lunedì 20 ottobre 2008

Champions degli automi: due robot italiani in finale

Due compagini, entrambe di Pisa (Università statale e Scuola superiore S. Anna) con progetti all’avanguardia



E’ la Champions della robotica lunare, la più prestigiosa competizione europea dedicata a ricercatori e studenti costruttori di automi. Lunar Robotics Challenge dell’Esa (l’agenzia spaziale europea) quest’anno si conclude nella notte tra il 24 e il 25 ottobre con una finale super all’interno del cratere di un vulcano spento a Tenerife, isole Canarie. All’ultima gara, superando i progetti di decine di team arrivati da 17 paesi dell’Ue, si sono qualificate otto squadre e l’Italia è riuscita a piazzare due compagini, entrambe di Pisa (Università statale e Scuola superiore Sant’Anna) che hanno costruito due robot all’avanguardia. Il primo, realizzato dalla squadra del Centro di ricerca Piaggio della facoltà di Ingegneria dell’università di Pisa, si chiama David ed ha una peculiarità che lo rende unico nel mondo. «L’automa è attrezzato con un braccio robotico che viene lanciato da un cavo telecomandato – spiega Antonio Bicchi, ordinario di robotica all’ateneo pisano che ha coordinato la ricerca – e permette all’organo di presa di raggiungere un oggetto lontano diversi metri anche in assenza di gravità». Insomma, un robot Tiramolla (come il famoso fumetto), che è anche attrezzato con ruote speciali in grado di muoversi senza problemi su superfici sabbiose e superare ostacoli con grande facilità. «Abbiamo pensato a una macchina capace di muoversi in condizioni ambientali proibitive – spiega Adriano Fagiolini, dottorando all’ateneo pisano e team manager della squadra -. David è stato progettato per muoversi su terreni impervi e in luoghi privi di luce, pervasi dalla sabbia lunare, che è molto abrasiva e potenzialmente dannosa per i meccanismi del veicolo, esposti anche alle radiazioni dovute all’assenza di atmosfera». «PESAPOD» - Il secondo robot italiano, realizzato da studenti e ricercatori della Scuola Superiore Sant’Anna (i laboratori sono quelli diretti dai professori Paolo Dario e da Maria Chiara Carrozza, rettore della scuola), è stato battezzato Pesapod, complesso gioco linguistico tra «hexapod», l'acronimo (Esa) che contraddistingue l'agenzia spaziale europea e la pronuncia Pisapod che richiama alla mente la città di provenienza della squadra, Pisa, appunto. Pesapod è un robot a sei zampe. Il suo punto di forza? «Il meccanismo che contraddistingue una delle zampe anteriori dell’automa – spiega Stefano Roccella, ricercatore della Scuola – e che agisce come una benna per scavare, raccogliere e proteggere il materiale lunare prima che venga depositato nell'alloggiamento del lander». Come Pollicino il robot è stato programmato per lasciare sul percorso alcuni piccoli ma potenti ripetitori per rendere il segnale di comando più stabile. «Se uno dei nodi della rete alla quale è collegata la macchina dovesse smettere di funzionare – continua Roccella – sarà così possibile riconfigurare la rete senza interrompere la comunicazione. Una stereocamera e due telecamere di prossimità permettono infine una manipolazione precisa del materiale». Gli otto robot in gara sulla «luna spagnola» dovranno entrare all’interno di un cratere di un vulcano spento (che simula un cratere lunare) e compiere alcune operazioni, tra le quali la raccolta di materiale, roccia e sedimenti. Che poi dovranno trasportare al «campo base» muovendosi in un ambiente estremamente ostile.





FONTE: Marco Gasperetti (corriere.it)