sabato 2 luglio 2011

Un robot “made in Italy” per la riabilitazione

Due tipi di “braccio elettronico” aiutano chi ha avuto un ictus a recuperare le funzioni perdute

Il paziente sta di fronte allo schermo di un computer e muove un braccio meccanico collegato al pc, per spostare o agire su oggetti che compaiono in uno scenario virtuale. Il futuro della riabilitazione dopo un ictus potrebbe essere questo, stando ai risultati delle sperimentazioni condotte in Italia con robot ideati e costruiti nel nostro Paese, dove per una volta un progetto di alta robotica viene seguito dalla A alla Z.

ULTRA – Il progetto, chiamato Robocare, viene portato avanti da Humanware (http://www.hmw.it/), un'azienda nata come spin-off della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa. Non è la prima volta che i robot imparano a fare i “fisioterapisti”: altre esperienze si stanno accumulando perché secondo molti la riabilitazione robotica potrebbe migliorare i risultati ottenibili dai pazienti, aiutandoli a fare i giusti esercizi con una “pazienza” e una perfetta ripetitività che nessun essere umano potrebbe garantire. Nel progetto italiano i ricercatori hanno messo a punto due tipi di “braccio elettronico” per accompagnare i movimenti del paziente: il primo, chiamato ULTRA, è un braccio snodabile collegato a un computer. Il paziente impugna il manipolo ergonomico e il sistema robotico rileva automaticamente la posizione nello spazio, trasferendo l'informazione al computer; qui, un software speciale crea un ambiente virtuale tridimensionale dove viene effettuato il protocollo di riabilitazione specifico per il singolo caso. Per ciascuno, infatti, vengono studiati i movimenti più opportuni: presa di oggetti virtuali fissi o in movimento, puntamento, trascinamento lungo traiettorie circolari o lineari e così via, in modo da “allenare” sia le capacità neuromotorie che quelle cognitive, che dopo un ictus possono essere compromesse.

SPERIMENTAZIONI – Per il momento il braccio robotico è stato testato su alcune decine di pazienti reduci da un ictus, presso la clinica Ulivella e Glicini di Firenze: i risultati, pubblicati sulla rivista Gerontologia, dimostrano che il 70 per cento dei pazienti è in grado di utilizzare lo strumento senza difficoltà. I ricercatori hanno sottoposto i pazienti a sedute di 60 minuti, 5 volte alla settimana per due settimane; al termine di questo periodo, coloro che erano in grado di utilizzare lo strumento avevano anche visto migliorare le loro performance. Se all'inizio infatti tutti privilegiavano l'accuratezza dei movimenti, dopo le sedute con il robot la precisione era migliorata ma si era anche ridotto il tempo necessario per portare a termine gli esercizi. Inoltre, né l'età né la gravità della paresi parrebbero incidere sulla possibilità di usare con successo lo strumento. «La strumentazione “meccatronica”, sintesi di meccanica ed elettronica, consente una riabilitazione computer-assistita durante la quale si eseguono compiti simili a quelli tipici della realtà quotidiana – spiega Andrea Baroni, il geriatra responsabile dello studio –. Gli strumenti robotici sono flessibili, possiamo adattarli alla gravità dei sintomi; inoltre, possiamo vedere immediatamente i risultati e anche valutare con precisione i possibili obiettivi, rendendo la riabilitazione un processo molto più motivante anche per il paziente. Il limite maggiore di questo genere di attrezzature è il costo elevato, soprattutto perché in genere si tratta di prodotti che non vengono costruiti su scala industriale. Il vantaggio del sistema ULTRA è la sua semplicità e il minor costo rispetto ad altri “robot” simili, a fronte di una buona efficacia clinica: anche con un sistema semplificato è possibile aumentare equilibrio e movimenti migliorando le capacità funzionali globali di un soggetto e quindi la sua qualità della vita»

DISABILITA' – Dopo l'estate arriveranno anche i risultati della sperimentazione di un secondo strumento robotico per la riabilitazione messo a punto dai ricercatori toscani: si chiama MOTORE ed è un braccio robotico alimentato a batterie che comunica via wireless con il computer. Il braccio del paziente infila nel supporto, poi lo strumento può muoversi in qualsiasi direzione in uno spazio illimitato perché non ha collegamenti fissi ed è su ruote; piccolo e compatto, è facilmente trasportabile e può monitorare forza, velocità, accelerazione, posizione e orientamento dell'arto del paziente. I primi dati clinici dei test, condotti da Federico Posteraro su alcuni pazienti del Centro di Riabilitazione Auxilium Vitae di Volterra, sono attesi per l'autunno ma la strada sembra segnata: la riabilitazione del futuro passa dai robot, e lo dimostra anche il fatto che durante l'ultimo congresso dell'European Academy of Childhood Disability, che si è svolto presso l'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, un'intera sessione è stata dedicata alla neuroriabilitazione robotica dei bimbi disabili. A differenza degli adulti che devono recuperare un movimento, questi bambini devono imparare da zero, per la prima volta nella loro vita, a muoversi correttamente: i robot si stanno rivelando preziosi per assistere i medici in questo difficile compito, perché permettono strategie di trattamento innovative, un recupero maggiore delle funzioni lese e la compensazione dei limiti imposti dalle lesioni.

FONTE: Elena Meli (corriere.it)