giovedì 25 marzo 2010

Le famiglie italiane sono le più ospitali d'Europa


Il bel paese batte Germania e Francia nella capacità di accogliere i giovani liceali

Calano le nascite, 8 mila neonati italiani in meno nel 2009 rispetto all’anno precedente, aumentano i single eppure la famiglia italiana si conferma oggi, come in passato compatta e ospitale, più che negli altri Paesi europei, almeno quando si tratta di “aggiungere un posto a tavola” e accogliere gratuitamente, per una data variabile da un paio di mesi a un anno intero, un giovane studente straniero all’interno della propria casa.
È quanto emerge da una ricerca di Intercultura, l’Associazione no profit che dal 1955 opera nel campo degli scambi internazionali di studenti delle scuole superiori di età compresa tra i 15 e i 17 anni, confrontando i dati di affluenza dei ragazzi nel nostro Paese rispetto a quelli delle consorelle (AFS) degli altri Paesi europei. Tutto questo, spiega l’Associazione, in occasione dell’avvio, a partire dalla prima settimana di maggio, della campagna di accoglienza “Aggiungi un posto a tavola” che vedrà coinvolti, nella prima settimana di maggio 2010, i 132 centri locali situati su tutto il territorio nazionale, impegnati nella selezione delle famiglie che ospiteranno nel prossimo anno scolastico più di 800 studenti stranieri. Provenienti da oltre 40 Paesi di tutto il mondo (dalla Cina agli USA, dal Giappone all’Argentina, dall’Islanda alla Repubblica del Sud Africa) sono stati ventimila gli adolescenti ospitati dalle famiglie italiane in questi 55 anni di attività di Intercultura. Un dato, questo, in continua crescita: dalle 53 famiglie pioniere del 1965, in pieno periodo del boom italiano, alle 278 del 1985, per arrivare alle 755 previste per quest’anno. A conferma, che il nostro Paese è primo in Europa, in quanto a capacità di accoglienza, visto che la Germania nel 2009 ne ha ospitati 713, la Francia 421, il Belgio 230, la Svizzera 220, la Danimarca 157, la Norvegia 148, l’Austria 121. Non solo, secondo una ricerca Ipsos, commissionata da Intercultura, la propensione ad ospitare studenti stranieri è pari al 57% del campione di 637 famiglie intervistate. In altre parole: molti più nuclei familiari rispetto agli attuali, si dicono pronti e disposti ad aggiungere un componente anche per un anno intero. Quali i motivi? Essenzialmente perché, per citare uno degli slogan di Intercultura: «Ci aspettavamo uno studente e invece è ci arrivato un figlio». Secondo la ricerca Ipsos, infatti, accogliere un adolescente da un paese straniero comporta, per il 19% degli intervistati, un momento di confronto culturale, per il 18% rappresenta una crescita personale ed interiore, mentre per un importante 11% è uno stimolo per i propri figli per imparare a confrontarsi con una persona di un’altra cultura, motivazione più che mai attuale, visto l’aumentare dei casi di intolleranza xenofoba. Tra le altre ragioni, ovviamente, spiega ancora Intercultura, quella di migliorare l’apprendimento delle lingue (10%), quella di stimolare i propri figli, a loro volta, di usufruire di una simile esperienza formativa all’estero (8%) e, forti dall’essere vicini alle celebrazioni del 150enario dalla nascita dell’Italia unita, per far conoscere e diffondere bene la nostra cultura e la nostra tradizione (6%). E, se per tanti immigrati dall’Africa rappresenta il primo approdo in Europa, la Sicilia si mostra terra ricca di affetto e ospitalità. L’11,2% dei 694 studenti stranieri attualmente in Italia, all’interno dei programmi di scambio di Intercultura, sono ubicati appunto nell’isola, il 15% sono in Lombardia, il 10,2% in Puglia, l’8,9% in Sardegna, l’8,4% sia in Emilia Romagna che nel Lazio, l’8,2% in Piemonte, il 6,3% in Veneto, il 4,6% in Campania, il 3,2% in Toscana, il 2,4% in Friuli e in Trentino, il 2,2% in Calabria, nelle Marche e in Basilicata, l’1,6% in Liguria, l’1% in Abruzzo e in Val D’Aosta, lo 0,6% in Umbria. A scegliere l’Italia, sono soprattutto gli studenti dai Paesi europei (29,4%), quindi da quelli del Nord America (22,1%), seguiti dai ragazzi del Centro-Sud America (19,2%), dell’Asia (16,8%), dell’Oceania, soprattutto dall’Australia (10.6%), mentre solo l’1,8% arriva dall’ Africa. Destinazione formativa? Nella maggioranza dei casi il liceo scientifico (47,3%), seguito da quello classico (18,1%), dagli istituti tecnici (14,7%), da quello magistrale (6,1%) e dal liceo linguistico (4,2%).

FONTE: lastampa.it