giovedì 13 ottobre 2011

Gli indignati di 71 Paesi in piazza

Sabato la protesta in 791 città

«Popolo del mondo, in piazza il 15 ottobre per il cambiamento globale». Con questo slogan sabato si terranno manifestazioni in 791 città di 71 paesi in tutti i continenti e su internet si terrà anche una mega Assemblea globale virtuale. Milioni di persone mobilitate contemporaneamente per rivendicare «diritti e politiche sociali a sostegno dei giovani, dell’occupazione, del welfare». In Italia - sottolineano gli organizzatori - «sono in corso da giorni iniziative e mobilitazioni preparatorie rispetto all’appuntamento di sabato».

A Roma, sono una quarantina gli «irriducibili» rimasti a dormire sulla scalinata del Palazzo delle Esposizioni dopo la protesta di ieri trasformata in presidio permanente a pochi passi da Palazzo Koch. Dalla notte di venerdì diverse centinaia di bus partiranno da oltre 70 città per raggiungere la capitale, dove nel pomeriggio di sabato - a partire dalle 14 - si snoderà il grande corteo unitario con partenza a Piazza delle Repubblica e arrivo a piazza San Giovanni, dove saranno allestiti diversi «speak corner» riservati ai manifestanti. La Federazione della sinistra ha chiesto che la manifestazione sia coperta dalla diretta Rai: «Dopo che nel servizio pubblico per mesi ha avuto accesso solo il partito trasversale della Bce - ha spiegato Alfio Nicotra, responsabile movimenti di Rifondazione comunista - è giunto il momento di dare la parola a chi sotto la dittatura del mercato e degli speculatori non ci vuole più stare. È un appello che rivolgiamo non solo alla Rai ma a tutti i mezzi radiotv». «La libertà di manifestare per me è cosa sacra», ha premesso Daniele Capezzone, portavoce Pdl, ma «la sinistra politica farebbe bene a riflettere su quanto sta accadendo attorno ai cosiddetti ’indignatì. Chiunque giri per Roma già avverte una tensione altissima, che, da qui alla manifestazione di sabato, potrà solo crescere. Ed è chiaro a tutti che vi sono soggetti e nuclei irresponsabili che soffiano sul fuoco e cercano un incidente».
«Avendo fatto il ’68 - ha ammesso il sottosegretario agli Esteri, Alfredo Mantica - anche se non proprio dalla parte dei sessantottini, in fondo gli ’indignados’ mi stanno simpatici. Non so quale sarà il futuro di questo Paese ma di una cosa sono certo: i miei figli e i miei nipoti vivranno peggio di me e questa è una tragedia».

FONTE: lastampa.it