lunedì 12 aprile 2010

Gazzetta News, Nanni(PSD): "Nasce il partito della legalità"


Operatori della Sicurezza e della Difesa tutti insieme nel nome di un Progresso civile e democratico della società del nostro Paese.

Roma, 12 apr - (di Lucia LAPENTA) "Un partito che sicuramente darà molto in termini di democrazia, trasparenza e Progresso..." Sono le parole usate da Giorgio Carta e Giuseppe Paradiso, fondatori del PSD che invitano a consultare il loro sito: www.posd.it .
Un partito che rappresenta la bellezza di quasi 600.000 divise in tutta Italia, il cui obiettivo politico e anche quello di presentare in futuro delle proprie liste autonome agli appuntamenti elettorali. Del resto si sa, in politica i numeri contano molto, e cosi dopo quasi cinque mesi dalla nascita, il gruppo creato su Facebook dedicato al Partito, già conta circa 3400 iscritti.
Né a sinistra, né a destra, né tantomeno centro, il PSD non ha una sua collocazione precisa nel panorama politico italiano, ma vuole ridare la giusta dignità al comparto dal quale e scaturito il suo progetto, un comparto fatto di uomini e donne in divisa che vogliono avere il giusto spazio nelle istituzioni amministrative italiane.
Avieri, Finanzieri, Soldati, Marinai, Poliziotti, Carabinieri, tutti uniti nell'intento di realizzare un nuovo progetto politico, i cui obiettivi principali sono: progresso civile e democratico della società, unificazione delle forze di Polizia, sindacati di categoria nelle Forze Armate, nascita di un Esercito europeo, democratizzazione del comparto Sicurezza e Difesa, rilancio dell'immagine e della considerazione di tutti gli operatori del comparto.
Per parlare del PSD abbiamo incontrato Alessandro Nanni, Delegato Nazionale per la Polizia di Stato, ed autore, attraverso i referenti del partito, di due interrogazioni parlamentari, di cui una riguardante il tragico fenomeno dei suicidi nelle Forze dell'Ordine.
Proprio per il suo fresco incarico Nanni è diventato il punto di riferimento per la sicurezza, sia nazionale, sia locale: "il mio obiettivo e quello di onorare questo prestigioso incarico, rappresentando nel migliore dei modi tutto il comparto della sicurezza".

Alessandro Nanni, può indicare ai lettori della "Gazzetta news" gli obiettivi che volete raggiungere con il vostro progetto politico?
Abbiamo molti obiettivi da raggiungere. Una cosa certa, oltre a concentrare i nostri sforzi sulla tutela e sul rilancio di tutto il comparto della Sicurezza e della Difesa, vogliamo anche rappresentare il "popolo della legalità". E' giunto il momento di dare un volto nuovo alla politica, noi siamo i fautori del Diritto e non solo del dovere.
Non rischiate, però di essere troppo settoriali?
Assolutamente no. II PSD non si rivolge soltanto a uomini e donne in divisa, l'iscrizione al nostro movimento e rivolta a tutti i cittadini che hanno a cuore valori come la democrazia, la legalità, la sicurezza. Proprio per questo motivo la loro partecipazione è fondamentale per la nostra esistenza. Perché le loro proposte, osservazioni e idee, saranno indispensabili per formulare il programma politico, che includerà non solo i temi riguardanti la Sicurezza e la Difesa, ma anche questioni come la famiglia, il lavoro, la sanità; la nostra sarà una linea politica di ampio respiro.
Secondo lei in questo periodo quali sono i problemi che affliggono il settore della Sicurezza e della Difesa?
Il problema principale è che il comparto Sicurezza e Difesa sembra essere stato totalmente dimenticato dalle istituzioni, che avevano fatto proprio di questo settore il loro cavallo di battaglia nelle ultime politiche. I continui tagli alle risorse disponibili disposti in questi ultimi tempi hanno generato una serie infinita di preoccupazioni per la nostra categoria. Equipaggiamenti obsoleti, il numero degli operatori in costante diminuzione a causa del mancato reclutamento di nuovi agenti, il contratto collettivo di lavoro scaduto da ventisette mesi, sono solo alcuni degli innumerevoli problemi che sta attraversando il comparto Sicurezza e Difesa.
Per concretizzare al meglio il vostro programma politico cosa intendete fare?
Cercheremo di guadagnarci "sul campo" la stima dei cittadini, rispondendo concretamente alle loro esigenze, secondo principi che ci contraddistinguono, primo fra tutti la legalità.


Treno deraglia a Merano: nove morti «Scena agghiacciante, si scava a mano»


La Protezione civile: tre dispersi e 27 feriti. Il convoglio investito da una frana, vagone in bilico sul fiume Adige

Tragedia nel Meranese: almeno nove persone sono morte e tre risultano al momento disperse a causa del deragliamento di un treno regionale gestito dalla società Sad, investito da una frana di 400 metri cubi tra Laces e Castelbello (MAPPA), sulla linea della val Venosta che congiunge gli abitati della vallata con Merano, molto utilizzata da studenti e pendolari. Il bilancio, ancora del tutto provvisorio, è della Protezione civile di Bolzano. I feriti sono 27, di cui 7 gravi, ricoverati in diversi ospedali della zona. Solo quattro delle nove salme sono state al momento identificate da parenti. Per altre quattro vittime, l'identificazione è avvenuta al momento solo tramite documenti, mentre per l'ultima salma restano dubbi sull'identità.

«SCENA AGGHIACCIANTE» - La scena sul luogo dell'incidente è spaventosa: i vagoni sono finiti fuori dai binari dopo avere sbattuto contro la massa di terra e roccia che si è staccata dalle pendici e una carrozza è rimasta in bilico sul greto del fiume Adige. Il vagone in testa al convoglio, investito dalla frana, è completamente distrutto, riempito di terriccio e con tutti i finestrini sventrati: i morti sono rimasti intrappolati in mezzo alla fanghiglia. I soccorritori stanno lavorando con pale e picconi per entrare e recuperare i corpi: per raggiungere il punto dell'impatto si arrampicano lungo reti paramassi, salendo dal greto del torrente. La parte frontale del mezzo è finita contro due alti alberi: hanno impedito che il treno precipitasse nel fiume. Per fare in modo che non scivoli ulteriormente i pompieri lo hanno assicurato con un paranco. «È una scena agghiacciante, il treno è pieno di terra e di fango. Dobbiamo lavorare con le mani, è una cosa tremenda» ha raccontato un vigile del fuoco.

FERITI - Dieci feriti sono stati portati all'ospedale di Merano, che dista poche decine di chilometri dal luogo della disgrazia. Come ha detto il primario Norbert Pfeiffer, «al momento è troppo presto per parlare di prognosi». I feriti hanno riportato traumi cranici e traumi al torace. Molte le escoriazioni. Uno ha un femore fratturato. Una ventina di persone sono state smistate negli ospedali di Silandro e di Bolzano. Per il trasporto dei feriti è una continua spola di elicotteri. I tecnici hanno recuperato la scatola nera: è visibilmente danneggiata ed è stata posta sotto sequestro dai carabinieri.

FRANA - È stata dunque una frana sulla linea ferroviaria a provocare il deragliamento del treno R108 della società di trasporti Sad gestita dalla Provincia autonoma di Bolzano, partito da Malles alle 8.20 e atteso a Merano alle 9.43. Lo afferma Florian Schrofenneger, responsabile dei vigili del fuoco di Bolzano: «Il treno è finito contro una frana: il vagone era pieno di persone, come è normale a quell’ora. Possiamo escludere che ci sia stato un guasto». La disgrazia è avvenuta in un punto dove i binari attraversano una stretta gola. La strada attigua alla linea ferroviaria, la statale 38 dello Stelvio, è stata chiusa al traffico per consentire l'afflusso dei mezzi di soccorso. La Protezione civile ha allestito una sede operativa in loco e sono al lavoro i tecnici della società Sad, che ha avviato un'inchiesta interna per appurare la dinamica dell'accaduto. Il capo dei geologi della Provincia di Bolzano Ludwig Noessing ha spiegato che la frana aveva una larghezza di 10 - 15 metri e una portata di 400 metri cubi. «Data la massa relativamente notevole dello smottamento - ha detto - l'impatto ha sviluppato un'energia notevole. Si è trattato - ha aggiunto - di una frana di superficie, causata da infiltrazioni d'acqua».

ROTTURA TUBO - Poco prima dell'incidente, un altro convoglio era passato nello stesso punto senza problemi. «È stata una questione di pochi minuti - ha detto il direttore della linea ferroviaria, Helmuth Moroder -. Poco dopo, alle 9.03, è passato il treno diretto a valle che è andato a finire contro la frana. Con tutta probabilità a far cadere la frana è stata la rottura di un tubo per l'irrigazione dei campi a monte della massicciata». Un'ipotesi confermata da un primo sopralluogo dei tecnici che hanno trovato un difetto in un impianto di irrigazione a monte della frana. Rompendosi, l'impianto avrebbe allagato il terreno sottostante, rendendolo instabile fino a farlo franare. A monte del posto della disgrazia - ha detto - non ci sono infatti corsi d'acqua o invasi. Per Moroder è stata «una fatalità incredibile» a causare l'incidente, dato che «l'impianto è munito di un sistema di sicurezza che provvede a un blocco automatico nel caso della caduta di una frana sulla massicciata. La fatalità ha voluto che la frana si sia staccata proprio mentre passava il treno, che così è stato investito in pieno». L'assessore altoatesino ai Trasporti Thomas Widmann ha voluto sottolineare che i controlli per la sicurezza sulla scarpata dove viaggiava il treno deragliato stamani erano stati eseguiti un anno fa.

FONTE: corriere.it