giovedì 8 gennaio 2009

Il satellite Fermi scopre dodici stelle pulsar

Individuate anche molte pulsar senza emissioni radio

Fermi, il satellite realizzato dalla NASA, coordinato e finanziato dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) in collaborazione con Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), ha scoperto 12 nuove pulsar (pulsating radio source) che emettono solo radiazione di alta energia, oltre ad aver rivelato raggi gamma da altre 18 già note in precedenza. Scoperte importanti che stanno trasformando la nostra comprensione della natura di questi «bracieri» stellari. Una scoperta, la prima, che secondo Paolo Giommi, direttore del Science Data Center dell’Agenzia Spaziale Italiana, conferma in pieno le grandi aspettative riposte nel satellite Fermi, che nei prossimi anni è destinato a far compiere un grande balzo in avanti nella comprensione sia delle pulsar della nostra Galassia, che di alcuni tipi di galassie attive come i blazar e le radiogalassie. Una pulsar è una stella di neutroni di piccole dimensioni, ma molto densa e altamente magnetizzata che rappresenta il “relitto” e cioè quanto rimane dall’esplosione di una supernova o stella di grande massa che nella fase esplosiva mette fine alla sua vita. Le stelle di neutroni ruotano molto rapidamente come fari cosmici, infatti, la maggior parte di esse sono state scoperte grazie all’emissione di fasci di onde radio, che vengono captati dai radiotelescopi a Terra nella forma di impulsi radio periodici. Le emissioni radio, per quanto facili da rilevare, rappresentano solo alcune parti per milione dell’energia totale di una pulsar, mentre i raggi gamma rappresentano il dieci per cento o più. Per quarant’anni, la comprensione di questi oggetti cosmici si è basata sulle emissioni radio, ma ora, grazie a Fermi, i ricercatori hanno a disposizione un’altra fonte di informazioni per saperne di più sul loro comportamento. «La vera novità - spiega Patrizia Caraveo, responsabile scientifico per l’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) della missione Fermi - non è solo il numero delle classiche pulsar radio rivelate nella radiazione gamma, che passano da 5 a 17, o anche la comparsa di una mezza dozzina di pulsar radio velocissime, mai viste prima d’ora, ma la scoperta di numerose pulsar senza emissione radio. Queste pulsar, sono sorelle, o cugine, di quella Geminga che abbiamo scoperto 30 anni fa e che si rivela essere la capostipite di una numerosa famiglia di stelle di neutroni finora sconosciute, che si pensa siano le responsabili nascoste delle misteriose sorgenti gamma non identificate.» Secondo la Caraveo, le pulsar sono straordinarie dinamo cosmiche, che attraverso processi non ancora del tutto compresi e i potenti campi elettrici e magnetici accelerano le particelle a velocità prossime a quella della luce. I raggi gamma emessi da questi oggetti consentono agli astronomi di scrutare il cuore di questo acceleratore di particelle. In precedenza si pensava che questo tipo di radiazione avesse origine presso le regioni polari e vicino alla superficie della stella, cioè il punto da dove arrivano le emissioni radio. Ma le nuove pulsar che emettono solo in raggi gamma osservate da Fermi portano ad accantonare quell’idea. Ora gli astronomi pensano che gli impulsi di raggi gamma emergano molto al di sopra della stella di neutroni e verrebbero prodotti dalle particelle accelerate lungo archi creati dai campi magnetici, come succede per la Pulsar Vela, che ha un diametro di poco più di 30 km. La scoperta di una nuova classe di sorgenti radio e gamma, tra queste le cosiddette “pulsar al Millisecondo”, così chiamate perché ruotano da 100 a 1000 volte al secondo, secondo Ronaldo Bellazzini, coordinatore del gruppo dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) nel progetto Fermi, è destinata a dare un grande contributo allo sforzo di decifrazione dei meccanismi di funzionamento di queste misteriose, affascinanti e potenti macchine acceleratrici cosmiche. «Buona parte del merito di queste scoperte - ha detto - sta da un lato nella grande sensibilità ed efficienza dei complessi apparati di rivelazione alla cui realizzazione un contributo importante hanno dato le istituzioni scientifiche italiane e dall’altro nella messa a punto di sofisticati strumenti di analisi dei dati in cui gli scienziati italiani hanno avuto un ruolo di primo piano».Per la comunità scientifica italiana, questi risultati vanno infatti ad aggiungersi a quelli già ottenuti grazie ad Agile, il satellite tutto italiano per l’astronomia gamma (nato da una collaborazione tra ASI, INAF e INFN) che dal suo lancio, nell’aprile 2007, sta raccogliendo fondamentali informazioni sulle sorgenti gamma dell’Universo e qualche mese fa ha permesso di scoprire la pulsar con emissione gamma PSR J 2021.

FOTO: creazione di Stephen Van Vuuren  riguardante l'esplosione del Big Bang - www.stephenv2.com (stephen@sv2studios.com) sito web: www.outsideinthemovie.com
FONTE: lastampa.it