martedì 9 dicembre 2008

Kosovo: é diventata operativa la missione europea Eulex


Da oggi schierati 1.400 uomini che diventeranno 1.900 a marzo

La missione di polizia e giustizia Ue in Kosovo diventa operativa dopo mesi di rinvii, ritardi e tensioni, schierando 1.400 poliziotti, magistrati, giudici e funzionari internazionali, che entro marzo 2009 dovrebbero diventare 1.900. "Spero davvero che domani volteremo pagina con il dispiegamento di Eulex", ha commentato ieri il Rappresentante Ue per la politica estera, Javier Solana, al termine della riunione dei ministri degli Esteri Ue a Bruxelles. Sempre ieri il comandante di Eulex a Pristina, l'ex generale francese Yves de Kermabon, ha spiegato che la missione "sarà presente dalla mattina del 9 dicembre nel nord, nel sud, nell'est e nell'ovest del Kosovo". Nella parte settentrionale - dove Belgrado ha ottenuto un regime particolare per la minoranza serba, che conserverà una certa autonomia sorvegliata dall'Onu e non dall'Ue - Eulex sarà presente "con oltre cento persone sul terreno, tra poliziotti, magistrati, giudici, polizia di frontiera e doganieri". Il personale Ue ha cominciato a dispiegarsi ufficialmente sull'intero territorio kosovaro a partire da venerdì scorso. L'organigramma iniziale di Eulex è stato completato nelle ultime ore con l'arrivo di tre unità di 'polizia speciale' italiana, francese e romena, da circa 150 uomini ciascuna, che "cambieranno cappello" passando dalla giurisdizione Nato nell'ambito della missione Kfor a quella europea. Il lancio della missione sarà suggellato oggi da una conferenza stampa di Kermabon insieme al presidente e al primo ministro del Kosovo, Fatmir Sejdiu e Hashim Thaci, prevista intorno alle 12. "L'Unmik si spegnerà ed Eulex si accenderà", sottolinea ancora il comunicato del comandante europeo, riferendosi al passaggio di consegne con l'amministrazione Onu a Pristina (Unmik). Eulex è stata accettata molto controvoglia dalle autorità del Kosovo perché la Serbia è riuscita a ottenere lo 'status neutrale' di Eulex rispetto all'indipendenza di Pristina, oltre al regime speciale per la minoranza serba a nord del Paese, che garantisce loro un'autonomia su sei punti (polizia, dogane, giustizia, confini, trasporti e patrimonio culturale-religioso) sotto la vigilanza dell'Unmik e non di Eulex. Secondo gli albanesi del Kosovo, tale regime separato è un viatico alla partizione del loro Paese. Il nuovo Stato balcanico, che ha dichiarato la propria indipendenza unilaterale da Belgrado il 17 febbraio scorso, è stato riconosciuto fino ad oggi da 53 dei 192 Stati membri dell'Onu e da 22 dei 27 Paesi Ue. L'ultimo riconoscimento è arrivato venerdì scorso, dalla Micronesia.


FONTE: Ap com/Nuova Europa