martedì 14 febbraio 2012

Così si affronta il gelo siberiano. Quello vero


Orecchie e naso sempre coperti, grasso spalmato sul volto, stivaloni di feltro e auto tenute accese anche di notte

A Khatanga, un porto sull’Oceano Artico, nessuno si sognerebbe di tirare giù i paraorecchie del colbacco quando il freddo non raggiunge i meno 20: sarebbe da sfigati. E in questi giorni, con «appena» otto gradi sotto zero (al posto dei soliti 30), ci sono veri muzhik russi che non portano nemmeno il cappotto. Il fatto è che sulla costa settentrionale della Siberia, quella che affaccia proprio sull’Artico, arrivano i venti caldi dell’Atlantico e il freddo si sposta a sud e a est.

GRASSO SUL VOLTO - In Europa arriva la coda mentre il grande gelo colpisce la Siberia centrale e quella Orientale, con le temperature più basse del globo. Meno 48 in Yakuzia e addirittura 50 sotto zero nella provincia di Khabarovsk. Non sono i -72 che si registrarono nel 1926, ma è comunque un bel freddo, perfino per gli standard locali. E richiede precauzioni. All’aperto non si resiste per molto, anche se si è ben coperti. Oltre alle mani e ai piedi, i punti del corpo più esposti, dicono i medici, sono il naso e la parte alta delle orecchie (che va sempre tenuta sotto il colbacco) dove il sangue circola con più difficoltà e c’è meno sensibilità. Non ci si accorge di nulla ma iniziano subito a comparire macchie bianche che presto porteranno al congelamento. Bisogna subito strofinare il naso o le orecchie e andare al caldo, se possibile. Per prudenza, quando si va sotto i meno 20 ci si spalma la faccia di grasso prima di uscire. In Siberia usano quello di renna o di foca. Altrimenti va bene anche l’olio di visone. La traduzione europea è: usare creme molto viscose.

CELLULARE OFF LIMITS - Cala sensibilmente il numero delle conversazioni al cellulare (che va tenuto ben sotto i vestiti e non nella tasca esterna del cappotto altrimenti si scarica subito) perché togliersi i guanti per rispondere è un vero problema. In più gli apparecchi di lusso, con parti in oro o platino, sono pericolosi: col gelo le dita si attaccano al metallo (soprattutto se ci si è appena bagnati le mani). Attenti ai bancomat, spesso si bloccano. In Russia (guarda caso!) registrano la transazione ma non aprono la finestrella dalla quale dovrebbero uscire le banconote.

LO SPUTO CHE GHIACCIA - Lo scrittore Varlam Shalamov (si fece 17 anni nell’Arcipelago Gulag) spiega come facevano i prigionieri a capire quanto freddo faceva senza avere il termometro. «Se c’è nebbia gelata, fuori fa quaranta sotto zero; se l'aria esce dalla bocca facendo rumore ma si riesce comunque a respirare senza difficoltà, ci sono 45 gradi; se la respirazione è rumorosa e provoca affanno, sono cinquanta. Al di sotto dei 55 lo sputo si gela in volo». La norma stabiliva che con -55 i reclusi non andavano al lavoro e così al mattino tutti si mettevano a sputare per essere certi di non venire imbrogliati dai guardiani.

FALO' SOTTO LE AUTO - In alcune città, come Vorkutà dove si estrae il carbone, quando c’è tormenta vengono stesi dei cavi tra i palazzi, per consentire alla gente di muoversi senza finire chissà dove. Fuori città ci si muove solo in convoglio: usare una macchina sola sarebbe troppo pericoloso in caso di guasto. Una volta per far partire le vecchie Uaz si accendeva un fuoco sotto la coppa dell’olio (lo facevano anche i tedeschi con i panzer nell’inverno del 1942), ma oggi nessuno rischierebbe tanto con un’auto occidentale. Il problema è che il liquido del motore resiste solo fino a -35. Allora, quando fa veramente freddo, si lascia il veicolo acceso tutta la notte. Quando ci si muove, si cammina pianissimo perché comunque sui vetri si forma ghiaccio e il sistema di riscaldamento perde molta della sua efficacia.

STIVALONI DI FELTRO - I vecchi consigliano di vestirsi a strati perché così l’aria aiuta a migliorare l’isolamento; come guanti si usano quelli a manopola, con le dita unite. E sono tornati di moda i valenki, vecchi stivaloni di feltro che durante la guerra hanno salvato i piedi a milioni di soldati. In ogni caso mai abiti o scarpe strette. Se la circolazione rallenta, il rischio di congelamento aumenta enormemente.

SQUADRE SALVA-UBRIACHI - A Mosca sono al lavoro le squadre volanti del Comune che girano di notte a caccia di ubriachi. Con il freddo la gente pensa di scaldarsi con un sorso di vodka, ma l’alcool peggiora le cose perché dilata i vasi sanguigni e fa aumentare lo scambio termico. Un sorso dopo l’altro, gli ubriachi cadono a terra nella neve. Se qualcuno non li tira su entro 20 minuti, sono morti.

FONTE: Fabrizio Dragosei (corriere.it)