martedì 23 dicembre 2008

Scoperto il "sesto senso"

Un uomo che ha perso la vista in seguito a un danno celebrale completa in scioltezza, senza nessun aiuto, un percorso a ostacoli messo a punto dagli scienziati

Un uomo che ha perso la vista in seguito a un danno celebrale, ha stupito gli scienziati superando un percorso pieno di ostacoli solo grazie a quello che viene chiamato "sesto senso". L'uomo, conosciuto soltanto come T.N.,  sembra possedere  un senso che gli permette di "vedere" le cose, ma non attraverso la vista. T.N  è capace di  reagire alle espressioni facciali delle altre persone; gli studi sul suo cervello hanno confermato che registra le emozioni come gioia, rabbia, tristezza sul viso di chi gli sta davanti. Oggi, però, è riuscito in una prova ancora più sorprendente: superare un percorso a ostacoli. L'esperimento consisteva nel percorrere un lungo corridoio pieno di sedie e scatole senza l'aiuto di un bastone. L'uomo è riuscito a lasciare tutti senza parole. Ebbene, un video realizzato dai ricercatori dell’Harvard Medical School (Usa) mostra T.N. che completa in scioltezza il percorso a ostacoli messo a punto dagli scienziati, senza l’aiuto del suo cane o di un’altra persona.  E oltretutto T.N. «non si rendeva conto di fare qualcosa di eccezionale: pensava di aver camminato in linea retta lungo un corridoio», spiega Beatrice de Gelder della Tilburd University (Paesi Bassi) e dell’ateneo americano, che ha firmato la ricerca insieme ad un gruppo di colleghi internazionali. «Si tratta in assoluto della prima ricerca su questa abilità nell’uomo. Dallo studio emerge un messaggio importante, specie per le persone con danni cerebrali», aggiunge la responsabile della ricerca. «Puoi subire una totale perdita della visione corticale, ma ancora avere delle capacità» misteriose, «che ti permettono di muoverti dentro e fuori da un luogo senza farti male», spiega l’esperta.  «Lo studio - conclude - ci mostra l’importanza di questi elementi visuali, molto antichi dal punto di vista dell’evoluzione, che contribuiscono più di quanto pensiamo al nostro funzionamento nel mondo reale». Insomma, c’è molto che i pazienti possono fare se superano l’idea di non essere in grado di farlo.

FONTE: lastampa.it