lunedì 24 agosto 2009

Creato il primo robot con le ossa


Si muove come un uomo

Si muove come un uomo, reagisce a urti e sollecitazioni come un uomo, e per capirne il funzionamento o ripararlo è più utile un manuale di anatomia umana che uno di elettronica. È il primo, rivoluzionario, robot con una struttura ossea e uno scheletro in tutto e per tutto simili a quelli umani. Creato da un team di ricercatori dell’Università del Sussex, in Inghilterra, il robot-umanoide riproduce tutto l’apparato che consente agli esseri umani di muoversi: ossa, tendini, muscoli. Le ossa di plastica vengono mosse da fettucce rigide simili ai tendini, mentre corde più elastiche simulano efficacemente i muscoli. Eccerobot, questo il nome del nuovo robot, è in sostanza il primo vero androide, simile a quelli visti in tanti film di fantascienza, da Alien a Robocop. Non riproduce solo esteriormente i movimenti umani, come tutti i robot creati finora, ma imita a perfezione anche i meccanismi che li generano (come si può vedere in uno stupefacente video pubblicato sul sito della rivista New Scientist). Con tutte le complicazioni del caso: «Le più semplici azioni umane, come alzare un braccio - spiega il prof. Owen Holland, a capo dello studio - comportano una complessa serie di movimenti di molte delle ossa del robot, ma anche di muscoli e tendini». Tuttavia, il team è convinto che la soluzione di questi problemi permetterà la costruzione di una macchina che interagisce con l’ambiente in un modo più umano. «Vogliamo sviluppare queste idee in un nuovo tipo di “robot anthropomimetic” - conferma Holland - in grado di affrontare e rispondere agli stimoli esterni in modo più vicino possibile agli esseri umani». Ma non solo: i ricercatori intendono dotare il robot di un sistema di intelligenza artificiale. Il gruppo di ricerca coordinato dagli esperti del Sussex comprende anche ricercatori della Technical University di Monaco di Baviera, in Germania, l’Università di Zurigo, in Svizzera, l’Università di Belgrado in Serbia, e la società francese “Studio Robot”.

FONTE: lastampa.it