venerdì 20 febbraio 2009

Come peccano uomini e donne: i primi lussuriosi, le seconde superbe

I maschi cedono di frequente anche alle tentazioni di gola mentre le femmine sono spesso invidiose e iraconde

Se Dante potesse visitare l'Inferno contemporaneo incontrerebbe una moltitudine di uomini lussuriosi e tantissime donne condannate per peccati d'invidia e vanità. E' quanto si deduce da uno studio del Vaticano citato sull'Osservatore Romano e redatto da padre Wojciech Giertych, teologo della Casa Pontificia e da Roberto Busa, studioso gesuita, che hanno analizzato i dati che emergono dalle confessioni che i fedeli nel corso degli anni hanno rivelato. A prima vista un dato emerge subito: gli uomini e le donne peccano diversamente. L'uomo infatti è più portato ad avere scappatelle e a peccare con la gola (i vizi che contraddistinguono l'uomo moderno sono, in ordine, la lussuria, la ghiottoneria e l'accidia), mentre la donna quando non segue la dottrina cristiana commette peccati per superbia, invidia e ira. 
DIFFERENZE - Monsignor Giertych che firma una recensione al libro di Samuele Sangalli intitolato «Introspezione medievale. L'analisi dei vizi in San Tommaso d'Aquino» scrive sul quotidiano della Santa Sede: «Quando si guarda ai vizi capitali non dal punto di vista della loro opposizione alla grazia, ma dalla difficoltà che creano, si vede che gli uomini li sperimentano in modo diverso dalle donne. Per gli uomini sovente il più difficile da fronteggiare è quello della lussuria, poi seguono gola, accidia, ira, vanità, invidia e avarizia. Per le donne invece il più comune è la vanagloria, e a seguire l'invidia, l'ira, la lussuria, la gola e ultimo l'accidia». Quindi sentenzia: «Diversi contesti culturali generano diverse abitudini, ma la natura umana resta la stessa». Secondo monsignor Giertychil il miglior modo per aver conferma di questi dati è osservare il comportamento dei frati e delle suore nei conventi: «Le suore spesso vivono invidiandosi per piccole cose, ma al suono del campanello tutte vanno in cappella per cantare i vespri. I frati, invece, spesso non si interessano gli uni agli altri e dunque non sono gelosi, ma quando il campanello suona, in pochi partecipano alla preghiera comune". Secondo la visione personale del teologo il peccato peggiore che possa compiere una persona "è la superbia perché impedisce all'uomo il rapporto con Dio, facendogli credere di essere autosufficiente". Meno pericolosi sono i peccati contro la castità "perché portano con loro una forte auto-umiliazione, e come tale possono essere un'occasione per tornare a Dio"
CONFESSIONE - Secondo un recente sondaggio ripreso dal Times di Londra, sono sempre meno i fedeli che si confessano: il 30% dei cattolici non ritiene necessario confessare i propri peccati a un prete, mentre il 10% considera tale pratica addirittura dannosa perchè impedisce il dialogo personale con Dio. Ai 7 storici vizi capitali, messi a punto nel VI secolo da Papa Gregorio Magno e poi resi celebri da Tommaso d'Aquino e da Dante nella Divina Commedia, l'anno scorso il Vaticano ne ha aggiunti altri sette: modificazioni genetiche, esperimenti sugli esseri umani, inquinamento ambientale, ingiustizia sociale, causare povertà, comprare o vendere droga, ricchezza eccessiva. Tuttavia Gianfranco Girotti, reggente della Penitenzieria Apostolica, confessa al Times di Londra che i due peccati mortali che maggiormente preoccupano il Vaticano sono l'aborto e la pedofilia. Secondo il vescovo la pedofilia ha infettato anche una parte del clero e ciò ha evidenziato «la fragilità umana e istituzionale della Chiesa». 

FONTE: Francesco Tortora (corriere.it)