lunedì 15 novembre 2010

Raffreddore addio Uno spray lo sconfiggerà


Il risultato ottenuto dagli studiosi di Cambridge, il laboratorio inglese dei Nobel. "Gli anticorpi tendono un'imboscata all'interno della cellula". Il meccanismo sarà utile anche nella lotta a molti altri virus più pericolosi, come quelli che causano la gastroenterite


Addio naso chiuso, gola in fiamme, tosse e starnuti. Scienziati della Cambridge University hanno scoperto la cura per far scomparire il raffreddore. La malattia più comune del mondo, che colpisce ogni anno, più volte all'anno, milioni di persone di ogni età, potrà essere sconfitta.

Potrà essere debellata grazie agli anticorpi presenti nel nostro sistema immunitario e a una proteina che si attacca al virus distruggendolo. Entro un decennio dovrebbe essere pronto un medicinale, probabilmente uno spray, in grado di liberarci dal disturbo che scandisce gli autunni, gli inverni e qualche volta anche le altre stagioni. Per l'industria farmaceutica si profila una miniera d'oro di nuovi guadagni. Per gli autori della scoperta si intravede la possibilità del premio Nobel. E per tutti i sofferenti del raffreddore si avvicina la fine del naso che cola e degli starnuti in serie.

L'eccezionale passo avanti è frutto di studiosi di un centro famoso in tutto il pianeta: il Laboratory of Molecular Biology dell'università di Cambridge, ribattezzato "la fabbrica dei Nobel" per il numero di premi che ha vinto (14). È possibile che diventino 15, quando l'impatto di questa nuova scoperta comincerà a farsi sentire. Merito di una piccola squadra di giovani studiosi, guidati dal dottor Leo James. Un team di cui fa parte anche un ricercatore 26enne, William McEwan, con un cognome ben noto: suo padre è Ian McEwan, uno degli scrittori più affermati del Regno Unito, autore di romanzi diventati best-seller in tutto il globo. "Sono enormemente orgoglioso e felice per mio figlio", dice a "Repubblica" il romanziere. "Era innamorato della scienza fin da piccolo, a tre anni andava a letto con un atlante o un enciclopedia". Il Nobel, nella famiglia McEwan, potrebbe vincerlo prima il figlio del padre, per la biologia anziché per la letteratura.

La novità della scoperta realizzata dagli scienziati inglesi è questa: per la prima volta hanno verificato che le difese immunitarie del corpo umano possono distruggere il virus del raffreddore "dopo" che questo ha invaso l'interno di una cellula umana, un'impresa fino ad ora ritenuta impossibile. Il dottor James e i suoi collaboratori hanno dimostrato che gli anticorpi del sistema immunitario possono entrare nella cellula insieme al virus invasore e lì, all'interno della cellula stessa, riescono poi a distruggerlo con estrema rapidità. "È come un'imboscata che gli anticorpi tendono al virus", scrive il dottor James sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences. "Una volta che il meccanismo immunitario entra in funzione, il virus viene eliminato nello spazio di un'ora o due. È un processo veloce".

L'agente che fa fuori il raffreddore è una proteina chiamata Trim 21, situata nelle cellule. Lavorando su questa proteina, in futuro dovrebbe essere possibile produrre uno spray nasale capace di debellare il raffreddore. Ma non solo. La medesima scoperta, l'idea che gli anticorpi possano distruggere un virus anche dopo il suo ingresso nelle cellule umane, potrebbe eliminarne molti altri, da quello che provoca il vomito a quello che causa diarrea e gastroenterite: virus che uccidono migliaia di bambini ogni anno nei paesi in via di sviluppo. In tal senso, il valore della scoperta fatta a Cambridge è storico. I virus sono i peggiori killer dell'umanità: fanno il doppio delle vittime dei tumori. Avere trovato il modo di metterli fuori uso è una pietra miliare per la medicina. Non a caso è successo nella "fabbrica dei Nobel", lo stesso laboratorio in cui nel 1953 Jim Watson e Francis Crick scoprirono i segreti del Dna. La notizia era ieri sulle prima pagine di tutti i giornali inglesi. È al dottor James, al figlio di McEwan e ai loro colleghi che dovremo dire grazie, se entro dieci anni non ci lamenteremo più del raffreddore.

FONTE: Enrico Franceschini (repubblica.it)