sabato 21 luglio 2012

Scommessa tedesca sull'auto a idrogeno


La Germania ha stanziato 40 milioni per una rete di 50 distributori per auto

Il ministero dei Trasporti tedesco ha appena stanziato 40 milioni di euro per realizzare entro il 2015 una rete di 50 distributori di idrogeno per il rifornimento dei veicoli. Il piano ne prevede 500 entro il 2020. È il primo Paese in Europa che punta deciso alla sostituzione del petrolio nei mezzi mobili impiegando motori elettrici alimentati da celle a combustibile. L'operazione tedesca il cui secondo scopo è ridurre a zero l'inquinamento relativo, è condivisa da varie aziende tra cui la Daimler e il 2015 è la data indicata perché per allora si prevede la produzione e la commercializzazione su larga scala di vetture a idrogeno. Quindi servono i distributori.
IDROGENO - Ma questo è solo uno dei fronti sui quali Berlino conduce la battaglia dell'idrogeno, per vincerla e dominarla nel mercato. Infatti è il primo Paese dell'Unione negli investimenti di ricerca in questo campo, raggiungendo i 50 milioni di euro l'anno. Segue la Francia con 40 milioni. «L'Italia - precisava Angelo Moreno, responsabile del settore in Enea al recente Festival dell'energia di Perugia - si attestava fino a ieri intorno a 20 milioni. Ma ora si sta riducendo; anzi si sta tagliando e chiudendo. A livello industriale società che erano impegnate come Ansaldo e Centro Ricerche Fiat smantellano gli impianti e gli specialisti se ne vanno talvolta creando piccole aziende».
ITALIA - Eppure la realtà nazionale non sarebbe così negativa. A partire dagli anni Ottanta nella ricerca c'era un notevole impegno, calato poi drasticamente nel tempo. «Ma non del tutto le attività», sottolinea Moreno, «perché sopravvivono varie iniziative locali e regionali. Il difetto è che risultano separate e disperse, non fanno sistema, e così non riusciamo ad essere competitivi in Europa». Un esempio positivo: la società Genport di Milano, spin-off del Politecnico, ha presentato al convegno Fast dedicato al bando energia europeo approvato il 10 luglio, una piccola cella combustibile che fornisce all'esercito americano per attività mobili. In Italia la ricerca viene svolta soprattutto tra l'Enea, il Cnr, l'Rse e l'Enel oltre ad alcune università. Ora il centro CReSV dell'Università Bocconi assieme all'associazione italiana per idrogeno e celle a combustibile che riunisce aziende e centri di studio, sta effettuando un censimento di tutti i protagonisti per favorire la nascita di una rete più efficace.
TRASPORTO - Il trasporto è uno dei primi settori su cui si punta perché si vorrebbe sfruttare l'idrogeno ricavato, ad esempio, da biomasse utilizzando l'energia prodotta da fonti alternative come solare ed eolico le cui eccedenze vanno disperse. Così si potrebbe immagazzinare idrogeno da destinare, appunto, all'autotrazione. Ma ci sono anche altri impieghi che riguardano dalle abitazione alle industrie. «L'Unione europea sta finanziando con 940 milioni di euro numerosi progetti di ricerca», notava a Perugia il suo direttore Bert De Colvenaer. «I Paesi che più ne usufruiscono sono Germania e Gran Bretagna. L'Italia dal 2009 continua a diminuire la sua presenza». Eppure sarebbe una preziosa opportunità da non perdere.
Giovanni Caprara (corriere.it)