mercoledì 2 giugno 2010

2 giugno, big Lega disertano la parata E' polemica. Alemanno: brutto segnale


Napolitano celebra la festa della Repubblica: «I valori della Costituzione hanno forza propulsiva»


Parata delle Forze armate in via dei Fori imperiali per la festa della Repubblica. Il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano ha assistito dal palco presidenziale alla sfilata con accanto il premier Silvio Berlusconi e il presidente del Senato Renato Schifani.

I big della Lega disertano la parata. Il Carroccio era presente con i due vice capogruppo di Camera e Senato, Sebastiano Fogliato e Lorenzo Bodega, e con e il sottosegretario Francesco Belsito. Assenti il ministro dell'Interno Roberto Maroni e il leader Umberto Bossi. Non ha presenziato alla sfilata neanche il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ma perché nella prima mattinata è partito per una visita ai militati italiani in Afghanistan.

«Abbiamo vissuto anni non sempre facili anni di duro lavoro resi però fecondi dalla forza propulsiva dei valori della nostra Carta costituzionale: democrazia, libertà, eguaglianza, giustizia. Su quei valori fondanti abbiamo costruito l'Italia di oggi, soggetto protagonista della comunità internazionale e di un'Europa che è chiamata a rafforzare la sua unità», ha affermato il presidente della Repubblica nel messaggio inviato al Capo di Stato Maggiore della Difesa Vincenzo Camporini in occasione del 2 giugno. «Le difficoltà del periodo che stiamo vivendo, i rischi che oggi corrono la nostra sicurezza e il nostro benessere - ha aggiunto Napolitano - vanno affrontati con la consapevolezza dei risultati raggiunti».

«In un mondo sempre più interdipendente non potrà esservi vera sicurezza se permarranno focolai di minaccia; non potrà esservi vero benessere se anche soltanto una parte dell'umanità sarà costretta a vivere nell'indigenza. Dobbiamo lavorare insieme per la sicurezza e il benessere comune: insieme in Italia, insieme in Europa», ha continuato il presidente della Repubblica.

Alla parata, durata solo 80 minuti (dieci in meno della tradizionale ora e mezzo), sono sfilati circa 6000 militari, 262 mezzi e nove velivoli, le Frecce tricolori. L'anno scorso i partecipanti erano stati 6400 e 7200 nell'edizione precedente: un calo progressivo, complice soprattutto la crisi economica. Le tribune sistemate in via dei Fori imperiali, grazie anche alla bella giornata, sono tutte affollate.

La polemica sull'assenza della Lega. «La Lega era ben rappresentata» alla parata militare e «ogni polemica è strumentale», ha detto Bodega, appena conclusa la sfilata. Rispondendo poi a una domanda sul significato della festa della Repubblica, Bodega ha detto che «è una festa che ricorda importanti avvenimenti che devono avere il rispetto di tutti».

Pdl diviso sulla Lega. «Questo è un brutto segnale, ma quello che conta è che l'83% degli italiani è orgoglioso di far parte di un'unica grande nazione. Tutto il resto è retorica, chiacchiere che non hanno valore», ha detto il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ricordando che «secondo l'ultimo sondaggio di Mannheimer l'83% degli italiani si sente molto orgoglioso di appartenere all'Unità nazionale».

«L'assenza di Maroni non è un problema», è invece l'opinione del capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri. «Non credo che per questa sua assenza qui Maroni possa essere considerato un cattivo ministro dell'Interno: o si vuol forse sostenere il contrario? Anche altri anni era stato assente; ma erano presenti sul palco alcuni sottosegretari ed esponenti della Lega nord. Sono questioni che vengono, anche giustamente, poste soltanto dai giornalisti...».

«La scelta dei più importanti esponenti leghisti di disertare le celebrazioni ufficiali di oggi è un'offesa agli italiani che festeggiano la nascita della Repubblica. Fa tristezza pensare che la Lega rinunci a rispettare la storia del popolo che rappresenta e governa per difendere una "paccottiglia" ideologica inaccettabile, una mescolanza di secessione e magia celtica che ha il suo baricentro in quella forma di doppio razzismo che ha come bersaglio tanto lo straniero che la popolazione meridionale. L'Italia non si merita questa miseria politica», ha detto in una nota l'eurodeputato IdV Luigi de Magistris.

FONTE: ilmessaggero.it

AGOSTINO DE PASQUALE: UNO SCIOPERO DELLA FAME PER CHIEDERE GIUSTIZIA ALLE ISTITUZIONI


Agostino De Pasquale, Carabiniere costretto a mettersi in pensione nell’ottobre 1997, a causa di una sua denuncia fatta alla Procura di Trapani inerente un disservizio all’interno della Banca d’Italia di del luogo e a causa di alcuni reati che venivano probabilmente commessi dai dirigenti della stessa Banca e da parte dei suoi superiori dell’Arma dei Carabinieri. De Pasquale durante i turni festivi e notturni che operava insieme ad un altro suo collega, veniva chiuso dentro lo stabile senza possibilità di uscire in nessuna maniera neanche in casi di grave ed estrema necessità, ogni qualvolta capitava che mancasse la corrente elettrica. In più di una occasione il De Pasquale si ritrovò a dover aprire le porte dell’istituto di credito, senza però riuscirci in quanto il sistema di sicurezza non permetteva né di uscire e né di entrare. Inoltre in più di un’occasione, i colleghi graduati che dovevano dar loro il cambio, non si presentavano affatto al turno di servizio.
I fatti si sono svolti così come li racconta proprio l’ex Appuntato dei Carabinieri:
Con un mio collega fui assegnato alla sorveglianza interna della Banca d’Italia di Trapani, la quale, una volta che ci avevano chiusi dentro, risultava una struttura completamente blindata dall’esterno e noi quindi dall’interno avevamo preclusa ogni possibilità di accedere al di fuori per qualunque grave evenienza come ad esempio un malore. Ci siamo lamentati con i nostri superiori i quali ci consigliarono di stare zitti e di non parlare poiché quello che stavamo svolgendo era un normale servizio come altri che ci sarebbero potuti essere assegnati. Nonostante le nostre lamentele, la situazione non mutava in nessuna maniera, anzi, prendevano dei continui provvedimenti disciplinari nei nostri confronti con dei pretesti alquanto assurdi, come ad esempio io stesso più di una volta sono stato sanzionato perché il mio superiore mi trovò alle 7 di mattina con la barba incolta, dopo aver fatto servizio per tutta la notte all’interno della banca. Con il mio collega – Pisano Igino – iniziammo a denunciare i fatti alla Procura della Repubblica di Trapani, la quale aprì un procedimento e a luglio del 1986 fummo tutti interpellati e raccontando le nostre versioni al Procuratore Volpintesta, purtroppo però poi deceduto in agosto dello stesso anno. La Procura di Trapani non dette nessun seguito alla nostra denuncia, dopo il decesso dell’ex Sostituto Procuratore ma il comando dei Carabinieri invece prendeva dei provvedimenti a nostro carico con il trasferimento in zone disagiate come nel mio caso che venni mandato a fare servizio in una zona dell’entroterra di Caltanisetta che si chiama: Santa Caterina Villa Armosa ed in seguito trasferito alla scorta Magistrati di Palermo nel periodo delle stragi di mafia con tanto di maxi processo in corso. Altri due miei colleghi furono spediti rispettivamente uno nella zona di Figuzza entroterra nelle montagne palermitane, nelle vicinanze di Corleone e l’altro all’isola di Pantelleria. Successivamente fummo tutti e tre proposti per il prepensionamento per causa di malattia psicologica come ansia e depressione. Ovviamente nessuno di noi tre aveva e ha mai presentato sintomi patologici di queste malattie. A seguito di mie insistenze nell’esporre continue denunce dei fatti presso la Procura di Trapani, nel 1988 venne riaperto il fascicolo con conseguente procedimento per via del quale iniziai ad essere fatto oggetto da parte dei miei superiori e di alcuni magistrati, di ulteriori procedimenti penali nei miei confronti fra i quali: infrazione del domicilio di una certa signora, presso il quale io non mi sono mai e poi mai recato. In virtù di questa denuncia di infrazione di domicilio non solo furono attivati degli altri procedimenti penali nei miei confronti, non solo alcuni parenti ed amici della donna hanno tentato di picchiarmi e di sequestrarmi non riuscendoci ma tanto per concludere in bellezza fui portato con l’inganno dal mio capitano e dal comandante, presso l’ospedale militare di Palermo e lì ricoverato in maniera coatta e controllato a vista. Entrando dentro l’ospedale non fui mai visitato né da un medico e né da psicologi o psichiatri ma ebbi con loro solo dei superficiali colloqui. Mi diagnosticarono senza nessun approfondimento necessario al caso, una sindrome di stato ansioso reattivo situazionale, dandomi 40 giorni di convalescenza. Rimasi in quell’ospedale solo 48 ore, quando uscii e tornai a casa interpellai un medico dell’USL 9 di Mazara del Vallo presso cui mi sottoposi a visita psichiatrica specialistica in quanto quella struttura era parificata con l’ospedale militare di Palermo e lo psichiatra che mi visitò diagnosticò soltanto un lieve e passeggero stato d’ansia. In seguito mi recai di nuovo all’ospedale militare di Palermo dove trovai un capitano medico dell’esercito che nell’apprendere i dati riportati nel certificato che mi feci rilasciare dalla USL di Mazara del Vallo, mi disse che ero idoneo ad essere reintegrato nel servizio. Da lì fui immediatamente trasferito in Sardegna che all’epoca era una destinazione dedicata proprio a quei Carabinieri che mostravano secondo i loro superiori delle inammissibili intemperanze. I procedimenti messi in atto precedentemente dalla Procura di Trapani, si protrassero fino agli anni ’90, quando nel 1994 mi trasferirono a Castelvetrano in missione con la legge 100, appena iniziai ad essere d’istanza in quella zona per quella missione, cominciarono tutta una serie di procedimenti disciplinari nei miei confronti con continue dispense dal servizio al fine di rimandarmi a casa e costringermi o a dimettermi o a far sì che fossi radiato dall’Arma dei Carabinieri. Quindi delle continue ed insopportabili provocazioni. Sono stato assolto da tutti i procedimenti che mi erano stati intentati – più di 13 – per la non sussistenza dei fatti da me ipoteticamente compiuti. Nel 1997 venni di nuovo proposto dalla dispensa dal servizio per scarso rendimento e comportamenti scorretti in quanto mi continuavo a lamentare per il fatto che non venivano riconosciuti ancora tutti i miei diritti di uomo e di Carabiniere. Tali azioni nei miei confronti erano sicuramente mirate dal fatto che siccome la Cassazione doveva decidere sulla condanna del Maresciallo Palmeri Giuseppe che era poi il mio superiore indiretto, per poterlo scagionare e prosciogliere dalle accuse che gli avevo rivolto, si doveva trovare un appiglio congruente come ad esempio la mia radiazione dall’Arma, sul quale i suoi difensori potevano poggiare la memoria difensiva. Esasperato da tutta la situazione, decisi dunque di fare domanda di prepensionamento, decisione determinata anche dal fatto che nessuno mi dava ascolto e che ogni mia rimostranza finiva sempre col ritorcersi contro. A seguito del mio prepensionamento siccome i difensori del Maresciallo Palmeri non potevano più poggiare la memoria difensiva su delle mie presunte intemperanze che venivano poi seguite da altri procedimenti disciplinari, il Maresciallo in questione venne quindi condannato. Non contenti di tutto ciò anche dopo che fui pensionato venne aperto un ulteriore procedimento penale nei miei confronti sul quale venivo accusato di calunnie nei confronti del mio ex Capitano di Castel Vetrano. Venni condannato in primo giudizio perché a mio avviso dovevano darmi una lezione esemplare. Feci ricorso in appello e in maggio del 2006 venni assolto dalla Corte d’Appello di Roma perché il fatto non sussisteva. Farò lo sciopero della fame a Roma in via XX Settembre all’incrocio con piazza San Bernardo che è il luogo che mi è stato assegnato per ragioni di ordine pubblico al fine di effettuare la mia protesta. Inizierò questo sciopero della fame il giorno 3 giugno. Chiedo che venga fatta giustizia e che il mio nome e il mio onorato servizio presso l’Arma dei Carabinieri ricevano finalmente quella dignità che per tanti anni mi è stata negata”.
Quella di Agostino De Pasquale è una storia come tante, lui è un uomo semplice, umile, di quelli che danno l’impressione che nella vita mai nulla gli sia stato regalato. Un uomo di altri tempi, attaccato ai valori puri e genuini, tipici dei migliori e succosi frutti della terra che lo ha visto nascere: la Sicilia. Forte, passionale e determinato, cocciuto quanto basta, proprio come quei guerrieri con l’armatura che andavano in guerra e difendevano dei principi, degli ideali, la loro terra, il loro nome e la loro famiglia. Agostino non è un abile oratore e né tanto meno un abile scrittore, ma di sicuro la sua volitività lo porterà presto o tardi a vincere una guerra cruenta contro una delle istituzioni più amate ed ammirate in Italia. La sua vittoria, quel giorno che arriverà, non solo renderà giustizia alla sua persona e al suo servizio di Carabiniere per lo Stato, ma soprattutto, la vittoria di Agostino, di certo donerà all’Arma dei Carabinieri, quella già consolidata dignità e fiducia da parte del popolo italiano e delle istituzioni tutte.
Agostino De Pasquale, ha una sua pagina personale su Facebook, per chi desiderasse contattarlo, quello che segue è il link che apre direttamente il suo account nel quale si possono trovare foto dei documenti in suo possesso, video, racconti e testimonianze dei fatti : http://www.facebook.com/#!/profile.php?id=100000448302496

di Carla Liberatore