lunedì 28 dicembre 2009

Sicurezza: in Italia situazione catastrofica.


I sindacati di Polizia sul "piede di guerra" per gli ingenti tagli previsti nella Finanziaria

E’ davvero straordinario come l’informazione abbia assunto il ruolo di un vero e proprio centro autonomo di potere, in grado di influenzare la pubblica opinione e di indirizzarla a volte in maniera del tutto difforme rispetto a quanto il buon senso e la corretta informazione imporrebbe. Stiamo scontando sulla nostra pelle gli effetti di una politica, quella del Governo in carica che non affronta i problemi, li aggrava e quel che è peggio si avvale di una formidabile rete informativa che diffonde messaggi opposti antitetici, incredibili. Anche per il Governo vale, si può dire a questo punto, quello che già da anni vale per la sicurezza: c’è un Governo reale e un Governo percepito, così come c’è una sicurezza reale e una sicurezza percepita. L’abilità del ministro di turno consiste nel mischiare abilmente le carte in modo da creare un’illusione ottica, capace di ingannare i sensi dello sprovveduto cittadino, ma che lascia inalterata del tutto la realtà, oramai giunta a livello di guardia dello stato della sicurezza nel nostro Paese. Come quei truffatori che ancora oggi è possibile vedere agli autogrill della Milano - Napoli o della Salerno - Reggio Calabria, il gioco riesce se si lavora velocemente, facendo vedere ciò che non è e, soprattutto, nascondendo ciò che è. Ingannando comunque qualcuno per portare a casa il bottino: la puntata della scommessa nel caso degli autogrill, il consenso dell’elettorato nel caso del governo. In “Quarto potere”, un film sullo strapotere del potere mediatico, un conduttore televisivo, dovendo porre soluzione al problema di un calo consistente di share, si toglie la vita in diretta per alzare l’indice di gradimento del suo programma.bQuello che è accaduto domenica scorsa a Milano non è molto diverso; molti mass-media ci hanno propinato il gesto scellerato di una persona sofferente di disturbi psichici come l’atto estremo di un’eversione nascente. C’è chi ha evocato la notte della Repubblica e chi si è scagliato contro il clima d’odio generato da quanti non sono entusiasti delle politiche del governo, come se il gesto per quanto condannabile fosse da ascrivere ad una strategia mirata dei dissenzienti e non al gesto isolato di un malato. Chi ha giocato anche stavolta con le tre carte ha persino usato il volto insanguinato del premier come manifesto di un nuovo martirio, paragonabile per enfasi e clima, a quello di Giovanna d’Arco, immolata sul rogo per salvare la Francia dall’oppressione inglese. Solo a titolo di cronaca è bene ricordare il dato riportato dal Corriere della Sera: dopo “l’attentato” secondo Renato Manheimer il consenso del premier è aumentato del 7 per cento. Questo è il punto: non importa ciò che si fa, nell’epoca del quarto potere, non importa se si governa bene o male. Non importa se si lavora per creare un vero sistema della sicurezza o se ce ne s’infischia. Il consenso si basa sulla battuta del Ministro, sulla sua capacità di comunicare l’immagine vincente o da vittima dei poteri occulti, sul suo preteso coraggio di attaccare i”centri di potere” che miracolosamente non sono più la mafia la cattiva politica o la corruzione o la burocrazia. Ma i sindacati, i poliziotti panzoni, la Polizia che è una cinquecento mentre i carabinieri sono la Ferrari, le donne poliziotto che stanno sempre in maternità, mentre i militari quelli sì sarebbero il rimedio giusto per mafiosi rumeni “negri, froci, giudei”, per dirla come Gian Antonio Stella che dedica il suo ultimo libro all’eterna guerra dell’uno contro l’altro. I Sindacati di polizia, Siulp in testa, sono da qualche tempo bersaglio preferito dei velenosi strali delle eminenze grigie collocate in posti – chiave delle compagini governative. Non essendo difatti interessati alla copiosa distribuzione di prebende che in genere è elemento essenziale di ogni forma di governo, hanno spesso la capacità di dire la propria su fatti, progetti, disfunzioni che la ragion di Stato preferisce spesso far finta di non vedere. Non occorrono neanche particolari sforzi o grandi intelligenze. Questo è il vero dramma: sono dati e documenti evidenti, alla portata di tutti, quelli che documentano il fallimento di questo governo sulla sicurezza, e che pure tutti fanno finta di non vedere. Salvo poi reagire scompostamente quando il giochetto viene scoperto e l’ingenuo avventore si rivela più veloce di vista e di mano del cartaio. La scorsa settimana per esempio il benemerito ministro Brunetta, in un occasionale momento di tempo libero, ha ritenuto di attaccare frontalmente il Siulp, reo a suo sommesso avviso di dire cose non vere sulla politica della sicurezza posta in essere dal governo, al quale, sempre secondo il suo sommesso avviso, andrebbero ascritti meriti senza precedenti, avendo dato agli uomini della sicurezza non solo quanto necessario ma molto di più. Particolarmente raccapricciante per chi ha l’animo sensibile il passaggio in cui Brunetta afferma che tutti i poliziotti dovrebbero sentirsi in debito col governo per quanto sinora fatto e che l’ira dei sindacati sarebbe dovuta alla mancanza di consenso degli iscritti che non vedono di buon occhio il fatto che essi attacchino un governo tanto amato dai poliziotti. Tornando al problema dell’informazione e dei miti che essa crea, è interessante notare come Renato Brunetta, ministro della Funzione Pubblica, è diventato il paladino della lotta all’assenteismo dopo aver totalizzato il 51,7 per cento di assenze durante l’espletamento del suo recente mandato europeo. E’ poi altrettanto interessante chiedersi a che titolo il Ministro della funzione pubblica ritenga di dover intervenire in tematiche di spettanza esclusiva del Ministro dell’Interno, il quale se c’è dovrebbe battere un colpo dinanzi a queste continue ingerenze di campo prima che alla sequela di interferenze sui temi della sicurezza si aggiunga la Gelmini, o la Marcegaglia. Ma siccome i fatti stanno dalla nostra parte, abbiamo preferito affidare ad essi il nucleo centrale della nostra replica a Brunetta, dinanzi alla quale, ad onor del vero, nessun ulteriore segnale di vita ci è pervenuto da parte dell’illustre statista. Brunetta affermava, in sostanza che dall’insediamento del suo Governo sono aumentati gli stipendi, gli investimenti, i mezzi, e gli organici. Il Siulp ha invece sostenuto che l’apparenza inganna e che i dati sono univoci: se io aumento lo stipendio di 50 euro ad un agente ma poi gli taglio lo straordinario di dieci ore, o la possibilità della missione o dell’indennità d’ordine pubblico, costringendolo tra l’altro a lavorare gratis, a parole gli ho dato un aumento, di fatto gli ho prodotto un ridimensionamento della sua retribuzione mensile. Se io dico che quest’anno il governo ha disposto l’assunzione di1500 operatori da distribuire tra le cinque forze di polizia ma tengo ben nascosto che questo stesso anno le stesse cinque forze di polizia perderanno altri 5000 uomini per raggiunti limiti di età, passa il messaggio che i poliziotti aumentano di 1500 unità, mentre in realtà diminuiscono di altre 3500 unità. Non ci vuole molto per capirlo, ma come sempre non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire e non c’è peggior stupido di chi non vuol capire. Se infine dispongo per l’acquisto di 720 auto nuove, ma ne mando in rottamazione oltre 1380 perché inservibili, non realizzo, a partita di saldo, un potenziamento del parco auto, ma una sua drastica riduzione. Insomma non siamo all’autogrill della Salerno – Reggio Calabria, siamo a Palazzo Vidoni, sede prestigiosa della Funzione Pubblica: ma il giochetto è sempre lo stesso, quello delle tre carte. La manina di Brunetta mescola velocemente le carte, ma l’occhio non viene ingannato. La scure delle ultime riduzioni di spesa disposte col decreto – Brunetta provoca tagli per 16milioni di euro sul capitolo degli straordinari del 55% in meno sui capitoli dell’ordine pubblico, del 20,50% in meno sul capitolo delle missioni all’estero, del 20,35 % in meno su quelle nazionali (quelle per intenderci utilizzate per contrastare la criminalità organizzata e mafiosa) del 20,50% in meno sulla manutenzione degli impianti, e tanto per non farci mancare nulla, dell’85% in meno sugli armamenti. Tra un pò ci esploderanno le Beretta in mano, e questi parlano di potenziamenti e di innovazioni tecnologiche! D’altra parte non siamo soli in questa opera meritoria di denuncia dei tagli alla sicurezza e di conseguente messa a rischio dell’intero apparato: lo stesso ministro dell’interno alcuni giorni fa ha fatto presente al Consiglio dei Ministri che le previsioni della Finanziaria unitamente ai provvedimenti collegati procureranno tagli al sistema sicurezza per un miliardo di euro. Brunetta risponda pertanto a Maroni, uno dei due afferma il falso e non sarebbe sgradito che un ministro della Repubblica, prima di affidare il suo pensiero alle agenzie di stampa, concordasse la sua versione col ministro interessato, un po’ come qualche volta fanno i pentiti quando hanno in animo di raccontar qualche frottola. Le bugie, da che mondo è mondo hanno le gambe corte; a volte anche i bugiardi. Il Siulp sta facendo una campagna nell’interesse del Paese per migliorare il sistema sicurezza e potenziare sul territorio presidi di legalità e di sviluppo. Questi, che negano l’evidenza e demonizzano il sindacato che dice la verità, e cercano di oscurarlo, nell’interesse di chi fanno tutto questo?
Carta vince, carta perde.

FONTE: siulp.it