mercoledì 29 luglio 2009

In vacanza nei paradisi del 'ritocchino'. E' boom dei pacchetti tutto compreso


Sono sempre di più gli italiani che scelgono il 'turismo chirurgico' : mete esotiche con passaggio in sala operatoria e convalescenza in hotel a cinque stelle. Tunisia, Marocco e Thailandia le località più gettonate

Vacanze esotiche in Tunisia, Marocco e persino in Thailandia con incluso passaggio in sala operatoria per un ‘ritocco' di chirurgia plastica. Grazie a ‘pacchetti', tutto compreso, offerti da agenzie specializzate in ‘turismo chirurgico' facilmente reperibili su Internet, che permettono interventi con convalescenza a cinque stelle, magari con famiglia a seguito, a costi inferiori di un’operazione in patria. Sono sempre di più gli italiani che scelgono questa soluzione, già rodata da qualche anno, e che - complice la crisi economica che non frena però la voglia di ‘rifarsi'- conosce quest’estate un vero e proprio boom. «Possiamo parlare di un aumento del 10% dei clienti italiani nelle cliniche esotiche. Ma credo sia una stima per difetto», spiega Maurizio Valeriani, primario di chirurgia plastica all’ospedale San Filippo Neri di Roma, sottolineando che i nostri connazionali sono attratti soprattutto da località del mediterraneo Tunisia, in testa, seguita da Marocco, Croazia e persino il Libano, patria di una zona ribattezzata ‘Silicon Valley’ perchè ricca di strutture dedicate a chi vuole regalarsi seni extra large. Ma c’è anche chi si avventura in India e Thailandia, mete, in verità, particolarmente amate da inglesi e americani che sperimentano questa soluzione da più tempo. L’obiettivo è soprattutto risparmiare, con spese per gli interventi che scendono dal 50% al 70%: L’India è la più economica, con proposte ‘total body’ (più interventi insieme) dai 5 mila dollari. È un dato di fatto che la crisi, che fino ad ora non aveva toccato la chirurgia estetica di casa nostra «negli ultimi mesi comincia a ‘mordere' anche questo settore, spingendo i pazienti verso offerte a basso costo», dice Valeriani. Ma conta anche la possibilità di sottoporsi a un ‘restyling’ lontani da occhi indiscreti, in ferie, magari con la famiglia, e senza dover dare troppe spiegazioni in ufficio. Un fenomeno, però, non privo di rischi. «Non è una scelta necessariamente pericolosa, ma va fatta con attenzione, tenendo conto dei problemi a cui si può andare incontro. Queste strutture - spiega Valeriani - si avvalgono anche di buoni medici, di scuola europea, ma verificare è difficile. Non si possono avere sicurezze nè nella scelta del chirurgo, la cui professionalità è difficile da controllare a distanza, nè sui materiali e le norme igieniche seguite». Manca poi la possibilità di tutele legali. «Nel consenso informato proposto viene indicata solo la possibilità di avere, nel caso di problemi, un intervento ‘riparatoriò. Non c’è possibilità di fare causa che comunque dovrebbe essere fatta in loco». Il consiglio è quello di verificare, almeno, che il chirurgo a cui ci si rivolge «sia iscritto alla Federazione mondiale delle società chirurgia plastica (Ipras) e limitarsi a piccoli interventi. Da evitare assolutamente, invece, interventi ‘combinatì- con più operazioni insieme- e di grante entità».

FONTE: quotidiano.net