domenica 5 ottobre 2008

Filippine, l’arcipelago più affascinante e spettacolare del continente asiatico….

“Turisti… per caso”, in una delle mete più ambite da naturalisti ed esploratori.

Per i numerosi amanti dei viaggi, una tappa impedibile per piazzare la famigerata “bandierina”, è rappresentata senza dubbio dall’arcipelago filippino, per il quale è doveroso spendere qualche parola visto che è uno dei paesi meno conosciuti ma non per questo meno affascinanti dell’Asia, soprattutto per chi, come me, ha avuto il piacere di visitarlo durante un viaggio a dir poco indimenticabile. Situato all’estremità occidentale dell’Oceano Pacifico a sud della Cina, l’arcipelago delle Filippine si sviluppa da sud a nord per quasi 2000 km; le isole più settentrionali arrivano a 250 km da Taiwan mentre quelle più meridionali distano 50 km dal Borneo. La quasi totalità del suo territorio è determinata dalle dieci isole maggiori, invece la restante parte è costituita da circa 7000 isole più piccole; di queste solo alcune centinaia risultano abitate mentre le altre, vista la loro intatta conformazione naturale, sono un vero e proprio eden per avventurosi esploratori, sportivi e naturalisti. La città più importante delle Filippine è Manila che ne è anche la capitale; situata a Luzon, l’isola più grande dell’arcipelago, questa metropoli rappresenta un gigantesco guazzabuglio di case dove vivono circa 12 milioni di persone; a Manila si può visitare la pittoresca ed antica città fortificata di Intramuros avente chiare origini spagnole e barocche, nelle cui vicinanze si può praticare il golf in un elegante club. Lungo i viali di Intramuros si svolgono imperdibili feste folkloristiche, con i tipici costumi delle varie cittadine filippine nonché dei primi conquistadores spagnoli, inoltre è presente un viale intitolato ai vari presidenti che si sono succeduti nella storia del paese, ad ognuno dei quali è stata dedicata una targa di bronzo. Nelle immediate vicinanze, si erge imperioso l’imponente Forte Santiago, la bellissima cattedrale e la chiesa di San Augustin. Il nostro percorso turistico prosegue con il pittoresco Rizal Park intitolato all’omonimo eroe nazionale morto per la propria patria; un parco molto grande in cui si possono ammirare alcuni monumenti. I mezzi di trasporto a Manila non mancano di certo!! Dappertutto ci sono moto con annesso sidecar e le simpatiche jeepney, autoveicoli lunghi fino a 6 metri fantasiosamente tappezzati e decorati, che possono essere fermati alzando semplicemente il braccio; dando poi al conducente circa sei pesos filippini (quasi dieci centesimi di euro) si può andare in giro per la città magari in uno dei giganteschi centri commerciali, alla ricerca di qualche buon affare tra i numerosi articoli a buon prezzo tra cui l’abbigliamento, le ceramiche, i cappelli, le sculture in legno ed i famosi cesti filippini. Per lo shopping è doveroso segnalare il quartiere residenziale e signorile di Makati, mentre per quanto riguarda la vita notturna una tappa obbligatoria è rappresentata dal quartiere Ermita ricco di ristoranti, locali alla moda e hotels. A circa tre ore da Manila e vicino alla città di San Pablo abbiamo scoperto una vera e propria meraviglia: Villa Escudero, un paradiso terrestre immerso nella natura tra piantagioni di cocco e di mango, dove è presente l’animale tipico della zona simile al toro, il karabao. Villa Escudero prende il nome dal suo fondatore, un personaggio storico delle Filippine; al prezzo di soli 800 pesos (circa 11 euro) è possibile effettuare il tour in questa splendida località. Subito dopo l’entrata si percorre un viale ai lati del quale sono visibili alcuni cimeli della 2^ guerra mondiale tra cui cannoni, carri armati ed un aereo da guerra; successivamente si entra nel museo, dentro il quale vengono custoditi preziosi reperti riguardanti la cultura, le origini e le tradizioni del popolo filippino risalenti agli antichi abitanti del posto, gli Ita e gli Igurot: sono quindi visibili costumi d’epoca, attrezzi da lavoro, armi, animali imbalsamati, monete, statue di santi, quadri e tanti altri oggetti in grado di testimoniare la storia del Paese. Dopo la visita al museo si viene trasportati con un tipico carretto spinto dal karabao mentre le melodie dei canti locali accompagnano i visitatori alle locali cascate dove, immersi fino alle ginocchia nell’acqua, è possibile consumare un lauto pranzo e degustare i piatti tipici del posto. Per smaltire l’abbuffata abbiamo sperimentato successivamente il rafting con le zattere di bamboo, nel lago adiacente, che rispecchia fedelmente la fauna locale e, dopo una lunga nuotata nelle piscine, abbiamo concluso l’indimenticabile gita a Villa Escudero salendo di nuovo sul carretto preso in precedenza, per guadagnare l’uscita cullati dalle note allegre della musica filippina. La nostra vacanza è continuata poi con un’altra tappa fondamentale del “tour”: Baguio. Questa bellissima cittadina, adagiata sulle montagne a Nord di Manila, è rinomata per essere la più verde e pulita delle Filippine, infatti non sbagliano quei turisti che la definiscono la “piccola svizzera”. Una vegetazione lussureggiante formata soprattutto da alberi di pino e gli ampi parchi a disposizione fanno di Baguio un posto impedibile per gli amanti della natura e del trekking, che possono visitare Burnham Park con il suo laghetto percorribile in barca e Camp John Hay ricchissimo di vegetazione dove si pratica il golf e l’equitazione; da non perdere assolutamente la pittoresca cattedrale di Saint Joseph. Chi volesse proseguire più a nord di Baguio può trovare le spettacolari coltivazioni a terrazza di Banawe e Bontoc. Un’altra località degna di essere menzionata è Hundred Islands (tradotto in italiano: cento isole); un suggestivo mini arcipelago situato a nord di Manila formato da piccolissime isole la cui superficie varia dai 30 ai 1200 metri quadrati, bagnate da un mare trasparente e cristallino. Con le tipiche imbarcazioni del posto rinforzate ai lati con canne di bambù per mantenere l’equilibrio con i forti venti, si possono visitare tutte le isolette in circa 50 minuti per poi approdare nell’atollo più grande ed immergersi nelle sue splendide acque, insomma, un angolo di Polinesia nel sud dell’Asia. Per rimanere sempre in contatto con la natura merita una segnalazione la splendida baia di Subic situata vicino Pampanga, un’altra città molto importante; qui è possibile ammirare il J.E.S.T. Camp con il suo mini zoo, il parco degli uccelli e quello delle farfalle, ed inoltre si può vedere una dimostrazione di sopravvivenza nella jungla con particolare riferimento all’utilizzo della canna di bambù. Un altro posto incantevole da visitare è sicuramente Puerto Galera, situato nell’isola di Mindoro, vero e proprio paradiso terrestre per gli appassionati di immersione e gli amanti dello sci nautico. L’ultima e più spettacolare tappa del nostro lungo viaggio è rappresentata da Boracay, forse la più bella isola del continente asiatico. Con un’ora di volo da Manila è possibile raggiungere un vero e proprio paradiso terrestre. Boracay infatti, con i suoi 7 km di spiaggia bianchissima e mare cristallino è una vera e propria “chicca” paesaggistica da non perdere assolutamente, lo sanno bene i numerosi surfisti che si danno appuntamento sulle sue spiagge. Da non perdere poi, soprattutto verso il tramonto, la passeggiata lungo la spiaggia, dove si affacciano numerosi ristoranti e locali che allietano con musica e spettacoli le vacanze dei turisti e riescono ad offrire tutti i tipi di cucina, da quella coreana a quella mongola, da quella filippina per finire addirittura a quella italiana!! Da non perdere inoltre il giro dell’isola in barca, che offre uno spettacolo impareggiabile fatto di bellissime spiaggette situate nelle insenature delle scogliere e di roccioni sparsi in mezzo al mare, tappa fondamentale per gli amanti dello snorkeling e delle immersioni. Tra le altre località da visitare nell’arcipelago filippino troviamo le isole Visayas con Cebu, che oltre alle bellezze naturali offre anche quelle architettoniche con il Forte San Pedro e la chiesa di San Agustin, poi Bohol famosa per le “Colline di cioccolato” nonché Leyte e Panay. Dulcis in fundo possiamo ammirare l’incontaminata isola di Mindanao con i loro laghetti, cascate, foreste e acquitrini, dove troviamo il noto vulcano Apo ed infine l’isola di Palawan ricca di paesaggi pittoreschi.


di Alessandro Nanni



American Live Foundation: Cataldo Doria proclamato chirurgo dell'anno

L'italiano, professionista nei trapianti, ha superato in classifica numerosi "luminari" provenienti da tutto il mondo

L'American Liver Foundation ha proclamato ieri a Filadelfia Cataldo Doria chirurgo dell'anno. L'associazione da 15 anni premia i professionisti che si sono distinti nel campo della medicina grazie al loro contributo alla cura delle malattie epatiche e del trapianto di fegato. Doria, 43 anni, di Taranto, dirige la divisione dei trapianti alla Jefferson University e ha al suo attivo 430 sostituzioni di fegato e circa 200 di rene. «Si tratta di un riconoscimento di grande importanza - ha commentato Doria - che premia un centro trapianti di media grandezza, ma che ha una sopravvivenza dei malati che hanno ricevuto un organo tra le migliori degli Stati Uniti». Doria ha studiato medicina all'università di Perugia. Nel '91 nel centro di Pittsburgh diretto da Thomas Starzl si è specializzato in chirurgia dei trapianti. Nel 1995 ha lavorato a Palermo con il professor Ignazio Marino per fondare l'Istituto mediterraneo per i trapianti di organo (Ismett). Otto anni dopo è tornato negli Stati Uniti, dove attualmente dirige alla Thomas Jefferson University la divisione trapianti.

FONTE: ilmesaggero.it

Buon compleanno telescopio

Si celebrano online i 400 anni. Tanti ne sono passati dalla nascita del primo marchingegno per scrutare l'universo

La webzine Wired dedica le pagine odierne al compleanno del telescopio. I primi documenti ufficiali che testimoniano l'esistenza di un oggetto identificabile come dispositivo dedicato all'esplorazione delle stelle risalgono esattamente a 400 anni fa. È datata infatti ottobre 1608 la richiesta di brevetto presentata dall'olandese Hans Lippershey per un "apparecchio tramite il quale tutte le cose a grandissima distanza possono essere viste come se fossero vicine".
DALL'OLANDA A PISA - Uno strumento per l'osservazione di oggetti distanti, quindi - appunto - un telescopio. Come quello presentato l'anno seguente al Senato di Venezia da Galileo Galilei, considerato padre del telescopio rifrattore, grazie al quale lo scienziato pisano ha potuto dimostrare che la Terra non è al centro dell'universo, confermando così la teoria eliocentrica copernicana e quindi rivoluzionando completamente la visione del mondo.
L'EVOLUZIONE – Ora, a quattro secoli di distanza, i moderni telescopi sono ben diversi dai primi semplici marchingegni dotati di piccole lenti, praticamente portatili: gli apparecchi che permettono agli scienziati di oggi di guardare a grandissima profondità nell'universo sono macchinari sofisticati, tonnellate di ferro e acciaio a sostegno di specchi giganteschi. Il più grande di tutti, attualmente, è il Gran Telescopio Canarias (GTC) situato a 2.400 metri di altezza sull'isola di La Palma (Canarie): lo specchio principale pesa 17 tonnellate e misura 10,4 metri di diametro, mentre l'intera struttura è alta 41 metri, per un peso complessivo di oltre 500 tonnellate.
LE IMMAGINI – Oltre a dedicare uno spazio alla storia del telescopio - accompagnata da una mappa cronologica interattiva in cui sono evidenziati gli avvenimenti più importanti - Wired invita i suoi lettori a celebrare la ricorrenza inviando alla rivista il link alle proprie immagini preferite sull'argomento, che si tratti di foto di costellazioni o di osservatori visitati in occasione di un viaggio. Chiunque può dare il proprio contributo, è sufficiente che le immagini siano di buona qualità (almeno 800x1200 pixel) e accompagnate da una descrizione, anche tecnica.

FONTE: Alessandra Carboni (corriere.it)

CRISI MUTUI: SARKOZY, IMPEGNO SOLENNE A SOSTENERE LE BANCHE

"Costruiamo qualcosa di nuovo, come fu a Bretton Woods, qualcosa in cui la gente abbia fiducia": come voleva il presidente francese Nicolas Sarkozy, il minivertice del G4 ha fatto del suo meglio per rassicurare gli europei sui loro risparmi e sul futuro. Non poteva annunciare misure concrete, non era né la sede né la formazione giusta in campo per farlo. Ma sui principi - liquidità garantita, giro di vite sulle banche d'investimento ed elementi di flessibilità nel patto di stabilità - l'insolito appuntamento parigino ha dato qualche frutto. Berlusconi, Sarkozy, la Merkel e Brown, con accenti a volte parecchio diversi fra loro, hanno dato comunque impressione di unità di intenti. "Impegno solenne": Sarkozy ha definito così, leggendo il documento in cinque punti adottato alla fine del vertice a quattro, il vincolo che garantisce i risparmiatori europei. Ognuno a modo suo, secondo la propria disponibilità e cultura, escludendo i metodi olandesi e irlandesi ovviamente, ma si dovranno aiutare le banche perché nei conti correnti ci sono i soldi della gente. Questo per il presente. In futuro, però, si cambia registro, perché "di fronte a analoghe cause non si producano gli stessi effetti" ha puntualizzato Sarkozy. E' stato proprio il presidente francese ad escludere che l'Europa possa passare un colpo di spugna su quanto accaduto. Se uno stato, forzando le regole europee, sarà costretto a salvare una banca, i dirigenti che hanno fallito "dovranno essere puniti". Mentre, per motivi diversi, Gordon Brown e Angela Merkel erano molto più prudenti, gli accenti più decisi e proiettati nel futuro sono venuti proprio dalla coppia Berlusconi-Sarkozy. Il premier inglese alle prese con le decisioni di Dublino e il rimpasto ministeriale che lo ha costretto a ripescare il vecchio nemico Mandelson, la Merkel ancora con l'eco del piano Paulson all'europea attribuito a Parigi nelle orecchie, l'asse Berlino-Londra è stato parecchio più prudente. Il cancelliere ha insistito sul fatto che "i privati debbono prendersi le loro responsabilità" così come è giusto che facciano gli stati, Brown ha sottoscritto la dichiarazione puntualizzando però che "tutto quello che possiamo fare lo stiamo già facendo". Diversi gli accenti sulla rotta Roma-Parigi, con Sarkozy al solito sorridente e intento a cercare di infondere sicurezza, che ha provato a immaginare una nuova Bretton Woods: "come fu allora, da questa crisi europea deve nascere un mondo nuovo. Dobbiamo costruire qualcosa di diverso, qualcosa in cui la gente abbia fiducia. Ognuno lo farà con la propria cultura, ma lo sforzo deve essere coordinato. Dobbiamo gettare le basi di un capitalismo imprenditoriale, non speculativo, questo vogliono gli europei". La sua parola chiave, il pass-partout, è stato "rifondazione", un'ambizione che rispecchia perfettamente lo stile tutt'altro che low profile del capo dello stato francese. Per Berlusconi, il più loquace e rilassato fra gli oratori, i risparmiatori europei "devono stare tranquilli" perché non siamo nel '29, servono nuove regole per la trasparenza e per le banche, addirittura sarebbe meglio ''vietare" i prodotti finanziari troppo speculativi. Si aspetta un vertice europeo, si guarda ancora più avanti verso un G8 rifondatore, ma intanto gli interrogativi gravano sull'Europa, sul patto di stabilità, sul rischio che certi principi che sembravano inflessibili mostrino le crepe al primo colpo serio: il presidente della Commissione, José Manuel Barroso, ha detto che "essere in linea con il patto di stabilità ci consente di essere più flessibili in questo momento", il presidente dell'Eurogruppo Juncker ha parlato di rispetto del patto "nella sua interezza". L'impressione netta é che elementi di flessibilità nelle regole fino ad oggi impartite siano inevitabili: "rispettare Maastricht sì, ma con questa crisi...", ha sintetizzato Berlusconi. Poco distante, a fine conferenza, Sarkozy si asciugava il sudore con un fazzoletto: "Dura? Sì, è stata dura...", ha ammesso.

FONTE: Tullio Giannotti (ansa.it)