sabato 15 novembre 2008

Sesso libero per combattere la crisi. Il nuovo corso del resort australiano

Per tutto il mese di marzo organizzerà feste per nudisti dove i partecipanti potranno dedicarsi a orgie di gruppo



Un mese di sesso libero e di party senza veli per combattere la crisi economica. È l'iniziativa lanciata da Tony Fox, proprietario de «The White Cockatoo», villaggio turistico di Mossman, nel nordest dell' Australia che per tutto il prossimo mese di marzo organizzerà nel suo resort feste per nudisti dove i partecipanti potranno dedicarsi al sesso libero e a orgie di gruppo. La crisi economica ha colpito duramente l'economia australiana e uno dei settori che soffre di più l'attuale recessione è proprio il comparto turistico. Le statistiche ufficiale dichiarano che solo nel mese di settembre i villeggianti in Australia sono diminuiti del 7,6% rispetto all'anno precedente e le previsioni per i prossimi mesi non sono incoraggianti.
LA STORIA DEL RESORT - Proprio per aggirare la crisi il patron del resort ha deciso di tornare sui propri passi. Fino a tre anni fa infatti questo villaggio turistico, che si trova vicino alla Grande barriera corallina, era uno dei luoghi di ritrovo più famosi per gli scambisti e gli amanti del sesso libero. Celebri erano i «clothes optional» party, feste in cui erano organizzate orgie di gruppo e chi vi partecipava poteva tranquillamente presentarsi nudo visto che, come dichiarava il titolo di questi singolari party, i vestiti erano considerati solo un optional. Durante una di queste feste la situazione degenerò e la polizia fu costretta a intervenire. Da allora il resort cambiò politica e anche a causa delle numerose proteste il patron del «The White Cockatoo» adottò un regime più sobrio e più adatto a un normale villaggio turistico.
MISURE RADICALI - «I tempi duri impongono misure radicali», ha spiegato al «Courier Mail» Tony Fox. »Abbiamo preso il toro per le corna e la risposta è stata incredibile; siamo quasi al tutto esaurito». Il resort si trasfomerà per un mese in un villaggio turistico edonista, dove qualsiasi cosa potrà accadere. Non usiamo esplicitamente le parole sesso o scambio di coppia, ma non ci vuole uno scienziato per capire cosa succederà nel mese di marzo». Naturalmente non tutti hanno salutato con piacere la notizia. James Foley, vescovo della diocesi di Cairns è estremamente critico:«Ciò screditerà la gestione dell'intero resort in cambio di profitti di breve periodo. Chiunque partecipa a un party edonista ci va a suo rischio e pericolo. Dovresti chiederti che razza di gente va in questi posti e perché. Dove è il codice di comportamento e come si fermeranno queste persone nel caso si verifichino scontri e scenate di gelosia?»

(nella foto: una veduta di Mossman)

FONTE: Francesco Tortora (corriere.it)

Dallo spazio la prima foto di un pianeta extrasolare

Si tratta di «Fomalhaut b», in orbita attorno alla stella Fomalhaut: è gassoso e caldo, simile a Giove

«Mi è venuto quasi un attacco di cuore quando mi sono reso conto di avere davanti la prima fotografia di un pianeta extrasolare». Paul Kalas dell’Università della California a Berkeley, fatica a trattenere l’entusiasmo per la storica scoperta frutto, ancora una volta, del telescopio spaziale Hubble della Nasa. Il risultato è straordinario anche dal punto di vista dell’indagine costruita con la pazienza e la tenacia di un detective. La prima immagine che rimarrà dunque nei libri è quella del pianeta «Fomalhaut b» in orbita attorno alla stella Fomalhaut nella costellazione del «Pesce australe»; un astro vicino alla Terra (25 anni luce) molto giovane, di soli duecento milioni di anni e 16 volte più brillante del Sole. La storia inizia addirittura agli inizi degli anni Ottanta del secolo scorso quando il satellite Iras registra nell’infrarosso la presenza di materiale nel circondario della stella. Era un primo indizio dal quale Kalas, allora ancora studente, partirà con la convinzione che ci potesse essere qualcosa di più interessante di una nuvola di polveri. Nel 2001 Kalas e altri sei astronomi uniscono le forze e puntano Hubble nella direzione di Fomalhaut nella speranza di veder più chiaramente come stavano le cose. Centinaia di riprese venivano analizzate rivelando un mondo già ben organizzato e definito. Ma la sopresa arrivava da un confronto tra una fotografia del 2004 ed un’altra del 2006. Un puntino giallo che ad un occhio inesperto sembrava uno dei tanti intorno alla stella era invece un corpo consistente: ecco il primo fotogramma di un pianeta extrasolare. In passato qualche incerto annuncio del genere era già circolato ma presto veniva sementito o si capiva che l’oggetto era un nana bruna, cioè una piccola stella poco luminosa. Finora con varie tecniche sono stati trovati in cielo circa 300 pianeti extrasolari, ma nessuno è mai stato visto. La loro presenza veniva certificata solo indirettamente per le anomalie nel comportamento della stella madre o per un indebolimento della sua luminosità. E fino a ieri sembrava che ogni strumento esistente fosse troppo limitato per cogliere il volto dei remoti corpi. Invece è arrivata la sopresa. Kalas e colleghi aiutati dalla fortuna e dall’occhio risolutore di Hubble hanno avvistato il profilo di Fomalhaut nel disco di polveri e corpi ghiacciati che circonda la stella madre analogamente alla fascia di Kuiper avvolgente la nostra Terra e dove si trovano Eris e Plutone. «Fomalhaut b» è un pianeta gassoso e caldo simile al nostro Giove con una taglia però forse tre volte superiore ed ha probabilmente gli anelli come il nostro Saturno. Parlare di possibilità di vita è impossibile, a meno che non non si fantastichi su forme biologiche stranissime come aveva sognato Carl Sagan per l’atmosfera gioviana. Per compiere un giro intorno all’astro, inoltre, impiega 872 anni terrestri (la Terra 365 giorni) mentre la sua posizione è nel bordo interno del disco di gelida materia, a circa 17,6 miliardi di chilometri dalla superficie della stella. Poprio questa grande distanza ha permesso a Hubble di vederlo e seguirlo: se fosse stato più vicino l’abbagliante luce stellare lo avrebbe impedito. Ma le caratteristiche dell’ambiente fanno immaginare la ricerca soltanto come un primo passo proiettato verso altre presenze planetarie. «Riteniamo che nello spazio tra il nuovo corpo celeste e l’astro-madre vi siano oggetti forse simili alla Terra ma per risuscire a distinguerli dobbiamo aspettare il lancio del successore di Hubble, il James Webb Space Telescope che partirà nel 2013 guardando nell’infrarosso», nota Mark Clampin del centro Goddard della Nasa, uno degli autori dell’indagine e coordinatore del progetto del nuovo telescopio. L’imprevista scoperta riaccende ancor di più la corsa, sempre più accelerata, al gemello della nostra Terra.

(la foto proviene dal sito Nasa/Esa Hubble Space Telescope)

FONTE: Giovanni Caprara (lastampa.it)