venerdì 8 aprile 2011

Il giallo dell'Ardeatina: la donna mutilata era alta, giovane e con i capelli rossi

Tracce di vino nel sangue, forse conosceva il suo assassino


Ha bevuto con il suo assassino: forse nella stessa casa del macellaio che l’ha uccisa, fatta a pezzi e svuotata degli organi. Nel sangue della donna mutilata ritrovata sull’Ardeatina ci sono tracce di vino, gli investigatori non escludono che prima del massacro l’assassino le abbia offerto da bere per stordirla o per tranquillizzarla. Ed è anche possibile che i due abbiano cenato insieme, ma i resti del cadavere a disposizione della scientifica non permettono di eseguire questo tipo di esame. L’assassino dell’Ardeatina ha fatto ritrovare alla polizia solo un tronco eviscerato con le braccia e le mani.

Gli esami antropologici sono riusciti a tracciare un identikit della sconosciuta di razza bianca europea, di età compresa tra i 20 e i 35 anni, alta quasi un metro e 78, e del peso di circa 70 chilogrammi. Per tracciare i dati antropometrici gli investigatori si sono basati sulla struttura e sulla lunghezza dell’avambraccio. La donna non assumeva droghe, era di corporatura robusta (aveva la taglia 44), capelli biondi tinti di rosso, accanita fumatrice, e aveva le unghie laccate di un colore rosso-arancio arricchite da un french con tre pallini color argento messi in diagonale, come quelli che si trovano sul lato dei dadi: uno strano disegno scelto dalla donna per caso? Oppure la sconosciuta frequentava il mondo del gioco d’azzardo?

In un sacchetto di plastica sono conservati gli effetti personali della sconosciuta: un anello argentato con dentro inciso un nome, Edna, il suo? I caratteri sono minuscoli, gli investigatori ritengono che potrebbe essere anche la marca della fedina. Sono conservati nell’ufficio reperti anche un accendino, una maglietta nera a maniche lunghe, un gilet color carta da zucchero e un giubbotto nero con una scritta che gli investigatori ancora non rivelano.

Della donna non rimane altro. Nessuna traccia, le sue impronte digitali sono state mandate a tutte le polizie del mondo, ma senza alcun risultato. L’autopsia sui resti del cadavere ritrovato l’8 marzo scorso racconta che l’assassino ha ucciso la donna dai capelli rossi pochi giorni prima del suo ritrovamento, in un luogo diverso da quello dove sono stati ritrovati i resti. L’ha pugnalata con tre coltellate alla schiena, al cuore e alla base della nuca, poi l’assassino ha cominciato il suo lavoro da macellaio staccandole la testa e le gambe con un’ascia e squarciandole il ventre con una X per aprirle anche il torace. Infine con tagli precisi ha espiantato gli organi. L’assassino ha legato il busto con una corda usata per trasportare il cadavere.

Perché sono sparite testa, gambe e organi interni? Gli investigatori della Mobile guidati da Vittorio Rizzi non credono al rituale satanico. Potrebbe trattarsi di un delitto esemplare, un avvertimento, oppure una vendetta feroce, o forse è una sfida dell’assassino agli investigatori. E’ possibile che da qualche parte si nasconda un serial killer?

I resti della donna dai capelli rossi sono stati trovati in via di Porta Medaglia: nel 2006, poco lontano da qui, fu scoperto il corpo di una prostituta nigeriana, il cadavere aveva uno squarcio sul ventre e mancavano gli organi interni. L’autopsia spiegò che gli organi potevano essere stati mangiati dagli animali. Gli investigatori non hanno elementi per collegare i due omicidi e ipotizzare l’esistenza di un serial killer, ma stanno comunque riguardando gli atti del delitto della nigeriana.

FONTE: Paola Vuolo (Ilmessaggero.it)