domenica 14 novembre 2010

Aids, il vaccino italiano rigenera il sistema immunitario


Il vaccino terapeutico italiano anti-Aids, in fase di sperimentazione, riporta verso la normalità le funzioni immunitarie dei malati. Un risultato più che promettente, “entusiasmante” lo definisce Barbara Ensoli, del Centro nazionale AIDS dell’Istituto superiore di Sanità, che sta sviluppando il vaccino.

Uno studio pubblicato sulla rivista PlosOne, che riporta i risultati dell’analisi ad interim della sperimentazione clinica di fase II, dimostra infatti che in 87 pazienti trattati dopo 48 settimane migliora notevolmente il sistema immunitario già compromesso dal virus, grazie all’azione del vaccino Tat combinato con la terapia antiretrovirale.

«Migliora la loro qualità della vita - spiega Ensoli - perché anche se le terapie bloccano il virus non riescono a bloccare una serie di altre disfunzioni che continuano a esserci, da quelle cardiovascolari a quelle cerebrali, fino all’invecchiamento precoce, con gente di 40 anni che ne dimostra 70». Un effetto perverso della proteina Tat, vero “motore” del virus Hiv, che continua ad agire anche durante la terapia con antiretrovirali e a compromettere il sistema immunitario. Proprio contro la Tat agisce il vaccino, scatenando una risposta immune duratura, di fatto rendendo il virus una macchina senza più motore, e depotenziandone l’azione distruttiva.

«Questo vaccino - sottolinea Ensoli - arriva dove i farmaci non arrivano. Blocca l’immunoattivazione, aumenta le cellule B, le cellule immunitarie ritrovano funzionalità, c’è insomma un ritorno verso l’equilibrio in pazienti che sono già sottoposti a una terapia farmacologia efficace».

«Questi risultati - sottolinea il presidente dell’Iss Enrico Garaci - dimostrano che valeva la pena di esplorare le potenzialità del vaccino Tat. Il miglioramento dei parametri immunologici nei pazienti vaccinati trattati con terapia antiretrovirale rappresenta una tappa importante, e non ci fermiamo qui». I passi successivi sono ancora più ambiziosi: valutare l’effetto del vaccino in pazienti sintomatici, per bloccare la malattia, e poi valutare l’effetto preventivo del vaccino, ossia su pazienti sani. «Il meccanismo della Tat è sempre quello - conferma Ensoli - e noi speriamo che il vaccino funzioni anche per le altre indicazioni. Finora abbiamo ottenuto risultati superiori alle nostre aspettative, e molto rapidi».

L’iter di sperimentazione del vaccino terapeutico italiano è partito 15 anni fa; la fase clinica I è iniziata nel 2003, la fase II nel 2008 e deve ancora terminare. Il problema però, sottolinea Ensoli, ora sono i soldi: «Non abbiamo più fondi per completare la fase II».

Dall’inizio della sperimentazione sono stati spesi circa 20 milioni di euro, a carico di ministero della Salute e Iss, «ma la cifra sarebbe stata 20 volte più elevata», evidenzia Garaci, se a sperimentare il vaccino fosse stata un’azienda privata invece che un ente pubblico. Ora invece l’Iss detiene 10 brevetti che, quando si tratterà di produrre il vaccino, potranno essere venduti anche ad aziende private. «Il nostro obiettivo è curare i pazienti e non abbiamo nessun preclusione per collaborazioni trasparenti con il privato», conclude Ensoli.

FONTE lastampa.it