lunedì 21 maggio 2012

Bari, ecco i primi fotogrammi dell’uomo che aziona il telecomando


Identikit dello stragista: 50enne, giacca blu e pantaloni chiari


Giacca blu, camicia bianca aperta, senza cravatta, pantaloni beige. Capelli pettinati all’indietro, bianchi incipienti. E la mano destra nella tasca della giacca, quella sinistra come se premesse sull’altra. È uno dei fotogrammi che immortala alle 7,38 di sabato 19 maggio del 2012, il presunto attentatore. L’ esecutore materiale dell’attentato davanti alla scuola professionale «Francesca MorvilloFalcone». La telecamera del chiosco che si trova di fronte la scuola, dall’altra parte dello slargo, sul marciapiede che costeggia le mura giallastre di un edificio, ha ripreso il passaggio dello stragista che pigia le dita sul telecomando del «volumetrico», cioè del sensore che attiva l’innesco dell’ordigno al passaggio di persone.

Sono le 7,38, perché è questo l’orario impresso nella registrazione della telecamera del Tribunale, che sta dietro l’edificio scolastico e dal quale si vede alzarsi una colonna di fumo. Pochi attimi prima, all’angolo della via principale, si è fermato il bus con gli studenti di Mesagne. Evidentemente lo stragista si trovava anche lui all’angolo della strada, in attesa di un bus. Quindi si incammina a passo veloce e, giunto tra il chiosco di panini e la parete dell’edificio, pigia il telecomando. Si ripara dietro il chiosco per evitare frammenti e onda urto. Se dietro, accanto, o avanti a lui ci fosse un complice non è dato sapere. Le immagini immortalano solo il cinquantenne. E, dunque, tutto il resto è solo ipotesi, solo una tesi prevalente che non esclude le altre. Questo fino al primo pomeriggio di una domenica estiva, quando le immagini che sono state rese più nitide da procedimenti tecnici non avevano portato ancora a una precisa identificazione. Insomma, ancora ieri pomeriggio era una foto in cerca di autore. Nella conferenza stampa in Procura, il dottor Marco Dinapoli, procuratore di Brindisi, accompagnato dal pm Milto De Nozza, ha aggiunto alcuni particolari sulla dinamica della strage. Intanto va detto che probabilmente vi sono anche le immagini dell’altra telecamera del chiosco, piazzata dal lato opposto alla prima, sempre sopra la saracinesca e sotto il tendone antipioggia che si stende meccanicamente. Telecamere piazzate come se fossero sul cornicione di un edificio. «I due cassonetti dei rifiuti sono sempre stati là, dove si trovavano al momento dell’esplosione. Quello che conteneva le tre bombole di gas collegate, invece, è stato portato davanti al cancello di ingresso del plesso scolastico di notte, dall’attentatore».

Questo almeno stando alle dichiarazioni di una testimone che dice di aver visto una persona intorno alle due di notte posizionare quel cassonetto. Sembra anche, però, che la donna non abbia riconosciuto l’uomo che la telecamera del chiosco ritrae mentre fa esplodere l’ordigno. E allora, se non è lui, chi è? Un complice? Il procuratore Dinapoli, in realtà, in conferenza stampa ha parlato di una persona «in guerra con tutto il mondo», escludendo la matrice mafiosa e in parte anche quella terroristica (nel senso di organizzazione terroristica). Sottotraccia si legge una polemica tra lui e il procuratore distrettuale antimafia di Lecce, Cataldo Motta. Dinapoli procede per strage, senza la finalità terroristica, e dunque di competenza sua. Motta è convinto che allo stato attuale non si possa escludere nessuna ipotesi. Il procuratore di Brindisi si è soffermato sul cassonetto di plastica (azzurro), alto fino al torace di una persona e stretto. Si può ipotizzare che due bombole fossero piazzate sotto, la terza sopra. E con l’innesco del volumetrico, un sensore che attiva l’esplosione nel momento del passaggio di persone. Va precisato che sono esplose tre bombole di gas, probabilmente di 15 chilogrammi l’una. Questo è lo scenario della strage. La sua ricostruzione materiale. Ne deriva, per esempio, che polizia e carabinieri stanno cercando di individuare i negozi dove l’attentatore potrebbe aver comprato le bombole e il cassonetto.

In conferenza stampa, Dinapoli ha poi risposto a una valanga di domande. Con tutta l’enfasi che si può immaginare in situazioni come queste, il procuratore ha sottolineato che neppure ventiquattr’ore dopo la strage, «si è aperto uno squarcio di luce». E ancora: «Ho detto che abbiamo fatto un passo importante ma siamo lontani dall’aver individuato il colpevole. Nessuno è stato iscritto nel registro degli indagati. È italiano o straniero? Le immagini, i suoi tratti somatici ci fanno pensare che sia un italiano. Potrebbe anche non essere di Brindisi e non posso escludere che in questo momento ci stia ascoltando». È un militare, un esperto di esplosivi? L'altra notte è stato interrogato a lungo un ex militare che, però, ha dimostrato di avere un alibi, trovandosi nell'ora della strage a Bari. «È uno che conosce l’elettronica. Io non avrei saputo costruire un innesco collegato alle bombole del gas. Escludo anche che si tratti di un ragazzino che ha consultato Internet. Gli artificieri mi dicono che una certa conoscenza elettronica è comunque necessaria». Ma perché questo sconosciuto in guerra contro tutti ha violato un bene sacro a tutti, la scuola? Perché ha infierito contro giovani e innocenti vittime? «Non si capisce il movente della strage - ammette il procuratore - dobbiamo solo prendere il suo autore per capirlo».

FONTE: Guido Ruotolo (lastampa.it)