giovedì 16 dicembre 2010

Scontri a Roma, subito a processo in 26. Fermato il ragazzo con la pala

Il capo della polizia: «Siamo soli contro l'emergenza sociale. Nessun infiltrato alle manifestazioni»

Saranno processati oggi per direttissima, i 26 finiti in cella per gli scontri che lunedì hanno devastato il centro di Roma. Il più vecchio ha 36 anni, il più giovane 18, quasi tutti sono romani. Le accuse sono resistenza pluriaggravata e lesioni. Toccherà quindi al Tribunale convalidare gli arresti e poi decidere sulla libertà degli indagati. Oltre ai 26 ci sarebbero poi anche dei giovanissimi, dei quali adesso si occuperà la procura dei minori.

È stato fermato intanto ieri sera dalla polizia ilgiovane presunto infiltrato ritratto ieri in alcune foto mentre durante gli scontri impugnava prima una pala, poi un manganello e un paio di manette. Il ragazzo, 16enne, è un attivista politico del collettivo studentesco di estrema sinistra "Senza tregua". Alcuni suoi amici riferiscono che ha già partecipato a diversi blitz e manifestazioni a Roma.

Il capo della Polizia, Antonio Manganelli, nega che ci fossero infiltrati al corteo e denuncia: le tensioni sociali «in forte crescita in tutto il Paese», provocate dalla crisi economica e «dall'instabilità anche del quadro politico», «costringono le forze dell'ordine a un'attività di supplenza sempre più complessa e delicata». In una intervista pubblicata oggi su «l'Unità» dedicata all'analisi degli scontri di martedì a Roma, Manganelli sottolinea il «superlavoro richiesto a chi tra l'altro è pagato sempre meno». E aggiunge: «rifiuti, Fiat, aziende che chiudono, tanti sono i focolai di tensione». Ad esempio, si chiede, «perché i rifiuti di Napoli devono diventare un problema di Polizia? semmai è un problema di pulizia...».

Quanto ai fatti di Roma, «il questore Tagliente, il prefetto Pecoraro e tutto il personale in servizio sono stati capaci di sostenere una situazione estrema, con grande sangue freddo. Non c'erano infiltrati - assicura Manganelli - semmai, personale in borghese lungo il corteo per monitorare la piazza. C'erano decine di migliaia di persone, molti volevano assaltare Montecitorio e noi dovevamo impedirlo: c'è stato un collegamento temporale evidente tra il voto di fiducia e l'inizio dei disordini. Tutto era già programmato».

Continua il capo della Polizia: «Volevano sfondare e sfasciare, abbiamo visto momenti di violenza inaudita e gratuita, autentica rabbia. Anarchici, studenti, molti arrivati da fuori, dalle città del Nord, più o meno organizzati: dobbiamo ancora capire quali siano state effettivamente le categorie in piazza». Poi,
più in generale, «è chiaro che c'è un problema che va al di là del quadro poltiico italiano: le grandi capitali europee si incendiano».

FONTE: ilmessagero.it