martedì 10 maggio 2011

Libia, bombe sul palazzo di Gheddafi

Ancora raid della Nato su Tripoli

Cinque esplosioni, riconducibili ad un possibile attacco missilistico Nato contro il compound di Muammar Gheddafi, sono state udite a Tripoli. Lo riferiscono testimoni dell’agenzia Reuters.

Un giornalista dell’Afp ha intanto riferito che alcuni velivoli hanno condotto nella notte una serie di violenti attacchi aerei sulla capitale libica, poche ore dopo che altri testimoni avevano riferito di due esplosioni nei pressi delle sedi dei media di Stato libici. Secondo funzionari libici quattro bambini sarebbero rimasti feriti nell’attacco.

Intanto al fronte si combatte. I ribelli sono avanzati di una quindicina di km a ovest di Misurata, erigendo barricate e avvicinandosi a Zliten, una città di 200.000 abitanti a 40 km da Tripoli. I rivoltosi hanno raggiunto ieri Zreik, dopo aver preso due giorni fa la località di Bourgueya, da dove le forze pro-Gheddafi sono fuggite lasciando dietro munizioni e provviste. «Dopo il bombardamento notturno della Nato, noi abbiamo inviato un gruppo di 70 uomini a esplorare il terreno e a scovare i franchi tiratori - ha detto un portavoce dei ribelli, Haitham al-Lebeidi, a proposito della presa di Bourgueya -. Ma i soldati e i miliziani lealisti sono fuggiti senza fare resistenza e ci hanno sparato da lontano con le armi pesanti».

Secondo l'Onu sono 750mila i profughi cusati dal conflitto. Di questi, «5mila sono ancora ammassati al confine con l’Egitto», ha riferito il vicesegretario generale per gli aiuti umanitari dell’Onu Valerie Amos, aggiungendo che il collasso delle infrastrutture e la carenza di moneta e benzina stanno causando seri problemi alla popolazione. Le Nazioni Unite hanno lanciato anche l'allarme cibo: l'est del Paese ne ha abbastanza per andare avanti soltanto per altri due mesi, mentre l’Ovest ha scorte per tre mesi. La stima è stata indicata da Valerie Amos, responsabile Onu per gli affari umanitari, al Consiglio di Sicurezza. «I prossimi due-tre mesi saranno critici per la Libia - ha detto l’alta funzionaria - ed è importante che le attività umanitarie restino separate da quelle militari, e che vengano stanziati fondi: al momento, abbiamo raccolto 144 milioni di dollari, pari al 46% di quanto avevamo richiesto nel nostro appello».

FONTE: lastampa.it