mercoledì 3 marzo 2010

Terremoti catastrofici e tsunami Perché la natura pare impazzita


La Terra trema ancora, da Haiti al Giappone fino al Cile. Che cosa sta succedendo sotto i nostri piedi? Le placche su cui poggia il mondo si scontrano di continuo. Con conseguenze disastrose. Ecco come interpretare i segnali che la natura ci invia.


LA TERRA trema, e non è la sola. A far paura è la sequenza in crescendo dei terremoti da Haiti (12 gennaio) al Cile (27 febbraio) passando per il Giappone (26 febbraio). L'impotenza di chi cerca di fare previsioni è ancora totale nonostante secoli di studi, tentativi e illusori momenti di successo. E le statistiche confermano: i terremoti oggi sono più letali che in passato. Nel 2009 l'attività sismica nel mondo ha ucciso 1.700 persone (trecento delle quali vivevano in Abruzzo) L'anno prima era andata molto peggio, con 88mila vittime quasi tutte concentrate nella regione cinese del Sichuan (scossa di magnitudo 7,9). Quest'anno invece, tra Haiti (magnitudo 7) e Cile (8,8), le vittime hanno già abbondantemente superato le 200mila.

Il terremoto in Cile è una sequenza esemplare di ciò che avviene quando un cataclisma si innesca sotto ai nostri piedi. Erano le 3,34 del 27 febbraio quando a Concepcion in pochi secondi si è liberata l'energia accumulata nella Terra nel corso di quasi due secoli. La potenza del terremoto cileno - superata solo altre quattro volte dall'inizio del Novecento - è stata paragonata all'esplosione simultanea di migliaia di bombe nucleari. Le onde sismiche hanno iniziato a viaggiare lungo la crosta a 5 chilometri al secondo. Tutti i 4mila sismografi piazzati sul pianeta hanno vibrato all'unisono. Il fondo marino si è alzato di un metro sollevando tonnellate di acqua. Le onde dello tsunami hanno iniziato a propagarsi lungo il Pacifico alla velocità di un jet: quasi novecento chilometri all'ora.

Per fortuna - e i motivi sono tutt'altro che chiari - i muri d'acqua non hanno raggiunto altezze elevate (due metri al massimo) e le coste sono state risparmiate da distruzioni. L'altra buona notizia (e non è stato così ad Haiti) è che il Cile è un paese tutt'altro che impreparato e ha una legislazione rigorosa per l'ingegneria antisismica.

La colpa dell'aumento delle vittime dei sismi non è necessariamente della Terra, che continua a tremare quanto e come ha sempre fatto nella sua storia. Sono l'aumento degli uomini sul pianeta e la loro concentrazione in megalopoli che hanno alzato la posta in gioco. A uccidere infatti non sono mai i terremoti, neanche i più violenti. Sono gli edifici, soprattutto i palazzi costruiti con cemento di bassa qualità e accatastati uno sull'altro nelle aree del mondo in via di sviluppo.

Il giorno precedente alla scossa cilena, il 26 febbraio, a Okinawa un sisma della stessa magnitudo dell'isola caraibica si era risolto senza una sola vittima, a dimostrazione che di fronte a una scossa violenta a fare la differenza fra vita e morte è la robustezza del cemento con cui la casa è costruita. Il terremoto giapponese si è risolto con un po' di vertigini per gli abitanti delle grandi città. Lo stesso non si può dire per quel che è avvenuto in Cile. Le due placche di Nazca e del Sudamerica hanno in corpo una tale potenza da aver contribuito al sollevamento delle Ande in passato. Da millenni si scontrano come due montoni caparbi, avanzando al ritmo lento ma incessante di 80 millimetri all'anno, con il "muso" di Nazca costretto a immergersi verso il basso scavando nel magma caldo e sollevando la zolla sudamericana. I geologi chiamano questo processo "subduzione" e il suo aspetto inquietante è che tanto più procede silenziosamente, sottotraccia - senza i piccoli tremori periodici che quotidianamente vengono registrati lungo le linee di faglia - tanto più rischia di accumulare rabbia, scatenando tutta la sua energia in un'unica grande scossa.

Sabato mattina alle 3,34 - nessuno determinerà perché quel giorno e quell'ora - le placche hanno ceduto alla tensione. Era dal 1835 che Concepcion viveva al riparo dai sismi violenti. Nell'area, poco dopo il terremoto di allora, arrivò Charles Darwin che navigava a bordo del Beagle per mettere a punto la sua teoria dell'evoluzione. Descrisse la città di Concepcion come un cumulo di mattoni e tronchi spezzati e annotò particolari importanti sulla deformazione che la linea della costa aveva subito a causa del sisma.

L'anno scorso un geologo francese e uno cileno ripresero i dati del naturalista britannico e pubblicarono uno studio in cui si prevedeva (in termini probabilistici e senza dare una data precisa) che un altro grande terremoto, di magnitudo superiore all'ottava, sarebbe avvenuto in tempi brevi lungo le coste del Cile. Il loro articolo fu pubblicato a giugno dell'anno scorso sulla rivista Physics of the earth and planetary interiors. Non ambiva a fare previsioni esatte, ma si limitava a un'osservazione statistica basata sulla legge dei grandi numeri: "L'area di Concepcion-Constitucion è molto matura dal punto di vista sismico, visto che nessun grande terremoto si è verificato dal 1835".

FONTE: Elena Dusi (repubblica.it)