martedì 17 febbraio 2009

Droga, boom sul Web

Mentre la Corte d'Appello permette la vendita on-line di marijuana, negli ultimi sei mesi i siti che offrono droghe sono aumentati del 40%




Vendere on-line semi di cannabis e materiale per la coltivazione della canapa indiana non istiga all’uso illecito delle droghe, anzi è un’attività protetta dall’articolo 21 della Costituzione per il quale «tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione». E così la Corte d’Appello di Firenze, rende noto l’associazione dei consumatori Aduc, ha annullato la sentenza di primo grado con cui era stato condannato il gestore di un negozio on-line di semi di cannabis e materiale per la coltivazione come fertilizzanti e bilancini. E’ proprio il web la nuova strada usata per procurarsi degli stupefacenti ed è una vendita sempre più fuori controllo. Negli ultimi sei mesi gli accessi ai siti che offrono droghe e farmaci sono aumentati del 40%». Nessun problema, sostiene la Corte d'Appello di Firenze ed ha assolto l'imputato condannato in primo grado perché il giudice sosteneva che aveva commesso il reato di istigazione all’uso illecito di sostanze stupefacenti (previsto all’articolo 82 della legge Fini-Giovanardi sugli stupefacenti). La Corte d’Appello ha invece assolto l’imputato. «E' un altro duro colpo - sostiene l'Aduc - per la strategia antidroga basata sul reato d’opinione voluta dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega sulle droghe Carlo Giovanardi: ricordiamo che alcune settimane fa, su sua sollecitazione, la Procura di Ferrara aveva lanciato una gigantesca e costosissima operazione in tutta Italia che aveva portato all’arresto di decine di proprietari di negozi e siti web sulla base dell’istigazione al consumo di stupefacenti. Anche quell’operazione - ricorda l’Aduc è stata del tutto sconfessata dalla pronunzia del Tribunale del Riesame di Ferrara e da altre procure che, una volta ricevuti gli atti per competenza territoriale, hanno richiesto l’archiviazione delle accuse». Il sottosegretario Giovanardi si dice «allibito» per la sentenza. «Spero che la Cassazione annulli questo pronunciamento». Tra l’altro, spiega il titolare governativo delle politiche antidroga, il reato di «istigazione e induzione» all’uso di sostanze stupefacenti - in base al quale il gestore era stato condannato in primo grado - è previsto dall’articolo 82 della legge 309 del 1990, articolo che la Fini-Giovanardi non ha modificato». «La vendita di droga via web è un problema che preoccupa per il suo aumento vertiginoso«, spiega. L’allarme è arrivato fino all’Unione europea, sul tavolo del gruppo che si occupa di stupefacenti. In questa sede gli esperti stanno valutando possibili misure di intervento. »L’Italia, per esempio, ha cominciato col proporre di inserire anche Internet fra gli indicatori per il monitoraggio del traffico di droga«, dichiara Serpelloni. Sul mercato digitale si incontrano domanda e offerta di anfetamine artigianali, farmaci, oppiacei e cannabis. «I siti dedicati alla vendita di stupefacenti proliferano velocemente - osserva l’esperto - e qualunque tipo di sostanza viene venduta sotto diciture innocue. Si spaccia la droga per alimenti o prodotti per uso animale». Sul web impazzano le 'spice drugs', sostanze diffuse soprattutto in Germania. «Cannabinoidi sintetici», li definisce Serpelloni. «Le ultime misurazioni che abbiamo fatto all’Istituto superiore di sanità ci dicono che sono 4-5 volte più potenti della cannabis normale». Poi c’è tutta la categoria dei farmaci. «Scrivi la parola Viagra su un motore di ricerca e ti piove addosso qualsiasi cosa - commenta Serpelloni - pillole di ogni genere possono essere ordinate via internet da ditte straniere spesso inaffidabili». Non tutte le buste, spedite da fuori Italia, vengono intercettate. Alcune riescono a varcare i confini. «E il prezzo alla fine consente di organizzarsi una piccola rivendita. Un traffico non definibile spaccio ma equivalente e altrettanto pericoloso», incalza l’esperto. «Se va bene, a casa arriva il prodotto originale che viene assunto dagli acquirenti senza alcuna indicazione medica. Nel peggiore dei casi, invece, ci si imbatte in pessime imitazioni».



FONTE: lastampa.it