lunedì 27 giugno 2011

Val di Susa, espugnato il presidio No Tav La polizia mette in fuga i manifestanti

Cariche anche sull'autostrada Torino-Bardonecchia. Il leader della protesta: perso un round, non la guerra

Espugnato il presidio dei No Tav in val di Susa. Attraverso un'imponente operazione, 2.500 poliziotti sono riusciti a sfondare tutti gli ostacoli e i blocchi creati dai manifestanti sulla strada dell'Avanà, a Chiomonte (Torino), che portava nell'accampamento della protesta. Ovvero, l'area della Maddalena dove sorgerà il cantiere per la linea dell'Alta Velocità Torino-Lione, occupata dai No Tav dalla fine di maggio. Una sorta di bastione, su una rupe scoscesa, che le forze dell'ordine hanno conquistato attraverso una pala meccanica e un fitto lancio di lacrimogeni. I manifestanti sono stati costretti alla fuga per le vigne e i boschi che costeggiano l'area. Numerosi, in lacrime: «È la fine della Libera Repubblica di Chiomonte». Sul posto sono arrivati anche i sindaci locali per «trattare la resa». Violento, invece, il corpo a corpo sull'autostrada Torino-Bardonecchia, che, all'altezza della galleria di Ramat, confina con il cantiere. Qui gli agenti hanno aperto la seconda breccia contro i No Tav. I militanti hanno lanciato estintori e pietre, la polizia li ha sopraffatti con cariche. Negli scontri, dicono le forze dell'ordine e una radio locale vicina ai No Tav, sono rimaste ferite 29 persone: 25 agenti e quattro manifestanti.

AL VIA I LAVORI - Obbedendo all'ordinanza di sgombero firmata dal prefetto di Torino, Alberto Di Pace, il popolo No Tav ha smontato le tende già in mattinata. E subito sono iniziati i lavori preliminari in vista dell'apertura del cantiere. «Abbiamo perso un round, non la guerra» commenta il leader del movimento - Alberto Perino -. Abbiamo resistito poi le forze dell'ordine hanno sparato migliaia di lacrimogeni. Adesso dobbiamo portare via tutti i materiali dalla Maddalena. Poi vedremo il da farsi, di certo non siamo sconfitti».

L'ACCERCHIAMENTO - I primi blindati delle forze dell'ordine erano stati avvistati sulle strade della Valsusa alle 4 e 30 del mattino, facendo scattare l'allarme generale - lanciato con fuochi d'artificio - nel presidio dei No Tav. L'autostrada Torino-Bardonecchia era stata chiusa alle 4 e 40.

Molti No Tav indossavano i caschi e via dell'Avanà era diventata un percorso a ostacoli con barricate di massi, pali di legno e acciaio, filo spinato. Dietro a ogni barricata, decine di persone. Il colpo decisivo è arrivato intorno alle otto del mattino, quando la polizia ha sfondato la barricata dei miltanti all'altezza della centrale idroelettrica di Chiomonte. È da quel momento che gli agenti hanno iniziato la marcia verso il presidio della Maddalena con 41 blindati. I No Tav hanno reagito con bombe carta, sassi, vernice e incendi alle barricate ma la polizia è riuscita a rimuovere mano a mano i blocchi stradali allestiti dai manifestanti (in tutto una quindicina).

I MANIFESTANTI - A sostenere la protesta, sono stati quasi tutti militanti dei centri sociali del Nord, giunti a Chiomonte domenica notte. Sul piazzale, invece, non c'erano più abitanti della Valsusa. Al punto che, nel corso della mattinata, la loro presenza è stata richiesta a gran voce dagli incappucciati neri non pratici della zona. Dentro il presidio c'erano almeno 500 persone. Secondo testimoni e radio Blackout, emittente vicina ai No Tav, dopo aver abbandonato la postazione i manifestanti si sarebbero diretti verso Bussoleno.

FONTE: Marco Imarisio (corriere.it)