venerdì 14 novembre 2008

Capelli bianchi addio, una molecola sostituirà le tinture

C'è chi al fascino dei capelli bianchi non crede e non si rassegna ai fili grigi sul capo. Per tutti coloro che armati di tintura combattano l'avanzare degli anni una molecola è pronta a garantire di poter ritrovare il colore perduto. Il farmaco è stato messo a punto da ricercatori dell'università di Manchester, in Gb, e dell'ateneo di Lubecca, in Germania, che sperano di farne uno shampoo in alternativa a tinture e affini. La scoperta è pubblicata sul British Journal of Dermatology. La melanina, il pigmento che “colora” pelle e capelli, è stimolata da una famiglia di ormoni peptidici, che attivano i melanociti (Msh). L'equipe ha verificato se un peptide chiamato Kdpt, che può essere prodotto sinteticamente in laboratorio, può avere gli stessi effetti degli Msh, stimolando la pigmentazione come avviene naturalmente. I ricercatori cercavano, in pratica, una sostanza in grado di ricolorare i capelli bianchi. Diversi disturbi della pelle provocano la perdita della chioma che spesso, quando ricresce, non ha più il suo colore naturale. In laboratorio sono stati trattati campioni di follicoli dei capelli prelevati da 6 donne fra i 46 e i 65 anni, con differenti concentrazioni di Kdpt. Parte del “materiale” è stato messo sotto interferone di tipo II, in modo da stimolare l'infiammazione. Il team voleva creare così la stessa condizione che si verifica quando malattie come l'alopecia areata o l'effluvio telogeno provocano la caduta dei capelli. Ad alcuni dei campioni “maltrattati” è stato poi somministrata la molecola “ridona-colore”, che ha funzionato, aumentando la concentrazione di melanina. I ricercatori precisano che il trattamento si è rivelato efficace in laboratorio sui capelli imbiancati dalla malattia, ma pensano che possa funzionare anche contro il grigio dovuto all'età.



FONTE: ilmessaggero.it

G8: DIAZ, ASSOLTI I VERTICI DELLA POLIZIA

Undici ore di camera di consiglio per un sentenza che chiude, dopo quasi otto anni, quella che e' stata definita una delle pagine piu' nere della democrazia in Italia: i pestaggi alla scuola Diaz durante il G8 di Genova. Sono stati inflitti 35 anni e 7 mesi di reclusione totali, in gran parte condonati. Tredici condanne, sedici assoluzioni, tra le quali tutti i vertici della Polizia mandati a giudizio. Scuola Diaz, era il 21 luglio 2001, a poche ore dalla morte del giovane Carlo Giuliani: le botte, gli insulti, le calunnie e gli atti falsi attraversarono quella notte e le stanze di quella scuola come una tempesta. In quelle aule, oltre 90 ragazzi pestati, insultati e calunniati. In molti erano in tribunale, stasera. Gli stessi che hanno ascoltato in silenzio il nome dei condannati (tutti i poliziotti del VII nucleo del Reparto Mobile di Roma che entrarono alla Diaz al comando di Vincenzo Canterini) e che hanno urlato 'vergogna, vergogna' quando hanno capito che il tribunale ha assolto i 'vertici', la 'catena di comando'. Un processo complesso, condotto sul filo del codice che vuole la responsabilita' penale strettamente personale, un processo sofferto per il ripetersi delle immagini dei pestaggi, del sangue, delle umiliazioni. E ancora, episodi dai contorni ambigui ricostruiti per dar loro concretezza - come quello delle molotov e delle coltellate al poliziotto -, il fantasma in quella scuola. Due pubblici ministeri, Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini, che hanno parlato per ore e ore, oltre 40 memorie e contromemorie depositate, che ha visto il grande lavoro delle parti civili teso tutto a colmare lacune e cercare prove. Le parole delle difese, che nelle ultime udienze sono state pesantissime, una sfida che ha visto incrociare le spade tra avvocati e pubblici ministeri, attacchi frontali per demolire quello che da piu' parti e' stato chiamato 'il teorema'. C'e' ansia in aula mentre si aspetta la sentenza. Molti sono presenti: Mark Covell, il giornalista inglese che fini' in coma per i calci e i pugni alla testa, e Haidi Giuliani, la mamma di Carlo; ci sono le ragazze che si trovarono gli occhi tumefatti e Vittorio Agnoletto, europedutato di Rifondazione comunista, ex leader del Genoa Social Forum. C'e' nervosismo per i rinvii, ora dopo ora, per una sentenza che prima doveva uscire alle 17 ed e' invece stata pronunciata alle 21. La lettura del presidente Gabrio Barone e' lenta, scandita, puntuale. Non scioglie pero' l' ansia e il nervosismo di un'aula che aspetta le condanne come un risarcimento morale e finanche politico. Un'aula che dimostrera' alla fine di non sopportare la parola 'assolto'. Piovono urla e fischi, dichiarazioni di fuoco, i carabinieri in servizio d'ordine attenti ma discreti, i pm che non commentano a caldo, le difese dei condannati che ripetono 'appelliamo, appelliamo'. In fondo all' aula, in silenzio, e' sempre rimasto Alfredo Fabbrocini, dirigente della squadra mobile di Parma. Per lui, i pm prima chiesero al giudice l' archiviazione, poi in tribunale l' assoluzione. Una tesi che il tribunale ha accolto in pieno. Se n'e' andato senza commentare.


FONTE: Chiara Carenini (ansa.it)