giovedì 18 agosto 2011

Foto choc sui pacchetti di sigarette. Fanno breccia nei giovani


Premessa necessaria. Non fumo, non ho mai fumato e non credo mi verrà mai voglia di concedermi un vizio così dozzinale. E il fascino della sigaretta m’è sempre sfuggito, anche quello rituale. Il rito non ha nulla a che fare con la dipendenza, con il bisogno compulsivo, con la pupilla dilatata e lo sguardo da killer del fumatore che non trova una tabaccheria aperta. Il rito è qualcosa di mistico e prepotente, che sia la cerimonia del tè in un tempio zen di Osaka o l’indimenticabile trittico frittatona di cipolle/ birra ghiacciata/ rutto libero, di fantozziana memoria. Inoltre, possiedo una personalità sufficientemente borderline da riuscire a confondere il mio interlocutore anche senza sputargli fumo in faccia come un geyser islandese e l’uomo che pare uscito dalla sala macchine di un incrociatore russo non è esattamente il mio ideale maschile. Detto questo, la mia condizione di non fumatrice (tollerante) mi regala la lucidità necessaria per sostenere con forza che gli slogan vagamente apocalittici sui pacchetti di sigarette, hanno, soprattutto nei giovani, lo stesso effetto deterrente della scritta “Ho meno di 18 anni- esci da questo sito” sull’homepage di Youporn.

E negli Usa, quelli dalla Food and Drug administration devono pensarla più o meno come me, visto che hanno deciso di sostituire i soliti moniti, con delle foto shock sui pacchetti. Ma devono pensarla come me anche le cinque grandi aziende di tabacco americane che hanno appunto citato in giudizio la Fda con la seguente motivazione: «Il governo non può trasformare il pacchetto di sigarette in un minitabellone per la sua campagna contro il fumo». Come a dire: gli slogan ci fanno il solletico, ma le foto potrebbero funzionare (e noi potremmo vendere meno sigarette). Spero vivamente che la Fda vinca questa battaglia perché sono assolutamente convinta che gli effetti del fumo, vadano spiegati nella maniera più diretta e feroce possibile. Sono per l’immagine devastante del malato di cancro in fase terminale. Sono per le immagini ributtanti dei polmoni anneriti dal catrame. Sono per il primo piano osceno della dentatura marcia del fumatore incallito. Sono per l’istantanea impressionante della gola aggredita da un tumore violaceo e informe. Sono per la verità nuda e cruda. Perchè le due categorie umane che meno conoscono il concetto di «scarsa percezione del pericolo», sono i fumatori e i ragazzi molto giovani e ahimè, succede che spesso le due categorie coincidano. Immaginate l’alto potere deterrente della scritta «Il fumo fa male alla pelle» in una ragazzina di sedici anni che più che con la zampa di gallina è in lotta col brufolo sul mento. O la gran paura che deve suscitare il monito «Il fumo ostruisce le arterie» nel ragazzino di diciotto anni. A quell’età l’unica arteria ostruita che ti preoccupa è quella che ti porta al mare, a bordo del tuo scooter con la fidanzata appiccicata dietro.
E poi diciamolo. Che il messaggio di morte sia stampato sullo strumento di morte, è un’ambiguità che non s’è mai risolta. È come quando da Mc Donald’s, dopo averti riempito il vassoio di panini, salse e bibite contenenti il fabbisogno calorico di una squadra di rugby neozelandese nell’immediato dopo-partita, ti appoggiano sul Mc Bacon l’opuscolo sulla giusta alimentazione a base di frutta o verdura. E buon appetito. E’ come quando stai per infilarti nella capsula abbronzante al solarium e leggi sul muro il manifestino sul rischio che si corre a spararsi i raggi ultravioletti, dall’incartapecorimento precoce a qualche bel tumore alla pelle. E buona lampada. È come se una ventenne ucraina vagamente somigliante a Bar Rafaeli uscisse a cena con un tizio e si presentasse con la scritta in fronte: «Ti lascerà». Ecco, se la credibilità del mittente è dubbia, le parole possono suonare ipocrite. Gli anatemi poco credibili. Gli avvertimenti retorici. Ed è per questo che io tifo per la non retorica della foto shock. Per il polmone annerito. Per il malato terminale. Per la metastasi cruenta. Perché il filtro dell’ipocrisia e delle finte sensibilità è assai più puzzolente di quello delle sigarette.

FONTE: Selvaggia Lucarelli (libero-news.it)