venerdì 29 ottobre 2010

Tragedia nell’Arma: giovane ufficiale si suicida in caserma

Roma, 28/10/2010

Un drammatico suicidio è accaduto oggi all’interno della caserma dei Carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa sita in Via Giulio Cesare a Roma. L’ex aspirante Miss Italia Claudia Racciatti, 29 anni, giovane ufficiale molto conosciuta e apprezzata nell’Arma originaria di Vasto, si è tolta la vita nella tarda mattinata di oggi, con un colpo di pistola esploso dalla sua pistola di ordinanza, davanti a due colleghi che si trovavano nel suo ufficio. La giovane Tenente dei Carabinieri, arrivò tra le finaliste del concorso di bellezza nazionale nel 1999 con il numero 98, ricoprendo il titolo di Miss Bellezza Rocchetta Abruzzo; nel 2003 iniziò il corso da allievo ufficiale dopo aver superato le selezioni concorsuali e, dopo essere stata assegnata prestò il suo bellissimo volto ad una campagna pubblicitaria organizzata dalla “Benemerita”per lanciare il 188° Corso per Allievi Ufficiali dell`Arma dei Carabinieri presso l`Accademia Militare di Modena. Ancora poco chiaro il movente del suicidio; le indagini, condotte dal Comando Provinciale dei Carabinieri, sono ancora in corso. Tuttavia, secondo le prime indiscrezioni, il tragico gesto di Claudia sarebbe scaturito dal timore di un’azione disciplinare intrapresa nei suoi confronti, riguardante un’ipotetica accusa per sottrazione di beni personali che le era stata rivolta da alcuni commilitoni. Carabinieri d’Italia Magazine è stata la prima testata giornalistica a darne la notizia.

FONTE: www.carabinieriditalia.it

Addaura: si aprono nuove indagini sull'attentato


Intervista a Salvatore De Maio, investigatore dei Carabinieri in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata

1) Qual è la sua opinione in merito al fallito attentato dell’Addaura, alla luce delle ultime dichiarazioni rilasciate da Gianmarco Piazza?

Dalle ultime notizie che si apprendono dai mezzi di informazione riguardo il presunto coinvolgimento di uomini dei servizi segreti, i quali sarebbero addirittura stati presenti al momento dell’istallazione dell’esplosivo sull’autobomba di via D’Amelio dove persero la vita Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta, la situazione appare estremamente allarmante.

2) Secondo lei cosa c’è di strano in tutta questa storia?

Cosa ci sia di strano tocca alle indagini della magistratura stabilirlo, io posso dire che sono giunto a Palermo nel 1993 e l’atmosfera era pesantissima, si respirava un clima di stordimento, di sfiducia verso lo Stato e le Istituzioni, all’epoca era anche pericolosissimo per gli esponenti delle forze dell’ordine lavorare sui latitanti o cercare informazioni, all’epoca vi erano tantissimi esponenti sanguinari di spicco di “cosa nostra” ancora in libertà. C’erano ancora latitanti attivissimi, gente come Pietro Aglieri, Gaspare Spatuzza, Giovanni Brusca, Salvatore Lo Piccolo e Sandro Lo Piccolo e tanti altri, e poi si verificavano in quel periodo casi di omicidio per “lupara bianca”.

3) Ci sono dei collegamenti tra la sparizione di Emanuele Piazza, avvenuta nel marzo del 1990 e quella di Gaetano Genova, vigile del fuoco ucciso con il metodo della lupara bianca?

Non so se ci possano essere dei collegamenti, questo lo possono sapere i magistrati che all’epoca si sono occupati di questi fatti, ma riguardo alla figura di Emanuele Piazza, ricordo che c’era una opinione ancora un poco chiara, si diceva che avesse chiesto a persone sbagliate informazioni riguardo latitanti di “cosa nostra” e per questo fosse sparito. Oltre ad Emanuele Piazza e Genova Gaetano, c’è da non dimenticare anche dell’Agente di polizia Antonino Agostino e sua moglie Ida, anche su Agostino si diceva che fosse un gran lavoratore ed un bravo poliziotto, ma ancora oggi non si sa nulla di certo su quegli strani omicidi.

4) Esistono secondo lei delle cellule deviate dello Stato che risultano colluse con la Mafia?

Se non esistono oggi, sono di certo esistite, ne ho certezza perché aimè ne ho conosciuti alcuni, gli anni 90 sono stati anni difficili per la città di Palermo, spesso chi come me lavorava contro la criminalità organizzata non poteva sapere di chi fidarsi e chi no, sono stato impegnato per la ricerca di informazioni su latitanti e esponenti di “cosa nostra”, ricordo ancora oggi le parole che mi diceva uno di quei famosi deviati, del quale non posso ovviamente farle il nome, che quando rimaneva solo con me era solito dirmi “tu se continui così fai la fine di Emanuele Piazza”, bene questo personaggio alla fine fu anche il responsabile di un mio trasferimento d’ufficio, perchè mi disse che ero uno che dava fastidio, che chiedeva, che indagava, ovviamente la certezza della sua collusione l’ho avuta anni dopo lavorando con la D.D.A. e allora tante cose sono tornate al loro posto nella mia mente. All’epoca ero un giovanissimo Carabiniere senza alcuna esperienza ne maturità professionale, ma per la mia intraprendenza e spirito di servizio mi impegnavo in ogni modo per ottenere risultati, tanto che già le prime intimidazioni che ho subito a Palermo, sono avvenute tra il 93 e il 94, fui avvicinato da un esponente della famiglia mafiosa dei Madonia, il quale, in un bar mi consigliò di stare più tranquillo, di godermi la vita perché era breve e non pensare tanto al lavoro, aimè questi inviti li ho ricevuti alcune volte anche da appartenenti alle Istituzioni, poi ci sarebbe tantissimi altri episodi che potrei raccontarle, ma mi dilungherei troppo, questa era Palermo in quegli anni maledetti, quindi sono certo che “cosa nostra” aveva nelle sue disponibilità criminali alcuni appartenenti alle Istituzioni.

5) Quali potrebbero essere i prossimi obiettivi strategici della “Cupola” nella sanguinosa guerra contro gli apparati dello Stato?

Vede “cosa nostra” è in continua riorganizzazione, recluta continuamente, in tantissimi territori mortificati dalla crisi economica e dalla disoccupazione è un vero e proprio ammortizzatore sociale, guardi Napoli un omicidio ad un killer viene pagato massimo due tremila euro, questo è il prezzo di una vita umana. La criminalità organizzata di Palermo non è diversa e certamente non è sconfitta, negli ultimi tempi stando alle notizie, le minacce di “cosa nostra” si sono intensificate sono divenute molto più sfrontate, pensi quando alcuni appartenenti alla famiglia dei Lo Piccolo hanno messo in atto un attentato armato contro di me nel 2004 per fermare le mie attività d’indagine,oppure ad esempio, le ultime minacce subite dagli appartenenti alla Squadra Mobile di Palermo, quelle subite dal caro amico direttore di Telejato, Pino Maniaci e la sua famiglia, ai quali manifesto la mia solidarietà, vicinanza e affetto. Gli obiettivi possono essere tanti, certo a rischio c’è chiunque lavora Istituzionalmente per distruggere “cosa nostra” e chi divulga la cultura della legalità a livello sociale, perché ciò che teme di più la mafia è ciò che può distruggerla, cioè la divulgazione della cultura antimafiosa e la costante presenza dello Stato in ogni sua forma e maniera.