sabato 27 settembre 2008

La pubblicità che conosce l'utente. Una startup italiana sfida Google

Si chiama AdRight la piattaforma made in italy di advertising online. Usa il "behavioral targeting" per fornire annunci su misura del navigatore

Sono cinque ragazzi di 25 e 26 anni, laureati da qualche mese e con un progetto ambizioso: entrare nel mercato della pubblicità online dominato da un certo Google. La storia in pieno stile Silicon Valley è ambientata però in Italia, tra l'Etna e la pianura Padana. Da qualche mese è in beta AdRight, la piattaforma che osa sfidare il sistema AdSense di Mountain View. La sfida. Ma come si può pensare di affrontare il gigante del web, che tra nuovo browser e cellulari pare più in forma che mai? Una domanda che i ragazzi di AdRight si sono visti rivolgere spesso. "Non abbiamo intenzione di spodestare nessuno - spiega Antonio Tomarchio, il 26 enne amministratore delegato della compagnia - ma il mercato delle pubblicità online è in grande espansione, e anche conquistarne una piccola fetta significherebbe ottenere ricavi milionari". L'arma principale per convincere gli inserzionisti ad abbandonare AdSense si chiama behavioral targeting: un algoritmo studia le ultima pagine del circuito visitate dall'utente e gli annunci che ha cliccato, per fornirgli spot ricalcati sui suoi interessi. Una garanzia anche per gli inserzionisti che potranno ottenere mediamente il triplo dei click sui loro annunci, con conseguente aumento dii ricavi. "Quando cercavo casa a Milano ho visitato tanti siti, ma le pubblicità che incontravo sulle pagine che aprivo non subivano mutazioni - spiega Tomarchio - Con questo sistema forniamo anche un servizio utile alla navigazione". La privacy. Conoscere, seguire, analizzare l'utente. Tutti termini che fanno storcere il naso in tempi in cui il rispetto della privacy è un argomento così sentito. Ma Tomarchio rassicura: "Il nostro sistema si basa sui cookies, facilmente disattivabili dal browser, che non ci consentono di risalire all'identità della persona. Inoltre nel nostro circuito non sono ammessi siti pornografici, quindi non esiste il rischio di ritrovarsi pubblicità 'sconvenienti'".
I blogger. Oltre alla privacy la startup italiana, appoggiata anche dal Politecnico di Milano, punta su altri "coni d'ombra" dei sistemi di advertising. I gestori di siti e blog che includeranno gli annunci nelle loro pagine verranno pagati, nell'arco di due settimane, una volta raggiunti i 20 euro di ricavi. Quasi una rivoluzione per il popolo dei blogger (e non solo) che con Google attende circa 90 giorni e solo dopo aver raggiunto i 100 euro (e il pagamento in assegno internazionale crea più di qualche problema). Finanziamenti e storia. Trasformare un'idea in business significa però investimenti ed è forse qui che l'Italia sente di più la distanza dalla Silicon Valley. Un mito che però Tomarchio vorrebbe sfatare: "Gli Stati Uniti non sono questo paradiso. Quella dei venture capital è una lobby ed anche lì se non hai le conoscenze non è facile ottenere un finanziamento. Da noi ci sono meno soggetti, ma la situazione non è così nera". I cinque coinvolti nel progetto, tre ingegneri del Politecnico e due dell'Università di Catania, ben conoscono la realtà a stelle e striscie dopo aver lavorato in America per realizzare un motore di ricerca di fonti legali. Il primo server su cui lavora AdRight lo ha acquistato Tomarchio di tasca propria, ma adesso che la creatura inizia a macinare i primi ricavi (nel circuito sono presenti circa 600 siti per due milioni di impression al giorno), i cinque possono guardare con un po' più di tranquillità la ricerca di nuovi sponsor, in attesa del lancio ufficiale previsto per il nuovo anno. Dopotutto anche Google è partito da un garage.

FONTE: repubblica.it

Hollywood: addio all'attore Paul Newman

La notizia del cancro ai polmoni era stata diffusa il 31 luglio. L'attore aveva detto: «Voglio morire a casa»

È morto Paul Newman, uno dei più noti attori di Hollywood, indimenticabile protagonista di film come «La stangata», «Lo spaccone» e l'ultimo, «Era mio padre», diretto nel 2002 da Sam Mendes. Aveva 83 anni e viveva con la moglie Joanne a New Haven, nel Connecticut. La notizia è stata diffusa in mattinata da Vincenzo Manes, presidente della fondazione Dynamo Camp di Limestre (Pistoia), che fa parte dell'organizzazione internazionale di solidarietà fondata dall'attore americano. La conferma è arrivata poi dalla portavoce dell'attore. «Alle 7.30 ho ricevuto una mail dall'America che mi ha fatto sapere che Paul Newman non è più tra noi» ha detto Manes alla festa annuale della fondazione. I presenti hanno risposto con un applauso caloroso. La notizia del cancro ai polmoni che lo stava devastando è stata diffusa ufficialmente il 31 luglio di quest'anno dallo Sloan-Kettering Cancer Center di New York. Allora i media avevano scritto che Newman, sottoposto a pesanti cicli di chemioterapia, avrebbe avuto solo poche settimane di vita. Ad agosto aveva lasciato l'ospedale, confidando: «Voglio morire a casa». A maggio del 2007, a 82 anni, aveva annunciato di voler lasciare il cinema per dedicarsi solo a iniziative umanitarie e imprenditoriali. Nato e cresciuto nell'Ohio, vicino a Cleveland, Paul era figlio del proprietario di un negozio di articoli sportivi, a sua volta figlio di emigranti europei, e di una donna ungherese. Giovanissimo si è arruolato nella Naval Air Corp sperando di diventare pilota, ma non ci è riuscito per un problema alla vista. Nel 1949 ha sposato Jackie Witte ed è stato allora che ha deciso di intraprendere la carriera di attore; dal matrimonio sono nato tre figli, ma l'unico maschio, Scott, è morto nel 1978 per overdose. Dopo aver frequentato per meno di un anno la scuola d'arte drammatica della Yale University, Paul si è iscritto all'Actor's Studio di New York e ha debuttato nel 1953 in un teatro a Broadway in «Picnic», opera resa famosa dall'omonimo film. L'esordio cinematografico nel 1954 in «Il calice d'argento». Allora il The New Yorker scrisse: «Recita la sua parte con il fervore emotivo di un autista di autobus che annuncia le fermate locali». Due anni più tardi è andata meglio con la sua interpretazione del pugile Rocky Graziano in «Lassù qualcuno mi ama». Nel 1958 a Las Vegas Newman si è risposato con l'attrice Joanne Woodward, sua compagna fino all'ultimo e da cui ha avuto tre figlie. A cavallo degli anni '60 Paul è stato protagonista di alcuni fra i più grandi successi della storia di Hollywood: «La gatta sul tetto che scotta», «Lo spaccone», «Hud il selvaggio», «Intrigo a Stoccolma», «Il sipario strappato», «Nick mano fredda», «Butch Cassidy», «La stangata». Con la moglie ha recitato poi in «Paris Blues» (1961), «Il mio amore con Samantha» (1963) e «Indianapolis, sfida infernale» (1969). Newman l'ha anche diretta come regista ne «La prima volta di Jennifer» (1968), «The Effect of Gamma Rays on Man-in-the-Moon Marigolds» (1972), «The Shadow Box» (1980) e «Lo zoo di vetr»o (1987). Dopo sette nomination, nel 1986 ha vinto un Oscar onorario e l'anno successivo è stato premiato con l'Oscar come migliore attore per «Il colore dei soldi», sequel dello «Spaccone».

FONTE: corriere.it