venerdì 20 agosto 2010

Suono e insight: i messaggi della musica


Il software AVS 3D VR - elemento chiave del sistema di riproduzione in 3D del suono AVS Audio Virtual Standard® (brevetto internazionale), utilizzato per ascoltare musica ad alta fedeltà e nelle sedute di Psico-Acustica Transizionale (PAT) - è stato presentato recentemente alla mostra “Italia degli Innovatori, Better City - Better Life”, vetrina significativa per illustrare lo stato dell'arte della tecnologia italiana rivolta al miglioramento della qualità della vita, nel corso dell’EXPO universale di Shanghai 2010.

Il sistema AVS Audio Virtual Standard®, realizzato da Gubert Finsterle, ricercatore in psicoacustica, responsabile di “AVS Research” (con sede a Milano), acquisito a scopo di ricerca dal Reparto Segnali ed Immagini dell’Istituto ISTI del CNR di Pisa, si basa sulla microsincronizzazione del “tempo di fusione” del suono in un punto dello spazio, rispetto a quattro fonti sonore poste agli angoli di un quadrato. Ciò trasforma radicalmente l’ascolto di qualsiasi traccia audio, modificando la modalità di elaborazione delle informazioni sonore da parte del cervello.

L’ascoltatore si trova come immerso in un campo sonoro tridimensionale, in preda ad una sorta di “incantamento”. Finsterle, filosofo-psicoanalista, tra i soci fondatori della Società Italiana di Psicologia Positiva, è anche ideatore della teoria e del setting della Psico-Acustica Transizionale (PAT), una disciplina e tecnica nell’ambito della musicoterapia, sviluppata tra il 1996 e il 1998, in seguito alla messa a punto del sistema di riproduzione del suono AVS Audio Virtual Standard®.

La tecnica si fonda sull’ascolto, ad occhi chiusi, di uno specifico suono fisso, costante, privo di ritmo e di forme riconoscibili, a struttura frattalica noto come Pink Noise (rumore rosa), microsincronizzato secondo i parametri propri del sistema audio AVS®. Finsterle ipotizza che l’ascolto del “rumore rosa” stimoli una sincronizzazione tendenziale di tutte le aree corticali, a tutte le frequenze, correlabile ad una maggiore capacità di comunicazione tra le popolazioni neurali corticali e verosimilmente, anche tra le aree corticali e quelle subcorticali.

Oltre ad un miglioramento dell’equilibrio psicofisico generale che generalmente si protrae nelle successive 24-48 ore, e della qualità del sonno, le sedute di PAT, si sono rivelate efficaci nell’incremento delle performance fisiche e creative del soggetto, in particolare in sportivi e anziani, oltre che nel ridurre la tensione nervosa negli stati di ansia o negli attacchi di panico, nell’alleviare il dolore associato a cefalea ed i sintomi del disturbo da stress post traumatico, come pure nel potenziare la memoria e le prestazioni linguistiche dei soggetti affetti da morbo di Alzheimer.

“La seduta di PAT, completamente definita da un punto di vista fisico e dunque ripetibile identicamente in qualsiasi contesto, per il fatto di utilizzare un suono-stimolo neutro che consente di superare problemi di interazione relativi alla lingua madre del soggetto e della sua cultura sonora per produrre gli effetti descritti, può dunque essere definita come una metodologia di intervento “primaria”, scientifica e di possibile universale applicazione” (Gubert Finsterle, “L’Incanto di Orfeo e i sincronismi neurali corticali. Introduzione alla Psico-Acustica Transizionale”, in “La condivisione del Benessere. Il contributo della Psicologia Positiva”, a cura di Antonella Delle Fave, Edizioni Franco Angeli).

Riguardo alla sfera psichica, con la possibilità di accedere ad un differente stato di coscienza, osservando se stesso ed il proprio teatro interiore - quasi come se stesse assistendo ad un sogno - il soggetto può sperimentare degli “insight” (letteralmente “vedere dentro”) e divenire più consapevole delle proprie modalità di significazione. L’ascolto del “rumore rosa” rappresenta dunque un elemento facilitatore della relazione psicoterapeutica, del tutto indipendente dall’ambito teorico a cui fa riferimento il terapeuta.

Studi ulteriori, volti ad analizzare l’effetto più generale dell’esposizione a questa esperienza - una sorta di “resetting” del sistema - potranno fornire utili indicazioni sul funzionamento mentale in generale.

FONTE: lastampa.it