farmaci, la Fda (Food and Drug Administration) e, in linea con le indicazioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanita' (Oms), il vaccino per la stagione influenzale 2008-2009 si basa sui tre ceppi attualmente piu' diffusi nell'emisfero meridionale, dove e' inverno, e prevede un virus del tipo A/H1N1 Brisbane, un virus del tipo A/H3N2 Brisbane e un virus del tipo B, Florida. Quanto ai consigli, quello principale e' sempre lo stesso: ''Soprattutto le categorie a rischio - afferma Salmaso - e' bene che si vaccinino, perche' l'influenza puo' portare complicanze anche gravi''. Ma, per fortuna, c'e' ancora tempo: le vaccinazioni vanno infatti effettuate a partire da meta' ottobre e fino al mese di dicembre.

FONTE: ansa.it

WearIT@work, presto indosseremo il pc

Finora si sono visti solo nei film di fantascienza ma tra non molto potrebbero essere oggetti di uso comune: piccoli computer indossabili da portare nella cintura, controllabili con la voce o il movimento della mano, grazie a uno speciale guanto, e con il display direttamente nel campo visivo, tramite un piccolo schermo Lcd a lato della testa, o visibile in trasparenza attraverso una lente. "WearIT work", cioè "indossalo al lavoro": questo il nome del progetto europeo presentato oggi nel corso del World Computer Congress a Fieramilanocity, portato avanti da un consorzio che coinvolge 42 partner, tra aziende e centri di ricerca, in 16 Paesi. Il progetto, partito nel 2004 e che si concluderà tra un anno, ha un budget di 24 milioni di euro ed è cofinanziato dalla Ue per 14,5 milioni. «Il computer indossabile - spiega il coordinatore Michael Lawo - servirà a guidare l’operatore nel corso del suo lavoro, con risparmio di tempo e riduzione degli errori, un pò come con il navigatore satellitare per la guida». Ad esempio un operaio, con uno dei prototipi sviluppati dal consorzio, può accedere in tempo reale a istruzioni visive sul compito che sta svolgendo, o comunicare a distanza con un esperto, in grado di vedere la scena tramite una telecamera. Oppure l’equipaggiamento studiato per i vigili del fuoco prevede anche rivelatori in grado di individuare sostanze tossiche e informare il pompiere, e sensori di movimento per tenere sempre informata la stazione sulla sua posizione all’interno di un edificio.

www.wearitatwork.com è il sito relativo al progetto

FONTE: lastampa.it

Cappuccino..... quanto mi costi!

Colazione sempre più cara: al bar il 15% in più, a casa l'8%

Neanche il tempo di svegliarsi. Ancora in pigiama e l’inflazione già bastona: secondo un’indagine dell’Adoc i rincari hanno colpito duramente anche la prima colazione. E se il prezzo di caffè e cornetto è aumentato dell’8,8% in un anno, anche chi decide di fare colazione a casa deve sopportare gli effetti della corsa dei rincari. I rialzi maggiori riguardano il latte (+12,8%) e i suoi derivati, in particolare burro (+32,8%) e yogurt (+18%). La frutta sempre più cara (+36% in un anno) ha comportato poi un aumento anche della marmellata, un barattolo costa l`8,2% in più del 2007, e dei succhi di frutta, in rialzo del 7,3 per cento. Anche i prodotti di derivazione cerealicola segnano aumenti, come il pancarré per i toast (+14,2%) e le fette biscottate (+11,8%). E se mediamente i prodotti da consumare a casa hanno subito rincari medi dell`8,4% rispetto al 2007, i costi per i prodotti da bar sono aumentati del 14,7 per cento. Al bancone un cappuccino è aumentato di quasi il 9%, come un bicchiere di succo di frutta e una tazzina di caffé al ginseng. Una colazione tipo, composta da un caffè e un cornetto al bancone, costa 1,85 euro, contro i 21 centesimi che si spendono con un caffè fatto a casa con la moca e cinquanta grammi di biscotti. La scelta di fare colazione a casa, perciò, rimane molto conveniente rispetto all’opzione bar. Insomma, dice l’Adoc, «il mattino ha l`euro in bocca». Anche uno spuntino veloce come tramezzino e succo di frutta costa il 6,5% in più dell`anno scorso, per un totale di 4,56 euro. Poco meno del valore medio di un buono pasto al netto delle imposte, attualmente a quota 5,35 euro: «Un valore - dice l’Adoc - inadeguato al costo della vita. In Spagna - sottolinea infatti - il valore defiscalizzato è di 9 euro, circa il 70% in più dell`Italia, in Francia 7 euro, in Portogallo 6,70 euro. Considerato che gli utenti giornalieri sono circa 2 milioni, che sfruttano i loro buoni in 100mila ristoranti convenzionati, aumentare il valore dei buoni, aiuterebbe i consumatori in un momento di gravi difficoltà economiche».

La dieta mediterranea salva la vita

Uno studio dimostra che seguendola si abbatte del 10% la mortalità per ogni causa

Seguire «davvero» la dieta mediterranea garantisce una significativa protezione nei confronti della mortalità per qualunque causa e dell'incidenza delle principali patologie cronico-degenerative come quelle del cuore e dei vasi, i tumori, il morbo di Parkinson e quello di Alzheimer. A ribadirlo con argomentazioni scientifiche ancora più solide che in passato è una metanalisi, cioè una revisione di dati a disposizione da studi precedenti, condotta da specialisti dell'Università di Firenze e dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi, pubblicata sul prestigioso British Medical Journal.
LO STUDIO - Le ricerche prese in considerazione dai ricercatori toscani hanno «sezionato» le abitudini alimentari e lo stato di salute di più di 1,5 milioni di persone seguite dai 3 ai 18 anni. Tutti gli studi esaminati utilizzavano un punteggio numerico, chiamato punteggio di aderenza, per calcolare quanto fedelmente veniva seguita la dieta Mediterranea,. Dall’analisi di questi dati è emerso che coloro che aderivano in maniera rigorosa alla dieta Mediterranea avevano un significativo miglioramento dello stato di salute con una riduzione del 9% della mortalità totale, del 9% della mortalità per cause cardiovascolari, del 13% dell’incidenza di patologie come Parkinson e Alzheimer, e del 6% dell’incidenza o mortalità per tumori.
LE CONSEGUENZE - I risultati di questo studio, presentano importanti implicazioni per la salute pubblica, in particolare modo nel ridurre il rischio di morte prematura nella popolazione generale. Inoltre confermano le raccomandazioni delle correnti linee guida delle più importanti società scientifiche che incoraggiano il profilo dietetico di tipo Mediterraneo per la prevenzione delle principali malattie cronico-degenerative. La dieta mediterranea prevede un consumo abbondante di frutta, verdura, carboidrati complessi, olio di oliva, pesce, e meno di carne, insaccati, formaggi e derivati.
MA GLI ITALIANI NON LA FANNO - Ma se da un parte lo studio dell'università di Firenze è una buona notizia, dall'altra è «sconfortante», visto che In Italia la dieta mediterranea viene seguita sempre meno. Secondo i dati forniti da Coldiretti, infatti. è in costante calo il consumo dei prodotti che ne costituiscono le fondamenta. Nel 2008 quello di frutta è calato del 2,6 per cento, quello di olio di oliva del 2,8, quello del pane del 2,5 e quello della verdura dello -0,8. Certamente parte della responsabilità è da scrivere alla crescita dei prezzi di questi generi alimentari, ma è innegabile che lo stile di vita e i gusti degli italiani si siano negli ultimi decenni inesorabilmente «occidentalizzati», spostandosi sempre di più verso un'alimentazione ricca di carne e grassi animali in genere.

FONTE: corriere.it

Alitalia: trucchi e segreti della casta volante

Politici, manager, calciatori. La saga della compagnia. Anche una commissione a 8 per scegliere i nomi degli aerei

ROMA — C'era una volta una compagnia aerea che perdeva 25 mila euro l'anno per ognuno dei suoi dipendenti. Che aveva 5 (cinque) aerei cargo sui quali si alternavano 135 (centotrentacinque) piloti. Che arrivò ad avere un consiglio di amministrazione composto di 17 poltrone: tre per i sindacalisti e una assegnata, chissà perché, al Provveditore generale dello Stato, l'uomo incaricato di comprare le matite, le lampadine e le sedie dei ministeri.
Che istituì perfino una commissione di otto persone per decidere i nomi da dare agli aeroplani: e si possono immaginare i dibattiti fra i sostenitori di Caravaggio e quelli di Agnolo Bronzino. Che in vent'anni cambiò dieci capi azienda, nessuno uscito di scena alla scadenza naturale del suo mandato. E che negli ultimi dieci anni ha scavato una voragine di tre miliardi chiudendo un solo bilancio in utile, ma unicamente grazie a una gigantesca penale che i preveggenti olandesi della Klm preferirono pagare pur di liberarsi dal suo abbraccio mortale.
C'era una volta, appunto. Perché una cosa sola, mentre scade l'ultimatum di Augusto Fantozzi, è certa: quella Alitalia lì non c'è più. La corsa disperata di cui parlò Tommaso Padoa-Schioppa quando ancora confidava di poter passare la patata bollente ad Air France, dicendo di sentirsi come «il guidatore di un'ambulanza che sta correndo per portare il malato nell'unica clinica che si è dichiarata diposta ad accettarlo», è comunque finita. E con quell'ultimo viaggio, fallito in modo drammatico, si è chiusa un'epoca. Con un solo rammarico: che la parola fine doveva essere scritta molti anni prima. Se soltanto i politici l'avessero voluto.
Già, i politici. Ricordate Giuseppe Bonomi? Politico forse sui generis, leghista e oggi presidente della Sea, ora ha chiesto all'Alitalia 1,2 miliardi di euro di danni perché la compagnia ha deciso di lasciare l'aeroporto di Malpensa. Anche lui è stato presidente dell'Alitalia: durante la sua presidenza la compagnia prossima ad essere «tecnicamente in bancarotta», per usare le parole del capo della Emirates, Ahmed bin Saeed Al-Maktoum, sponsorizzò generosamente i concorsi ippici di Assago e piazza di Siena. Alle quali Bonomi, provetto cavallerizzo, partecipò come concorrente. Ma senza portare a casa una medaglia. Ritorno d'immagine? Boh.
E ricordate Luigi Martini? Ex calciatore della Lazio, protagonista dello storico scudetto del 1974, chiusa la carriera sportiva diventò pilota dell'Alitalia. Poi parlamentare e responsabile trasporti di Alleanza nazionale: ma senza smettere mai di volare. Per conservare il brevetto gli fu concesso di mantenere anche grado e stipendio. Faceva tre decolli e tre atterraggi ogni 90 giorni, quando gli impegni politici lo consentivano, pilotando aerei di linea con 160 passeggeri a bordo. Inconsapevoli, probabilmente, che alla cloche c'era nientemeno che un parlamentare in carica. Questa sì che era degna di chiamarsi italianità. In quale altro Paese sarebbe stato possibile?
Domanda legittima anche a proposito di quello che accadde nel 2002, quando con la benedizione di Claudio Scajola venne istituita una linea quotidiana Alitalia fra Fiumicino e Villanova D'Albenga, collegio elettorale dell'allora ministro dell'Interno. Numero massimo di passeggeri, denunciò il rifondarolo Luigi Malabarba, diciotto. Dimesso il ministro, fu dimessa anche la linea. Ripristinato il ministro, come responsabile dell'Attuazione del programma, fu ripristinato pure il volo: in quel caso da Air One, con contributi pubblici. Volo successivamente abolito dopo la fine del precedente governo Berlusconi e quindi ora, si legge sui giornali, riesumato per la terza volta.
Ma politici e flap in Italia hanno sempre rappresentato un connubio spettacolare. Lo sapevano bene i 9 sindacati dell'Alitalia, che non a caso nei momenti critici, ha raccontato al Corriere Luigi Angeletti, regolarmente pretendevano di avere al tavolo il governo, delegittimando la controparte naturale, cioè l'amministratore delegato. E i ministri regolarmente si calavano le braghe. Forse questo spiega perché mentre tutte le compagnie straniere, alle prese con le crisi, tagliavano il personale e riducevano i costi, all'Alitalia accadeva il contrario.
Nel 1991, dopo la guerra del Golfo, si decisero 2.600 prepensionamenti. Poi arrivò Roberto Schisano, che diede un'altra strizzatina, e i dipendenti scesero nel 1995 a 19.366. Armato di buone intenzioni, Domenico Cempella nel 1996 li portò a 18.850. Nel 1998 però erano già risaliti a 19.683. L'anno dopo a 20.770. E nel 2001, l'anno dell'attentato alle Torri gemelle di New York, si arrivò a 23.478. Poi ci si stupì che per 14 anni, fino al 1999, fosse stato tenuto in vita a Città del Messico, come denunciò l'Espresso, un ufficio dell'Alitalia con 15 dipendenti, nonostante gli aerei avessero smesso di atterrare lì nel lontano 1985. Come ci si stupì che gli equipaggi in transito a Venezia venissero fatti alloggiare nel lussuoso Hotel Des Bains del Lido, con trasferimento in motoscafo. O che per un intero anno (il 2005) la compagnia avesse preso in affitto 600 stanze d'albergo, quasi sempre vuote, nei dintorni dell'aeroporto, per gli equipaggi composti da dipendenti con residenza a Roma ma luogo di lavoro a Malpensa. Per non parlare della guerra sui lettini per il riposo del personale di bordo montati sui Jumbo, al termine della quale 350 piloti portarono a casa una indennità di 1.800 euro al mese anche se il lettino loro ce l'avevano. O dell'incredibile numero di dipendenti all'ufficio paghe del personale navigante, che aveva raggiunto 89 unità. Incredibile soltanto per chi non sa che gli stipendi arrivavano a contare 505 voci diverse.
Tutto questo ora appartiene al passato. Prossimo o remoto, comunque al passato. Della futura Alitalia, per ora, si conosce soltanto il promotore: Compagnia aerea italiana, Cai, stesso acronimo di un'altra Cai, la Compagnia aeronautica italiana, la società che gestisce la flotta dei servizi segreti. E le cui azioni, per una curiosa e assolutamente casuale coincidenza, sono custodite nella SanPaolo fiduciaria, del gruppo bancario Intesa SanPaolo, lo stesso che supporta la cordata italiana per l'Alitalia.

FONTE: Sergio Rizzo (corriere.it)