mercoledì 17 novembre 2010

LE VERITA' MAI DETTE DEL CASO ALDROVANDI.....

Nei confronti del lettore che si accinge a leggere questa considerazione si è debitori di una premessa: nessuno ha raccolto la voce degli imputati della vicenda della morte del giovane ALdrovandi, ciò molto probabilmente perché trattasi di appartenenti alle forze dell’ordine che ripongono sconfinata fiducia nello stato di diritto e nella magistratura. Atteggiamento lodevole in un contesto storico in cui si sprecano i processi celebrati fuori dalle aule di giustizia.Il silenzio di chi non accetta supinamente la verità monologante della famiglia Aldrovandi rischia però col passare del tempo di divenire complice di una ricostruzione artificiosa del “caso ” ; ricostruzione ove si tenta di accreditare come accaduti fatti abbondantemente smentiti nel corso del processo. Una ricostruzione unilaterale che proviene dalla famiglia del ragazzo che ha trovato stranamente credito sugli organi di stampa che all’unisono hanno ingerito le esagerate invenzioni di chi ha un forte interesse a che la morte del giovane Federico sia immaginata in un certo modo. Poco importa se poi questo non è il “modo” scoperto dalla magistratura.Non si ha intenzione né di proporre una sterile critica nei confronti della stampa e della televisione che sino ad ora hanno prospettato una “versione unilaterale” della verità, senza mai interpellare gli imputati per consentirgli di fornire anche la loro versione e non far torto alla formazione della pubblica opinione, né di assolvere gli imputati al di fuori della sede all’uopo deputata.E’ soltanto la voce di chi non può più chinarsi dinanzi al tradimento della verità .Far comprendere cosa sia davvero avvenuto quella sera è cosa semplice ma che al contempo richiede sacrificio di tempo. In questa sede si vuole offrire soltanto una sorta “prima puntata” per poi raccogliere le sollecitazioni dei curiosi (si spera in tanti) che vorranno conoscere fino in fondo la verità su una vicenda con troppi lati oscuri. Basta avere la pazienza di fare attenzione a ciò che è stato raccolto dalla magistratura. Tutti gli atti inerenti l’intervento del 25 settembre 2005 (data del triste evento), i rilievi della polizia Scientifica, le testimonianze degli amici e degli abitanti, le relazioni dei Medici Legali intervenuti sul posto, erano a disposizione del PM della procura di Ferrara. Questi ha letto gli atti (ha anzi avuto il tempo di impararli a menadito) e non ha mai ipotizzato di indagare gli agenti, che, se del caso, avrebbero potuto difendersi con maggiori garanzie.Il “caso giudiziario” segue il suo corso fin quando dal suo alveo naturale viene deviato dalla bomba mediatica preparata dalla famiglia Aldrovandi, non soddisfatta della verità giudiziaria emersa sino a quel momento, con l’evidente intento di accendere i riflettori su una vicenda sin troppo chiara in ogni suo aspetto.In attesa di assistere alle incredibili ritrattazioni degli amici di Federico che dapprima raccontano una versione, poi, dopo la “bolla mediatica” si convincono di aver mentito nella prima versione dei fatti forniti agli inquirenti, compaiono le prime mistificazioni: il ragazzo è stato pestato dalla polizia perché senza documenti. Mistificazioni che ancora oggi vengono propinate pur dopo la loro “smentita giudiziaria”. L’autopsia (al quale i familiari hanno potuto partecipare e non invece chi dopo sarà processato) ha acclarato che le lesioni, mai negate dagli agenti che hanno, anzi, chiarito gli esatti termini dello scontro fisico con il ragazzo (esperto di arti marziali ed in grado di mettere in fuga due agenti di polizia), era di levità tale e soltanto a livello epidermico da non poter essere affatto causa della morte. La tesi del controllo di polizia e della degenerazione inspiegabile è frutto di una calcolata fantasia che vuol negare il reale accadimento dei fatti. La polizia arriva sul posto non casualmente per effettuare un controllo di documenti, ma perché contattata da chi era tanto spaventato dal comportamento anomalo del ragazzo da aver addirittura paura di uscire di casa per andare al lavoro.Ecco una prima verità che è troppo scomoda da raccontare e che nessuno riporterà, nonostante sia emersa nel corso del processo: le volanti arrivano in via Ippodromo per rispondere al timore degli abitanti del posto, che avvertivano la presenza di Federico Aldrovandi come un pericolo tanto insuperabile da non poter essere frenato se non con l’intervento dei tutori dell’ordine pubblico.Perché si parla di controllo di polizia degenerato? Di pestaggio come causa della morte anche contro gli esiti dell’autopsia? Perché la famiglia ha fatto appello agli organi di stampa affidando alla loro risonanza il compito di far luce sulla vicenda e poi loro stessi non collaborano alla ricerca della verità? Forse che vi è una precisa volontà di costruirsi una verità di comodo, per raccogliere quanti più consensi possibili tra l’opinione pubblica in modo tale da creare un argine forte rispetto a quanto verrà fuori dall’accertamento giudiziario?Poichè non si vuole emulare i monologhi unilaterali che hanno caratterizzato fino ad oggi l’altrui ricostruzione, ci rivolgiamo al lettore che dovrà fungere da pungolo per la corretta ricostruzione dei fatti che siamo pronti a spiegare fin nel minimo dettaglio, non appena sollecitati.

Simona Cenni ( Presidente Associazione Prima Difesa www.primadifesa.it )

Aldrovandi, risarcimento: dallo Stato due milioni alla famiglia di Federico

Da www.ilgiornale.it (sabato 9 ottobre 2010)


Lo Stato ha riconosciuto un risarcimento alla famiglia di Federico Aldrovandi, ragazzo morto a Ferrara in un controllo di polizia nel 2005. È stato raggiunto 2 giorni fa l’'cordo per la transazione economica a favore delle parti civili costituite nei processi nati dalle inchieste sulla morte del giovane


Roma - Lo Stato ha riconosciuto un risarcimento alla famiglia di Federico Aldrovandi, ragazzo morto a Ferrara in un controllo di polizia nel 2005.È stato raggiunto 2 giorni fa l’accordo per la transazione economica a favore delle parti civili costituite nei processi nati dalle inchieste sulla morte del giovane. Complessivamente ai familiari andranno quasi due milioni. In cambio lo Stato chiede alla famiglia di non costituirsi parte civile nei procedimenti ancora aperti sulla vicenda. "Sono soddisfatto dal punto di vista professionale, si tratta di un’ammissione di responsabilità di indubbia valenza -ha detto uno dei legali della famiglia, ricordando che il Viminale non era mai stato citato come responsabile civile- ma anche dispiaciuto dal punto di vista umano, avrei voluto essere in appello. Però capisco la fatica della famiglia per tutta questa battaglià. Ma -ha assicurato- il papà e la mamma di Federico, Lino Aldrovandi e Patrizia Moretti, saranno comunque in aula in appello. I 4 poliziotti di pattuglia quella mattina sono stati condannati in 1/o grado per omicidio colposo, e altri 3 loro colleghi sono stati condannati per il depistaggio delle indagini (per un 4/o il processo è ancora in corso)" .

FONTE: www.ilgiornale.it