domenica 12 ottobre 2008

Buon compleanno collant

Diciamo la verità: con addosso i collant neppure Edvige Fenech, Lilli Carati, Gloria Guida, Laura Antonelli e via sexycommediando, risultavano dei mostri di sensualità. Figuriamoci le nostre fidanzatine che erano nettamente meno attraenti delle dive-simbolo dei film «vietati ai minori di 14 anni». Alla fine degli anni ’70 i collant «color carne» fecero il loro ingresso - erotically scorrect - nei lungometraggi osé virilmente (?) interpretati da Renzo Montagnani, Alvaro Vitali, Mario Carotenuto. Noi, nell’ultima fila del cinema, ci chiedevamo perché mai Edvige, Lilli, Gloria e Laura indossassero i collant invece di reggicalze e autoreggenti. Quando chiedevamo spiegazioni ai nostri fratelli maggiori, loro ci rispondevano che reggicalze e autoreggenti era roba da pellicole «vietate ai 18 anni». Insomma, per la lingerie veramente hard, dovevamo crescere (e soffrire) ancora un po’. Oggi, quando chiediamo alle nostre mogli il motivo misterioso che le spinge a usare i collant con «guaina contenitiva», loro ci rispondono «perché sono belli caldi». Raggelante. Eppure i collant hanno rappresentato nella storia dell’intimo-donna una rivoluzione destinata a sfidare i decenni; mica come il borsello da uomo, sparito (giustamente) nel giro di pochi anni. I collant no, loro nel 2009 festeggeranno il mezzo secolo di vita. Ma a partecipare al brindisi sono ora perfino gli uomini, considerato che negli ultimi anni il capo in questione si è esteticamente evoluto. Insomma, i collant hanno perso l’originario effetto azzera-libido, assumendo un appeal decisamente più intrigante. Reggicalze, slip, pizzi e fascia autoreggente sono ormai direttamente stampati sui collant in una fantasiosa gamma di colori e disegni che - ammettiamo - rappresenta un decisivo passo avanti rispetto alla tristezza dell’antico modello-base inventati dal britannico Allen Grant nel 1959. Da allora i «pratici e comodi» collant conquistarono il pubblico femminile in un battibaleno. Poco importa che per molti (compresa una sostanziosa fetta di donne) i collant costituiscano ancora il totem della negazione della sensualità femminile. L’esatto opposto della scena consacrata al cinema da Sophia Loren, davanti ad un eccitatissimo Marcello Mastroianni, nell’indimenticabile scena dello spogliarello del film di De Sica, «Ieri, oggi e domani». Ma lì (oltre alle curve di Sophia) c’erano in gioco reggicalze e guêpière, altro che collant. Ma il merito o la colpa (dipende dai punti di vista) del lancio dei collant non è un’esclusiva di sir Grant; l’oggetto dei «non desideri» maschili non avrebbe infatti mai visto la luce, senza il nylon, materiale «resistente come l’acciaio e delicato come una ragnatela», scoperto nel 1938 da Wallace H. Carothers. Quando nel 1965 Mary Quant lanciò la minigonna, i collant decretarono la fine di calze e guêpière e segnarono anche una rivoluzione nello stile. Le gambe diventano sempre più nude e le gonne sempre più corte. I collant velavano le splendide gambe di una giovanissima Brigitte Bardot, quelle sottili di Twiggy e quelle interminabili di Verushka. Jane Fonda in «Barbarella», li sfoggia con mini-tuta spaziale e stivali. Marilyn Monroe li porta sotto un pullover extralarge mentre seduce Yves Montand, in «Facciamo l’amore». Più che un titolo, un auspicio. Da attuare togliendo i collant, possibilmente.

FONTE: ilgiornale.it

Soyuz: a bordo della navicella un turista miliardario

L'americano Garriott ha pagato 35 milioni di dollari per partecipare alla missione

La navicella spaziale russa Soyuz che porta nello spazio il «turista» miliardario statunitense Richard Garriott insieme a un cosmonauta russo e a un astronauta americano è stata lanciata dal cosmodromo russo di Baikonur, in Kazakhstan. Il lancio è avvenuto in orario, alle 13.03 locali (le 09.03 in Italia) e ora la Soyuz Tma-13 trasporterà Garriott, il cosmonauta Iuri Lonciakov e l'astronauta Michael Fincke alla Stazione spaziale internazionale (Iss). La Soyuz è stata lanciata dalla stessa rampa nella steppa kazaka da cui nel 1961 partì la storica avventura nel cosmo del sovietico Iuri Gagarin, il primo uomo nello spazio.Dieci minuti dopo il lancio il centro di controllo della missione ha reso noto che la Soyuz è entrata in orbita, mentre l'attracco alla Iss è previsto per martedì alle 10.33 ora italiana. Richard Garriott, 47 anni, tycoon texano diventato ricco creando videogiochi, nato in Inghilterra ma figlio dell'astronauta americano in pensione Owen Garriott, ha pagato 35 milioni di dollari (quasi 26 milioni di euro) per essere il sesto «turista dello spazio» della Storia. Il padre Owen ha all'attivo diverse missioni nei decenni passati, fra cui un soggiorno di due mesi sulla stazioni orbitante Skylab nel 1973.

Foto: Lovetsky - Ap.

FONTE: ilmessaggero.it

Google: il supersatellite comincia a spiare

GeoEye-1, lanciato il 6 settembre scorso, ha scattato la sua prima immagine

Lanciato lo scorso 6 settembre dalla base Vandenberg in California, il satellite GeoEye-1 co-sponsorizzato dalla Google ha scattato la prima foto dallo spazio.
LA FOTO – L'occhio del più accurato satellite commerciale per immagini al mondo si è posato sulla Kutztown University (in Pennsylvania) a mezzogiorno di martedì scorso, mentre orbitava attorno alla Terra a 680 chilometri di altezza, transitando sopra gli Stati Uniti a una velocità di circa 27 mila chilometri all'ora (i satelliti devono spostarsi a velocità molto elevata per compensare l'attrazione gravitazionale terrestre e rimanere così in orbita).
ALTISSIMA RISOLUZIONE – Il veicolo spaziale messo a punto nei laboratori di GeoEye può scattare foto a una risoluzione massima di 41 centimetri. «Quanto basta per zoomare su una base di un campo da baseball», ha spiegato Mark Brender, vice presidente del settore comunicazione e marketing dell'azienda madre. Tuttavia, in virtù delle leggi statunitensi, le immagini che il gigante di Mountain View utilizzerà nei suoi Google Maps e Google Earth non potranno avere una risoluzione inferiore ai 50 centimetri.
SPIA O NO - Sul guscio del satellite spiccano inconfondibili le lettere colorate di Google, ma in realtà GeoEye-1 lavora anche al servizio della National Geospatial-Intelligence Agency statunitense (secondo sponsor del progetto) ai fini della sicurezza nazionale. Ma «GeoEye-1 non è una spia», tengono sottolineare dalla società, spiegando che si tratta solo di una tecnologia per la raccolta di immagini del nostro pianeta che poi saranno pubblicate in rete o vendute a qualsiasi cliente abbia la necessità di mappare, misurare e monitorare spazi e cose presenti sul territorio. E questo, secondo loro, non è spiare.

FONTE: Alessandra Carboni (corriere.it)