mercoledì 26 novembre 2008

Terrore a Mumbai, sette attacchi: in ostaggio cittadini britannici e Usa

Colpiti alberghi e locali per stranieri. Almeno ottanta vittime. Paura per una donna italiana con figlia

MUMBAI - Notte di terrore a Mumbai. La capitale economica dell'India è stata colpita da una serie simultanea di attacchi a stazioni e siti turistici. Secondo testimoni oculari, decine di ostaggi occidentali sarebbero tenuti in ostaggio dai terroristi negli alberghi. Una donna italiana con la figlia di sei mesi è in uno degli hotel attaccati. Si parla di almeno 80 morti e centinaia di feriti. Il ministro italiano degli Esteri Frattini si è detto «molto preoccupato». 
ATTACCHI SIMULTANEI - Nella città si sono registrate almeno sette sparatorie ed esplosioni quasi simultanee. «Sembra un attacco terroristico, molte aree sono state preso d'assedio da uomini armati», ha affermato A.K. Sharma, commissario della polizia ferroviaria di Mumbai. L'attacco più grave si è verificato nella sala d'aspetto della stazione ferroviaria, il Chhatrapati Shivaji Terminal, dove uomini armati di Kalashnikov hanno cominciato a sparare e lanciare granate sulla folla. In uno degli attacchi, è rimasto ucciso anche Hemant Karkare, capo dell'unità anti-terrorismo di Mumbai. TURISTI IN OSTAGGIO - Gli altri attacchi hanno preso di mira gli alberghi di lusso e i locali frequentati dai turisti. Secondo il direttore generale della polizia, A.N. Roy, almeno due terroristi hanno preso d'assedio l'hotel Oberoi. La tv ha mostrato le immagini delle fiamme che invadono la hall del Taj Mahal, dove tre impiegati sono morti: in questo albergo i terroristi hanno preso anche alcuni occidentali in ostaggio. Altre tre persone sono rimaste uccise da una bomba che ha investito un taxi nella vicinanze. Secondo i media indiani, vi sono sparatorie ancora in corso vicino ad alcuni edifici dell'area di Colaba-Nariman Point, dove si trovano l'Oberoi, il Taj Mahal e altre luoghi frequentati dai turisti, tra cui molti italiani, come il pub Leopold's. Esplosioni e spari sono stati avvertiti anche a Mazgaon, la stazione di scambio della metropolitana e nell'area di Crawford market. TRATTATIVE IN CORSO - Secondo testimoni citati da varie tv indiane, sparatorie sono in corso anche al Marriot Hotel e nuove esplosioni sono state udite al Trident hotel e al Taj Mahal hotel. Due terroristi sono stati uccisi e molti si sono barricati in quest'ultimo albergo, secondo quanto riferisce la televisione indiana Ndtv citando il ministero dell'interno indiano. Qui i terroristi hanno preso in ostaggio una quarantina di ospiti e adesso hanno avviato trattative con la polizia. L'emittente ha aggiunto che agli attacchi stanno prendendo parte almeno 200 terroristi. 
ITALIANI COINVOLTI - Fonti diplomatiche italiane fanno sapere che all'interno dell'Hotel Oberoj, dove ci sono ancora i terroristi, si trova anche una donna italiana con la figlia di sei mesi. La hall dell'hotel è in fiamme. Lo riferisce la televisione indiana Ntdv. La televisione mostra anche degli spari di fronte ad un ospedale della città. Un testimone britannico ha riferito alla tv indiana che i terroristi cercano chiunque abbia un passaporto britannico o statunitense. Fonti diplomatiche italiane fanno sapere che al momento nella città indiana sono presenti circa 200 cittadini italiani. 

LA RIVENDICAZIONE - Secondo il quotidiano on line Times of India gli attentati di Mumbai sono stati rivendicati dai «Deccan Mujahiddin»,  gruppo terroristico islamico indiano. 

FONTE: corriere.it

Groenlandia al voto per maggiore autonomia

Un passo fondamentale verso la sua indipendenza

Nascita annunciata di una Nazione tra i ghiacci e il freddo del Grande Nord. Si tiene oggi in Groenlandia l'atteso referendum che propone ai 55mila abitanti dell'immenso territorio (tre volte la Francia) di ampliare in modo drastico l'autonomia dalla madrepatria, cioè il regno di Danimarca, e di riconoscere inequivocabilmente il diritto dei groenlandesi all'autodeterminazione. Cioè ad andare passo per passo all'indipendenza. La terra resa famosa da antichi documentari in bianco e nero, dalle avventure degli esploratori polari e poi dal bel film Il senso di Smilla per la neve è all'ora X, al momento più importante della sua Storia. Di fatto potrebbe nascere il primo Stato eschimese al mondo. L'attesa è grande, sia nella piccola Nuuk, la capitale dell'immenso territorio autonomo danese, sia nella prospera Copenaghen. I seggi chiuderanno a mezzanotte, si prevede una grande affluenza, e ancora non è chiaro quando si avranno i primi exit poll o risultati significativi. Ma quasi tutti prevedono una vittoria del sì: il no ha raccolto nei sondaggi circa il 30 per cento dei consensi. E la volontà di arrivare progressivamente all'indipendenza è condivisa dai groenlandesi, che sono per il 90 per cento Inuit, cioè in sostanza di ceppo eschimese, sia dall'opinione pubblica in Danimarca. La posta in gioco è alta: l'attuale sistema di amministrazione autonoma, chiamato Hjemmestyre, in vigore dal 1979, se vinceranno i sì al referendum di oggi verrà sostituito dal Sjelvstyre, cioè da un vero e proprio autogoverno. La regina di Danimarca resterà capo dello Stato, e il ricco regno scandinavo manterrà le responsabilità della politica estera e della Difesa. Punto quest'ultimo particolarmente importante: gli stessi indipendentisti groenlandesi ci tengono ad avere anche in futuro l'assicurazione sulla vita dell'ombrello protettivo della piccola ma moderna reale aviazione danese e della marina del regno (membro della Nato). Specie perché la Groenlandia secondo prospezioni e indagini geologiche e scientifiche possiede (nel suo suolo e nelle sue acque territoriali) materie prime che fanno gola a molti, e non ha assolutamente i mezzi per dotarsi di forze armate proprie. Comunque, il lungo addio al regno di Amleto in caso di vittoria del sì compirà un passo decisivo. I groenlandesi acquisteranno la sovranità e la piena responsabilità della polizia, della giustizia, della gestione delle prigioni. E il groenlandese, una lingua di ceppo eschimese, diverrà lingua ufficiale. I groenlandesi indipendentisti - gente moderata di scuola scandinava, non separatisti arrabbiati - sperano comunque che con l'indipendenza graduale la loro Nazione abbia da guadagnarci. Il nuovo accordo con la Danimarca proposto dal referendum prevede che i proventi dell'estrazione del petrolio (si spera in grandi giacimenti) vadano per i primi 12 milioni di dollari ogni anno alla Groenlandia, e per ogni cent successivo siano divisi a metà tra Groenlandia e Danimarca. In cambio la Danimarca si libererebbe dall'obbligo di versare le sovvenzioni che, pagate dai suoi contribuenti, attualmente mantengono in vita la Groenlandia, e che ammontano a 3,2 miliardi di corone, cioè quasi 430 milioni di euro, ogni anno. 

FONTE: repubblica.it