martedì 23 giugno 2009

Scoperto in Usa il gene del gangster


Una forma mutata di un gene predispone a far parte di una gang

Scoperto il gene del gangster. Vale a dire che se un maschio ha una particolare forma del gene MAOA, ha il doppio delle probabilità di entrare a far parte di una banda di giovani criminali, rispetto a chi ha altre forme dello stresso gene . Della serie, «È scritto nel Dna», e le migliori intenzioni possono fare ben poco contro la forza dei geni. E non è tutto, secondo lo studio condotto su 2000 teenagers americani da Kevin Beaver, criminologo biosociale della Florida State University, Tallhassee, i membri della gang che hanno la stessa mutazione sono più violenti e portati ad usare le armi. La mutazione, come riferiscono i ricercatori sull’ultimo numero di Comprehensive Psychiatry consisterebbe in livelli ridotti di una proteina, la monoaminoossidasi A, coinvolta nel riciclo di sostanze chimiche che mantengono efficienti le connessioni neuronali. Mentre, una bassa attività del gene MAOA era già stata associata a comportamenti antisociali in individui che erano stati abusati da piccoli, si è visto che due regioni cerebrali, coinvolte nella percezione e nel controllo delle emozioni, sono ridotte nelle persone che pur non avendo storie di criminalità o di abusi , hanno la mutazione.
Per verificare se oltre ad un’infanzia abusata anche vivere in un ambiente degradato può provocare la connessione “gene- violenza”, Beavers e il suo gruppo hanno studiato il genotipo di 1155 femmine e 1041 maschi che avevano già partecipato ad uno studio sulla salute degli adolescenti nel periodo che va dal 1994 al 2002. Nelle interviste i giovani dovevano, tra l’altro, dire se, negli anni passati, erano stati in una banda e se avessero mai usato durante una lite delle armi. Nel complesso, si è visto che il 42% di tutti maschi possedeva una forma del gene MAOA che funzionava più lentamente e che, circa il 5%, era entrato a far parte di una gang. Il risultato mostra che i maschi che avevano la particolare mutazione che induceva una bassa attività del gene avevano doppie probabilità di unirsi ad una banda, rispetto a quelli che erano portatori della forma «ad alta attività», di MAOA. Allo stesso modo, i maschi con la forma del gene a bassa attività avevano anche probabilità doppie di utilizzare armi rispetto agli altri coetanei, mentre per i membri maschi della banda con la stessa mutazione , le probabilità di usare le armi erano quadruplicate. «Questo gene - spiega Beaver - può prevedere veramente se una persona entrerà a fare parte di una banda criminale e, se diventerà tra i membri più violenti». Ma se la genetica è un fatto, non bisogna, tuttavia, interpretare alla lettera questi risultati, minimizzano gli scienziati, che sottolineano: «Non è detto che chi ha questa particolare mutazione diventerà per forza un violento e membro di una banda criminale , o viceversa». C’è , tuttavia, la probabilità, secondo Beaver, che nelle comunità dove è frequente la formazione di piccole gang, le persone con la forma a bassa attività del gene possono essere più spinti ad entrare a far parte di una banda. Tuttavia, considerata l’alta prevalenza di questa mutazione e i bassi tassi di appartenenza ad una gang, usare la genetica per identificare giovani a rischio criminalità potrebbe non essere fattibile. «Non possiamo cambiare il Dna di nessuno - conclude lo scienziato - ma possiamo agire sull’ambiente per attutire l’effetto genetico».

FONTE: lastampa.it