mercoledì 20 gennaio 2010

In campo per il Ghana

Attori e preti si sfidano per beneficenza

Partita di calcio pro raccolta fondi per il Ghana

Rappresentativa Italiana Attori vs. Rappresentativa Sacerdoti

6 febbraio 2010 - ore 14,00

Stadio Giannattasio "Stella Polare" - Ostia
Via Mar Arabico



Biglietti: posto unico € 10,00 a persona


Prenota subito il tuo posto allo stadio

Infoline: 06-3293785 • 06-5685482

Tenda dei Popoli - Via Polinesia,10 - 00121 Ostia



Elenco componenti della Rappresentativa Italiana Attori:
Leandro Amato, Jonis Bascir, Massimiliano Benvenuto, Paolino Blandano, Cesare Bocci, Paolo Calabresi, Roberto Ciufoli, Paolo Conticini, Enzo Decaro, Simone Di Pasquale, Luca Ferrante, Matteo Garrone, Duccio Giordano, Ray Lovelock, Simone Montedoro, Daniele Pecci, Paco Reconti, Marco Risi, Francesco Salvi, Paolo Sassanelli, Ugo Scalise, Giulio Scarpati, Pietro Sermonti, Antonio Serrano, Edoardo Sylos Labini, Simone Spirito, Marco Vivio.

Allenatore: Giacomo Losi.

FONTE: Corinna Corneli e Segreteria Amicus Onlus

Reportage dal Kosovo: tra passato e presente nella travagliata provincia dei Balcani


Un difficile equilibrio geopolitico caratterizza il nuovo stato, fortemente legato all’ intervento degli organismi internazionali

Pristina….. 10 anni dopo il conflitto: ci avventuriamo nelle strade della capitale Kosovara gremite di gente; il clima che si avverte è totalmente differente a quello di dieci anni fa, quando la piccola regione serba decise di staccarsi dalla Serbia provocando un conflitto che vide l’intervento della NATO. Centri commerciali, ristoranti, pubs, sembra che il giovane stato abbia imboccato la strada dello sviluppo economico, anche se di problemi da risolvere ce ne sono ancora molti, primo fra tutti la corruzione. Quando siamo arrivati, gli encomiabili militari del contingente internazionale ci avevano avvertito che qui in Kosovo molte armi sono ancora in mano alla popolazione, così, per festeggiare l’indipendenza, ci limitammo a sorseggiare un buon boccale di birra presso uno dei tanti pubs frequentati dai numerosi internazionali che lavorano per le varie organizzazioni, ONU, OSCE, e Unione Europea, che ha lanciato un anno fa EULEX, la più grande missione della sua storia, forte dei suoi circa 1800 International Police Officers. Al Bar 91, uno dei ritrovi più gettonati dagli internazionali, situato a pochi passi dal quartier generale EULEX, incontriamo un peacekeeper italiano, effettivo della Polizia di Stato, il quale, con l’aria di saperla lunga ci dice: “lavoro qui da quasi dieci anni; inizialmente per la missione UNMIK ed ora per l’Unione Europea”, ed aggiunge:”mi ricordo il capodanno del 2000 come se fosse adesso…. durante il conto alla rovescia per la mezzanotte, mentre pensavamo ai nostri cari e ai fuochi artificiali che avremmo visto dalle nostre case e piazze in Italia, sentimmo i botti veri delle armi da fuoco! Pistole, Kalashnikov, granate ed artiglieria leggera. Riuscimmo comunque a brindare al nuovo anno, anche se al buio e sdraiati sul pavimento della cucina pensando ai parenti, agli amici e a Marco che quell’anno ci aveva lasciati”. Quel capodanno del 2000 fu vissuto così dai tanti poliziotti italiani impegnati nei Balcani nella missione di peacekeeping dell’Onu, che hanno accresciuto in tutto questo tempo il prestigio del loro Corpo di appartenenza e dell’Italia, grazie al loro nobile operato apprezzato tantissimo dalla popolazione locale. Peacekeeping dicevamo, che letteralmente significa “mantenimento della pace”. Una parola che negli ultimi vent’anni è entrata nel nostro lessico comune. Una parola semplice ma che, allo stesso tempo, racchiude in sé innumerevoli concetti, come aiuto, ricostruzione, ritorno ad una normalità sconvolta dai conflitti. Ed il 1999 l’anno chiave in cui le Nazioni Unite decisero di inviare, al fianco della missione Nato denominata Kfor (Kosovo force), un contingente di pace per ristabilire quella già difficile “normalità” sconvolta dalla guerra: i baschi blu dell’Unmik (United nations interim administration mission in Kosovo), un vero e proprio esercito composto da uomini e donne di decine di nazioni con uno scopo comune, portare la pace ed aiutare nella ricostruzione di un’area totalmente devastata. Attualmente la situazione in Kosovo appare piuttosto tranquilla a quasi 10 anni dall’inizio del primo conflitto, ad eccezione del territorio situato a nord di Mitrovica, dove la popolazione serba risulta ancora in maggioranza, amplificando enormemente i conflitti etnici per l’amministrazione della zona. Molte armi sono state confiscate, ma nonostante questo, manifestazioni di protesta con utilizzo di bombe molotov ed esplosivi sono all’ordine del giorno. Il contributo della polizia- Anche l’Italia è stata chiamata a dare il suo contributo con un proprio contingente, all’interno del quale, per la prima volta, venne inserita anche la Polizia di Stato insieme a Carabinieri e Guardia di Finanza. Una missione che attualmente, a dieci anni dal suo inizio, vede ancora attivi i “baschi blu” con la divisa della polizia italiana nella zona balcanica ed anche in Palestina, con la missione Eu Copps, nella zona di Ramallah in supporto alla polizia dell’Autorità nazionale palestinese. Un totale a oggi di 32 poliziotti (318 a rotazione dal ’99), che operano sotto l’egida dell’Onu (missione Unmik) e dell’Ue (missioni Eulex, Eupm, Eupol Proxima, Eu Copps) in aiuto (e spesso in sostituzione) delle autorità locali sia Kosovare sia, in passato, Macedoni e della Bosnia Herzegovina. I componenti della forza di polizia della missione, come nel caso del Kosovo, hanno agito come unica forza presente sul territorio che, via via, prima ha sostituito, in seguito aiutato, fino a lasciare il campo alle forze locali, una volta che la ricostituzione di queste ultime raggiunge l’obiettivo (Unmik prima ed Eulex poi). Vista la delicatezza dell’attività da svolgere, per operare in terra straniera a strettissimo contatto con personale di altre polizie (portatore non solo di esperienze umane diverse, ma anche e soprattutto di metodologie lavorative spesso opposte alle nostre) sono necessari requisiti di eccellenza, cosa che gli appartenenti alle forze dell’ordine italiani hanno saputo dimostrare di avere; spirito di sacrificio, solidarietà con le popolazioni locali, altissima preparazione professionale, sono tutte doti comuni ai nostri poliziotti, carabinieri e finanzieri. Risultati encomiabili ma anche perdite - Dieci anni di missioni internazionali che, purtroppo, hanno registrato anche dei caduti; nella Polizia di Stato ad esempio, venne a mancare Marco Gavino, Agente Scelto morto il 12 novembre del 1999 in un incidente aereo mentre tornava in Italia per un periodo di congedo. Bisogna mettere in conto anche questo, purtroppo. E Marco, prima di partire, lo sapeva, così come lo sapeva anche Francesco Niutta, il Sovrintendente che il 20 novembre del 2003, a causa delle condizioni precarie del manto stradale, perse la vita sulla via che lo portava a Sarajevo cadendo, con il suo fuoristrada, da un cavalcavia. Il decennio trascorso ha consentito di ottenere importanti riconoscimenti da parte della comunità internazionale nei confronti dei singoli e di tutti i contingenti delle forze dell’ordine italiane. Il più importante di questi venne ottenuto dalla Polizia di Stato, con la medaglia di bronzo dell’ Onu “Al servizio della pace” per i particolari risultati ottenuti dall’inizio della missione in Kosovo (agosto 1999), di cui è stata insignita la bandiera del Corpo il 23 febbraio del 2002. Prima occasione in cui le Nazioni Unite hanno attribuito questo importante riconoscimento ad una forza di polizia nonché prima decorazione ottenuta per operazioni al di fuori del territorio nazionale per la Polizia di Stato. Il Kosovo attuale – Dopo le prime elezioni amministrative tenute nel giovane stato il 15 novembre scorso, alcuni osservatori hanno cercato di fare i primi bilanci. Il Kosovo appare oggi abbastanza lontano dagli standards europei, fatti di efficienza amministrativa e contrasto alla corruzione, ma la strada imboccata, anche con l’aiuto dell’Unione Europea e degli U.S.A. che hanno fortemente voluto la sua indipendenza, sembra essere quella giusta. Molto bisognerà ancora fare, per realizzare le infrastrutture idonee per consentire al giovane stato di incrementare i propri scambi economici con i Paesi limitrofi. La ricetta giusta è rappresentata dai capitali stranieri, se gli imprenditori europei troveranno le condizioni idonee per impiantare le proprie aziende, sfruttando i bassi costi di produzione, allora potrà innescarsi quel meccanismo perfetto che porta il nome di “sviluppo economico”.

di Alessandro NANNI (ex International Police Officer della missione EULEX in Kosovo)