sabato 21 novembre 2009

Il cervello del gatto clonato in un chip


Lo studio degli scienziati Ibm e della Stanford University. «Daremo ai robot la facoltà cognitiva». «Tra dieci anni realizzeremo anche quello umano»

Il gatto non do vrebbe avere più segreti per ché in laboratorio hanno rico struito in modo artificiale il suo cervello simulandone il funzionamento. Lo scopo, pe rò, non è conoscere meglio il domestico felino ma decifrare i meccanismi cerebrali dei mam miferi per arrivare, in futuro, a riprodurre, quelli umani. Meta ambiziosa ma non impossibile, a detta dei ricercatori. Il passo è stato compiuto da gli scienziati del centro di ricer ca dell’Ibm di Almaden (Usa) con i colleghi della Stanford University e del Lawrence Liver more National Laboratory. In pratica, utilizzando il supercom puter «Blue Gene» del Livermo re hanno riprodotto e messo in azione la corteccia cerebrale di un gatto con un miliardo di neuroni e diecimila miliardi di connessioni sinaptiche. Il supercomputer coinvolto è il quarto più potente del mondo ed ha impegnato tutte le 147.456 unità di elaborazio ne (Cpu) di cui dispone assie me alla prodigiosa memoria di 144 mila miliardi di byte, cen tomila volte superiore a quella di un nostro computer. La si mulazione ha permesso di «ve dere » come lavorano i neuroni del gatto senza tuttavia ripro durre la loro velocità d’azione, in tal caso non necessaria.

SIMULAZIONE - «Mai si era raggiunto un livel lo di simulazione tanto eleva to » ha precisato Dharmendra Modha a capo della ricerca in Ibm presentata alla Supercom puter Conference di Portland, nell’Oregon. «Raccogliamo montagne di dati studiando il cervello — commenta Jim Olds, neuro scienziato e direttore del Kra snow Institute for Advanced Study alla George Mason Uni­versity (Usa) — ma lavoriamo come i collezionisti di franco bolli perché non riusciamo poi a metterli insieme come vor remmo. Per questo il risultato ottenuto è eccezionale». Il si mulatore costruito incorpora innovazioni nell’elaborazione, nella memorizzazione, nella co municazione includendo, ov viamente, aspetti biologici e neurofisiologici. Finora si era riusciti a simu lare il 40 per cento del cervel lo del topo nel 2006, un cervel lino di ratto nel 2007 e solo l’uno per cento del cervello umano nei mesi scorsi.

IL PROGETTO SYNAPSE - Ades so la Darpa, l’agenzia di ricer ca del Pentagono, ha finanzia to il progetto Sy napse con 16 mi lioni di dollari attraverso il qua le lo stesso grup po di ricercato ri, più altri di va rie università americane (Cor nell, Columbia, Wisconsin e Cali fornia) costruiranno un chip in grado di funzionare come il cervello di un gatto con tutte le sue capacità. E il chip, ope rando non come i computer tradizionali ma in modo più flessibile e tollerante degli er rori, aggiungerà intelligenza alle macchine più svariate. «La barriera da superare per dare ai robot la facoltà della co­gnizione umana — dice Giulio Sandini dell’Istituto italiano di tecnologia — è quella di riusci re a comprendere come perce pire gli stimoli esterni e da questi produrre una decisione conseguente, quindi un’azio ne in un certo modo consape vole ». Questo è appunto l’obiettivo dichiarato dai prota­gonisti del simulatore felino. «Entro dieci anni — prometto no — realizzeremo anche quel lo dell’uomo»

FONTE: Giovanni Caprara (corriere.it)