lunedì 6 giugno 2011

Scommesse, agli zingari piace la serie A. Occhi sulle partite di milanesi e romane

La banda snobbava la serie C. Il Sassuolo corrotto prima dell'incontro con il Siena. La combine di Atalanta-Piacenza


Viaggiavano con i loro Mercedes suv e le tasche piene di biglietti da mille. Non per ostentare ricchezza, ma perché loro, il gruppo degli scommettitori chiamato gli zingari (perché formato da slavi e albanesi), preferivano pagare di persona i calciatori corrotti, negli alberghi dove la squadra era in trasferta. E spartire le vincite ai caselli dell’autostrada, o nei parcheggi degli autogrill. I magistrati di Cremona si accorgono di questo sodalizio potente all’interno del grande business del calcio truccato, ascoltando le telefonate di Massimo Erodiani, il proprietario occulte di tante ricevitorie in Abruzzo: lo spiega bene la documentazione che ieri è stata depositata alla procura di Cremona: «Il 24 marzo scorso - si legge nella richiesta di arresto della procura - apprendiamo da Erodiani, che parla Pirani, che gli zingari preferiscono intervenire in partite di serie A e serie B, mentre sono meno interessati alla serie C. E che gli zingari prediligono un contatto diretto con i calciatori da corrompere».

Lo fanno, per esempio, quando c’è da puntare sul sicuro per la partita Siena-Sassuolo; e allora vanno direttamente in albergo, dove alloggia la squadra di Daniele Quadrini (giocatore del Sassuolo), per guardarlo negli occhi e per pagare in contanti lui e i suoi compagni che hanno accettato di vendersi. Che sia gente disposta a investire denaro, probabilmente a riciclarlo, i magistrati lo capiscono ascoltando le telefonate in cui si ”prepara” Spal-Cremonese. In quella occasione Erodiani propone a Bellavista di offrire agli zingari una dritta sicura, il risultato ”over”, a patto che gli zingari paghino una fetta della corruzione: 50mila euro. Trenta dei quali per i giocatori e venti da dividere tra loro, Erodiani e Bellavista, che in questo modo avrebbero incassato sul sicuro, senza correre nemmeno il rischio dell’imprevisto sulla partita truccata.

Le partite di serie A truccate dagli zingari sono ancora oggetto di accertamenti. Ne hanno parlato alcuni degli arrestati, anche nei giorni scorsi. Ma il segreto istruttorio è totale; e le uniche indiscrezioni riguardano le attenzioni della banda per partite disputate anche dalle squadre della Capitale e del capoluogo lombardo. Esiste l’indicazione sull’interesse a pilotare i risultati; ma non ci sono, al momento, riscontri sull’effettivo raggiungimento dell’obbiettivo.

Le operazioni monitorate, però, la dicono lunga sui metodi sbrigativi del sodalizio. Come accadde l’undici marzo scorso, quando sul filo dei centottanta portarono trentamila euro al casello di Reggio Emilia, per Gianfranco Parlato, per truccare Taranto-Benevento. Fu quella volta che gli zingari si scatenarono: fioccarono puntate da centinaia di migliaia di euro nelle ricevitorie albanesi e sui siti dei bookmaker asiatici, oltre a quattrocentomila euro in Italia, che provocarono una caduta verticale delle quote per gli scommettitori legali.

In una telefonata dell’11 marzo 2011, si alza parzialmente il velo sulla serie A: Mario Bressan, ex calciatore e molto vicino agli zingari, parla con Bellavista e gli elenca una serie di eventi sportivi della massima serie per truccare i quali gli zingari offrivano inizialmente 400mila euro. E nel corso della conversazione i due facevano riferimento ad un personaggio importante che con loro aveva già lavorato per alcune partite di serie “A” combinate. Ma negli atti finora depositati in procura, non ci sono altre indicazioni sull’identità di queste persone.
E ancora, ci sono gli zingari dietro la presunta combine di Atalanta - Piacenza, finita tre a zero per la squadra di casa.

I magistrati annotano che alcuni soggetti indicano i protagonisti dell’accordo illecito in Cristiano Doni (per il quale - si legge in un’intercettazione, vengono pagati diecimila euro) e il difensore del Piacenza, Carlo Gervasoni. E ricordano come è maturato il risultato: prima rete di Cristiano Doni su calcio di rigore assegnato per un fallo di mano di Zenoni; seconda rete di Cristiano Doni su calcio di rigore assegnato per un fallo di Gervasoni e terza rete al 45° del primo tempo, di Francesco Ruopolo. E i dubbi ancora irrisolti su questa gara impediscono di affermare con certezza che l’Atalanta giocherà in serie A nella prossima stagione.

FONTE: Nino Cirillo e Massimo Martinelli (ilmessaggero.it)