giovedì 26 aprile 2012

Il dosso produce energia. Il traffico diventa risorsa


(Nella foto: un comune dosso artificiale)

Trasformare un problema come il traffico automobilistico, in una risorsa capace di produrre energia elettrica pulita e ridurre le emissioni di Co2. Il progetto che ha reso possibile questo "miracolo" si chiama «Lybra» ed è un particolare dosso rallentatore stradale brevettato da UP (Underground Power», azienda nata grazie all'ultima edizione del «Premio D2T Start Cup» di Trentino Sviluppo. 

L'innovativo sistema è stato presentato ieri dal suo ideatore, l'ingegner Andrea Pirisi, al Polo tecnologico di Rovereto, dove un prototipo di «Lybra» ha illuminato una bandiera tricolore nell'ambito delle iniziative per «M'illumino di meno», la Giornata del risparmio energetico promossa dal programma «Caterpillar» di Rai Radio 2, che quest'anno lega l'evento alle celebrazioni dei 150 anni dell'unità d'Italia. 

A introdurre la presentazione del progetto, Patrizia Ballardini, consigliere delegato di Trentino Sviluppo, che ha annunciato come il Bic di Rovereto e quello di Trento saranno i primi a utilizzare la nuova tecnologia, mentre la UP srl baserà proprio al Polo tecnologico di Rovereto la propria sede legale. «L'idea di recuperare l'energia cinetica che un veicolo disperde in frenata, ci è venuta al bar - racconta divertito Andrea Pirisi, 32 anni laureato a pieni voti in ingegneria elettrica al Politecnico di Milano - al termine di una prima sperimentazione condotta due anni fa sulle onde marine. I risultati erano stati inferiori alla nostre aspettative e così abbiamo pensato: perché non trasferire il principio del recupero cinetico sulla terraferma?». 

È nato così il progetto Lybra, che trasforma un dosso rallentatore in una sorta di centrale elettrica in grado di accumulare gli impulsi provocati dal passaggio delle auto e trasferirli con continuità alla rete nazionale, oppure a impianti mirati come quelli di illuminazione stradale. Il «dosso» è dotato di una pedana mobile che si abbassa al transito del veicolo provocando l'impulso elettrico. La pedana ha un'altezza di 10 centimetri e può essere interrata per metterla a filo con il manto stradale. Sopra viene applicata una copertura (colorata in giallo e nero) in gomma riciclata da pneumatici. Questo garantisce isolazione e impermeabilità al sistema elettrico sottostante, ma anche aderenza ai pneumatici del veicolo. Come esempio di applicazione è stato illustrato l'accesso a un casello autostradale, dove necessariamente i mezzi rallentano. 

La lunghezza del «dosso», che ha una pendenza minima, è di 10 metri raggiunta con moduli da un metro. Ma quale è la resa di «Lybra»? È stato calcolato che sistemando il dispositivo su un tratto di strada dove transitano mediamente 5.000 mezzi all'ora, si potrebbe fornire energia elettrica a 20 appartamenti per un anno. Con un passaggio di circa 2 mila automezzi (il traffico di una strada urbana di media grandezza) si possono ottenere 20 kWh al giorno, energia corrispondente alla produzione annua di 50 metri quadri di pannelli fotovoltaici, e sufficiente a soddisfare il fabbisogno energetico di tre famiglie. La carta vincente del sistema è la sua semplicità, perché tutto è contenuto nella pedana. Altri progetti concorrenti prevedono, ad esempio, dei pistoni idraulici sotto la "bilancia", che spingono un liquido per far girare turbine da posizionare in apposite costruzioni.

FONTE: ladige.it