lunedì 19 gennaio 2009

Arriva la pillola della memoria

Presto gli esami non saranno più degli ostacoli e tutti si ricorderanno dei compleanni degli amici

Grazie alla "pillola della memoria" nei prossimi anni difficilmente il nostro cervello dimenticherà qualcosa. Studiare per gli esami potrebbe, infatti, diventare un gioco da ragazzi e dimenticare un compleanno o un anniversario importante potrebbe essere soltanto un ricordo.  La pillola è stata pensata per aiutare i malati di Alzheimer, ma non è escluso - secondo quanto riportato dal quotidiano britannico Daily Telegraph - che possa essere venduta in dosaggi più lievi anche per tutti coloro che non vogliono dimenticare. La "pillola della memoria" ha l’effetto di rafforzare le capacità cognitive, indebolite a causa di qualche malattia o dall’avanzare dell’età. Steven Ferris, neurologo ed ex membro della commissione della "Food and drug administration", ha dichiarato che «una versione più "leggera" della pillola potrebbe essere disponibile anche per la parte della popolazione che non ha particolari problemi cognitivi. La mia opinione - ha sottolineato il medico - è che si potrebbe ottenere l’approvazione a condizione che venga dimostrata la sicurezza e l’efficacia dei farmaci».  Nel frattempo, almeno nel Regno Unito, è in atto un fenomeno che ha sollevato non poche polemiche. Si è scoperto che molti soggetti sani fanno utilizzo di farmaci per migliorare le proprie prestazioni mentali. Ad esempio il "Provigil", creato per trattare la narcolessia, è stato assunto da alcuni studenti per restare svegli mentre il "Ritalin", utilizzato per il trattamento dei disturbi da Deficit di Attenzione e Iperattività, sono stati assunti per migliorare la concentrazione». Ci sono però alcuni rischi che dovrebbero essere considerati, ad esempio, il possibile aumento della pressione sanguigna. Il problema, però, è la difficoltà nel controllare gli acquisti sul web. «È difficile - ha detto Barbara Sahakian, docente di neuropsicologia clinica dell’Università di Cambridge - quantificare l’entità del fenomeno, ma purtroppo è sicuramente in crescita».

FONTE: lastampa.it