giovedì 24 giugno 2010

«Non sarà la nostra ultima in azzurro»


È il motto ripetuto in coro da Lippi e Cannavaro alla vigilia della partita dentro-fuori contro la Slovacchia

È ancora presto per fare le valigie. Marcello Lippi e Fabio Cannavaro, la mente e il braccio della Nazionale, lo dicono in coro. Giunti alla partita bivio, quella da dentro o fuori, il ct in scadenza e il capitano a termine non hanno intenzione di abdicare. «Non sarà la nostra ultima partita in azzurro», è il refrain che fanno suonare all’Ellis Park, a poche ore dalla sfida decisiva con la Slovacchia.

«Fermarci dopo tre partite sarebbe un vero peccato – spiega Cannavaro -. Il bello deve ancora arrivare». Gli fa eco Lippi: «Vogliamo vincere, ce lo meritiamo. Sarebbe una bella iniezione di fiducia. Sarà un’Italia vogliosa». Cercasi disperatamente tre punti, insomma. Cannavaro va giù piatto: «Manca la vittoria, quella che ti cambia tutto. Ne ho viste di peggio. Nel Mondiale in Giappone (contro il Messico, ndr) ci qualificammo negli ultimi 5 minuti». C’è spazio anche per una digressione famigliare: «Ho sentito mio fratello Paolo che gioca nel Napoli: ma non abbiamo parlato di Hamsik. Mi ha detto di tornare il più tardi possibile visto che in Italia è brutto tempo».

Lo spirito, il cuore, la voglia di combattere. Lippi batte il tasto: «Maradona dice che noi italiani non moriamo mai? Ha ragione. Anche nell’82 gli azzurri, dopo tre pareggi stentati, sono esplosi». Il caso del giorno, le accuse di combine (poi ritratte) di Bossi, all’inizio provano a scansarlo. «Le notizie che giungono dall’Italia non ci interessano. Se ne è occupato Abete, a posto così», fa catenaccio Lippi. Poi Cannavaro si scioglie: «A me viene da ridere». E il ct allora di rimando: «Ma vuoi dire che è matto?».

Sulla Slovacchia poche riflessioni. «Attaccanti veloci, abili. Hanno un solo risultato a disposizione», è l’analisi di Lippi. Altro siparietto sulla formazione. «Io non so chi giocherà», si trincera Cannavaro. «Sì che lo sai», gli risponde Lippi. Che annuncia che «Pirlo andrà in panchina». E poi indica la rotta per evitare altre brutte sorprese: più incisività in zona tiro e attenzione alle palle alte. «Sui cross da lontano abbiamo sofferto», si morde le labbra il ct pensando alle reti-beffe del paraguaiano Alcaraz e del neozelandese Smeltz. Il veleno arriva in coda. Succede quando un giornalista rivolge una domanda in spagnolo a Cannavaro parlando di "verguenza", di vergogna. Lippi s’intromette, inarca il sopracciglio e spara un fendente anti-Spagna: «È bastata un partita vinta (con l’Honduras, ndr) e rialzano la cresta».

FONTE: Luca Gelmini (corriere.it)