martedì 1 giugno 2010

L'Onu condanna il blitz a Gaza, Israele: no ad altre navi di aiuti


ATTACCATA LA FLOTTA DELLA PACE A GAZA: 10 MORTI. IN CELLA 6 ITALIANI. GERUSALEMME: BLOCCHEREMO LE IMBARCAZIONI


Israele tiene in stato di fermo 480 attivisti pro-palestina catturati durante il blitz di ieri mattina contro la flottiglia di aiuti umanitari diretti a Gaza. In 48, secondo quanto riporta la radio pubblica, sono stati espulsi dal Paese. Le persone trattenute sono in custodia nella prigione di Ashdod, mente gli espulsi sono stati accompagnati all’aeroporto Ben Gurion per essere imbarcati sui voli diretti nei rispettivi Paesi. Intanto, il Consiglio di sicurezza dell’Onu, riunito a New York per oltre 12 ore per esaminare l’attacco israeliano alla flottiglia di pacifisti per Gaza, ha chiesto un’inchiesta e il rilascio degli attivisti e delle loro imbarcazioni. In una dichiarazione sull’intervento israeliano nei confronti dei pacifisti diretti a Gaza, l’Onu domanda un’inchiesta «rapida, imparziale, credibile e trasparente». Gli Stati Uniti «stanno lavorando per accertare i fatti e sono convinti che Israele condurrà una inchiesta esauriente e credibile». Lo afferma il Dipartimento di Stato dopo un colloquio telefonico tra il segretario di Stato Hillary Clinton e il ministro della difesa israeliano Ehud Barak. Barak ha dato alla Clinton alcuni primi elementi sull’attacco. Secondo il Dipartimento di Stato l’incidente di ieri sottolinea il bisogno di procedere rapidamente con negoziati che portino ad una pace complessiva nella regione.

La riunione di emergenza del Consiglio di Sicurezza dell’Onu sull’attacco di Israele alla flottiglia di attivisti filo-palestinesi si è protratta per oltre 12 ore. Lo riportano diversi media americani. Secondo fonti diplomatiche, i rallentamenti sono dipesi da un disaccordo tra la Turchia, che ha redatto la bozza della risoluzione, e gli Stati Uniti che si rifiutavano di inserire nel testo una forte condanna di Israele.

Nel corso del suo intervento, il vice ambasciatore Usa alle Nazioni Unite Alejandro Wolff ha dichiarato che gli aiuti trasportati dalla flottiglia avrebbero dovuto ricevere l’ok dai meccanismi internazionali istituiti in virtù dell’embargo israeliano a Gaza. «Questi meccanismi non provocatori dovrebbero essere quelli utilizzati per fornire aiuti a Gaza», ha detto Wolff secondo quanto riportato dalla Cnn. «La consegna diretta via mare non è nè appropriata nè responsabile, ma soprattutto non efficace, vista la situazione». Il ministero della Difesa israeliano ha comunque dichiarato che sarà impedito l’ingresso a Gaza a qualsiasi nuova nave di aiuti. Infine, secondo quanto appreso dall’ANSA, sono sei (non quattro, come trapelato ieri) gli attivisti italiani reduci dalla spedizione della flottiglia di aiuti per la Striscia di Gaza e sono tutti detenuti in Israele in attesa della pronuncia di un tribunale essendosi opposti- come numerosi altri stranieri - a un immediato provvedimento amministrativo di rimpatrio. I sei potranno incontrare solo oggi i rappresentanti del Consolato italiano a Tel Aviv.

FONTE: lastampa.it