mercoledì 4 gennaio 2012

Stipendi parlamentari, Camera e Senato: dati falsati, stretta su viaggi e portaborse


Schifani: grave informare prima l'esecutivo. Ma Fini: dossier già a Montecitorio. La diaria degli onorevoli romani sarà ridotta


Pensavano di evitare il bagno di sangue dei tagli e dei sacrifici, dicendo che la commissione Giovannini avrebbe dimostrato che gli onorevoli italiani in realtà guadagnano meno dei colleghi europei. Ma così non è stato: i loro stipendi si sono rivelati quello che sono - alti - e allora agli inquilini di Camera e Senato tocca davvero tirare la cinghia, e sottoporsi alla riduzione della busta paga e dei benefit. Anche se i tentativi per addolcire la pillola continueranno fino alla fine, in parallelo con i mugugni e con certe scelte già prese. Come quella - da parte del Senato - di una riduzione complessiva dei propri costi pari a 120 milioni di euro nel triennio 2011-2014.

La prossima settimana il collegio dei questori dei due rami del Parlamento porterà un documento unitario agli uffici di presidenza e subito dopo scatteranno i tagli. Il pacchetto è così composto. Sparisce una delle voci dello stipendio dei parlamentari: quella relativa ai portaborse, che finora sono stati pagati - o s’è finto di pagarli - dal singolo politico. In cifre: meno 3690 euro per ogni deputato e meno 4180 euro per ogni senatore. Una sforbiciata netta, e gli assistenti parlamentari saranno direttamente retribuiti da Camera e Senato, così come avviene nel resto d’Europa. Spariscono poi i viaggi gratis e senza limiti. I voli nazionali saranno pagati dal Parlamento, dietro presentazione di ricevuta e di motivazione della trasferta: così l’abuso sarà impossibile o comunque limitato. Il metodo sarà quello di far attingere il politico, per i suoi spostamenti, al plafond messo a disposizione di ciascun gruppo parlamentare. Per i voli internazionali, anche quelli relativi a missioni, sarà il deputato a pagarseli di tasca propria. Così, Montecitorio pensa di risparmiare un milione di euro nel 2012. I parlamentari che sono anche leader di partito non avranno però restrizioni per i viaggi. Si potrebbe poi ridurre, ma è ancora un’ipotesi, la diaria - in cui rientrano anche le spese di sostentamento e che ammonta a 3.500 euro - per i parlamentari che vivono a Roma. Per le spese di segreteria nelle città dove si è stati eletti, verrà introdotto il meccanismo in uso ad esempio in Francia: che è quello della documentazione delle spese effettivamente sostenute (si calcola un risparmio di circa mille euro a parlamentare).

Questo sarà da febbraio, se non intervengono insormontabili resistenze corporative, il nuovo regime nel Palazzo. Sacrifici troppo blandi? Si potrebbe fare di più? Il sentimento sia di Fini sia di Schifani è quello di fare il giusto, «con cautela e con responsabilità», come dice il presidente del Senato, il quale ha inviato la relazione Giovannini a tutti i capigruppo per arrivare al «massimo della democraticità delle scelte». Schifani lamenta: «Grave che il rapporto Giovannini è arrivato prima al governo». Fini sostiene che «è già a Montecitorio» e nota: «L’indennità dei nostri parlamentari è inferiore a quella in vigore in altri Paesi europei». In tutto, si sostiene, i parlamentari arrivano a guadagnare 5 mila euro netti. In entrambi i presidenti, poi, c’è la piena assunzione di responsabilità ma anche l’orgoglio di non voler sottostare a certe esagerazioni della retorica anti-casta.

FONTE: Mario Ajello (ilmessaggero.it)