domenica 28 febbraio 2010

Sei Nazioni: grande Italia, addio cucchiaio


Vittoria con finale drammatico: l'Italia resiste, lotta e si porta a casa un 16-12 che vale doppio: ritrovare dopo due anni un successo e scacciare il cucchiaio di legno. Gower super, Canavosio in meta: azzurri sempre più compatti


Magari non sarà stata ordinata e serena come la voleva Mallett, ma l'Italrugby ci ha messo tanto di quel disperato coraggio che non poteva finire altrimenti, con una vittoria drammatica e maledettamente importante, perché scaccia il fantasma del famigerato "cucchiaio di legno" e ci rilancia a livello internazionale. E' stato il successo di un gruppo mai così unito e determinato, nonostante le ataviche paure, sostenuto da un Flaminio emozionato come non mai. Ma è stato anche un successo maturato per almeno due straordinari gesti individuali: il "buco" di Gonzalo Garcia, che nella ripresa ha offerto a Canavosio la palla per la mèta decisiva. E un fantastico salvataggio difensivo di Gower, che ha messo la mano sotto l'ovale depositato oltre la nostra difesa da Jacobsen.

Un primo tempo aspro e a due volti, con gli azzurri partiti proprio come voleva il loro allenatore - ordinati, sereni - , avanti con lucidità fino al sei a zero (due facili punizioni di Mirco) ma poi vittime delle loro fragilità, prima ancora psicologiche che tecniche, e inevitabilmente raggiunti sempre al piede da Parks. Protagonista in negativo Martin Castrogiovanni, che proprio il giorno prima Nick Mallett aveva definito il miglior pilone destro del mondo, invitando gli arbitri a non penalizzarlo più nelle mischie chiuse. L'inglese Pearson ha quasi sempre fischiato a nostro favore. Nonostante ciò, il marmoreo ingaggio del nostro numero 3 ha cominciato a sbriciolarsi a contatto con il rotondo ma spigoloso Jacobsen,. "Castro" invece d'ancorarsi ai suoi bicipiti s'è inventato un paio di soluzioni in gioco aperto che William Webb Ellis si sarà rivoltato nella tomba: in una favorevolissima occasione, in vista della mèta scozzese, addirittura ha tentato un alieno calcetto a seguire che ci è costato ottanta metri di campo. Metteteci la nuova crisi d'identità in rimessa laterale e le fisiologiche incertezze di Tito Tebaldi, che in una ipotetica classifica europea dei mediani di mischia non entrerebbe nei primi cinquanta, aggiungete infine la strategia al piede di Parks: dopo quaranta minuti il pareggio ci stava pure largo, e il fischio di Pearson è giunto come una liberazione.
Nella ripresa di nuovo Italia davanti con una punizione da quaranta metri del più giovane dei Bergamasco, ma gli scozzesi mostravano più nerbo e compattezza. O forse erano i nostri, a sentir salire la pressione. Parks droppava per il pari, gli azzurri si riportavano sotto con foga ma poca lucidità e con il passare dei minuti la sensazione era quella di una Scozia sempre più presente sotto tutti i punti di vista: fisico, tattico, psicologico. Canavosio entrava in mediana e dava finalmente più ritmo, Italia per cinque minuti a ridosso della mèta avversaria e però in una manciata di secondi Pearson prima non vedeva una evidente ostruzione su Mirco, poi concedeva una dubbia punizione a Parks che ringraziava incassando altri tre punti. Quando i brividi sulla schiena cominciavano a farsi sentire, arrivava una meravigliosa penetrazione di Canale e il sostegno di Canavosio, che planava al di là della linea, in mezzo ai pali. La trasformazione di Mirco ci portava quattro punti avanti. Gli scozzesi reagivano, la nostra mischia teneva ma era la touche a tradirci: Gower faceva il miracolo, infilando la mano sotto una valanga Highlanders ed impedendo una marcatura che ci avrebbe rovinato la vita.
Finale da attacco cardiaco, con i nostri prima davanti e poi ad arginare il forcing scozzese. Il fischio finale di Pearson, dopo tre minuti di batticuore, regalava una gioia incomparabile.

FONTE: Massimo Calandri (repubblica.it)